“Non lo sposerete”
Erano le cinque del pomeriggio, quando Mary giunse alla dimora dei Lankaster.
Quella che si presentò ai suoi occhi, fu un’enorme abitazione di recentissima realizzazione; difatti non erano passati neppure quindici anni da quando erano stati messi a punto i lavori. Durante il regno d’Elisabetta I, si era diffusa l’abitudine di ristrutturare o addirittura ricostruire di sana pianta, case sempre più imponenti, spesso con tre fronti come quella dei Lankaster, anche se questa era composta di due fronti nuovi e uno costruito dai precedenti conti di Northon.
All’antica casa, cui ne rimaneva solo una parte che era stata conglobata
in un fronte laterale, erano stati aggiunti altri due fronti, uno centrale grandissimo che comprendeva un enorme atrio, due sale da pranzo tre salotti e un’enorme sala da ballo, e uno laterale, che comprendeva al piano sottostante, una grandissima biblioteca, lo studio e una piccola galleria d’arte, in cui erano esposti numerosissimi dipinti e ritratti di famiglia, mentre ai piani superiori si trovavano le camere da letto destinate ai membri della famiglia. Quelle per gli ospiti invece erano disposte nella parte superiore del fronte centrale e laterale della parte antica della casa.
La servitù e le cucine, erano sistemate nei piani inferiori dell’ala della casa più antica e intricata.
Mary si sentì subito a disaggio di fronte a quell’enorme residenza, e tutti i dubbi che l’avevano assalita sin dal giorno in cui il visconte le aveva fatto la proposta di matrimonio, ritornarono ad assalirla.
Mentre suo fratello Michael l’aiutava a scendere dalla carrozza e le rivolgeva uno sguardo d’incoraggiamento di fronte alla sua palese esitazione, il grande portone dell’ingresso si aprì e il conte, con a fianco il maggiordomo, si apprestò a dare accoglienza ai nuovi arrivati.
Subito, dietro Mary saltò giù dalla carrozza il piccolo Anthony, fra le esclamazioni di stupore dell’imperturbabile Dickinson e del conte che si affrettò a scendere la scalinata per salutare gli ospiti.
_ Signori, sono lieto di darvi il benvenuto nella mia casa. Vi porgo i saluti anche a nome di mio figlio ,il visconte di Dewey, che è stato trattenuto a Londra da importanti impegni, ma sono sicuro ci raggiungerà entro domani. _Li salutò il conte con fare deferente.
_Vi ringraziamo, milord, della calorosa accoglienza e della gentile ospitalità. Permettetemi di presentarmi: io sono il barone di Leicester, lei è mia sorella Mary e quest’ometto è mio nipote Anthony. _Disse Michael, mettendogli di fronte il nipotino.
Il conte stentava a credere ai suoi occhi. Chiunque, avrebbe giurato che quel bambino era il ritratto di Khristian. Gli occhi gli s’inumidirono davanti a quel viso grazioso, allo sguardo fiero e smeraldino del piccolo.
_Sono felice di fare la vostra conoscenza signori, spero vi possiate sentire come a casa.
_Milord sono onorata di essere qui, sono sicura che ci troveremo bene. _ Poi rivolgendosi al bambino gli suggerì di salutare il nonno._ Su Anthony dì buona sera.
_Buona sera, signore. _ Salutò il piccolo, imitando l’ossequiosità degli adulti.
_Benvenuto anche a te giovanotto. _ Rispose il conte arruffandogli i capelli.
Entrati in casa furono serviti tè e pasticcini, poi gli ospiti si recarono nelle stanze che erano state loro preparate, per riposare e rinfrescarsi prima di cena.
Quella sera, il conte intrattenne i propri ospiti amabilmente, discorrendo di vari argomenti e non toccando mai questioni che potevano in qualche modo, appesantire la conversazione o suscitare imbarazzo.
Alla fine della cena Mary preferì ritirarsi, lasciando i due uomini a discutere, e il conte invitò il barone nello studio per offrirgli un bicchierino del suo ottimo whisky.
_Vi confesso, che fino a questa sera, io non sapevo chi in realtà fosse il padre d’Anthony. Mary ha sempre taciuto la sua identità; lo ha sempre protetto da ogni possibile scandalo.
_Scusate se mi permetto, ma posso assicurarvi che vostra sorella ha commesso un grandissimo errore nascondendo l’identità del padre di suo figlio. Se solo avesse confessato il suo nome trascinandolo nel fango, come si meritava,mio figlio sarebbe ritornato immediatamente e l’avrebbe sposata. Forse adesso sarebbe qui e non seppellito in mare, in qualche punto imprecisato della Manica, e vostra sorella non avrebbe subito tutto quello che le è capitato.
_Non sono mai riuscito a convincerla a rivelarmi quel nome, nonostante sia stato l’unico sostegno per lei; mio padre la diseredò lasciandole solo i vestiti che aveva indosso. Io mi sono preso cura di lei fino ad oggi, e nonostante il gesto di vostro figlio mi abbia stupito, ne sono davvero felice.
_Voi sapete se Mary ha intenzione di sposarlo? _ Indagò il conte.
_Sinceramente glielo auguro. Non n’è molto convinta e mi ha confessato, e scusate se mi permetto di fare quest’affermazione, che il visconte vostro figlio, l’inquieta e forse le fa un po’ paura.
_E perché mai?_ Domandò il conte incuriosito.
_Lo ignoro. Non sono riuscito a farle dire altro ._Confessò Michael.
_Se permettete, domani stesso, vorrei parlare in privato con lei. _Chiese il conte.
_Certamente. Non appena mi sarà possibile glielo riferirò io stesso. _Concordò il barone.
Il giorno successivo, mentre il conte Tomas si accingeva ad inviare a Khristian la missiva in cui lo avvertiva dell’arrivo degli ospiti a Northon House, Mary bussò alla porta dello studio.
_Avanti . _Invitò il conte.
Mary entrò.
_Prego signora, accomodatevi. _La invitò il conte, indicando la poltrona al di là della scrivania, dietro la quale egli era seduto.
_Buon giorno milord. Mio fratello mi ha avvisato che desideravate parlarmi.
_Sì, signora. Ho chiesto a vostro fratello di potervi parlare, perché è necessario che voi veniate a conoscenza di determinate questioni. Vedete, Khristian non c’è poiché non l’ho avvisato per tempo, dato che con lui qui mi sarebbe stato difficile, se non impossibile, parlare con voi. Credo, siate a conoscenza del motivo che ha spinto mio figlio a proporvi il matrimonio.
Mary assentì col capo.
_Bene. Voglio essere del tutto sincero con voi. Non desidero che mio figlio vi sposi e non per i motivi che voi potrete immaginare, ma semplicemente perché vi renderebbe la vita un inferno. Vi renderete conto che sposare una donna perché c’è stato imposto da una persona morente è una motivazione priva di senso ed è una base alquanto cedevole per un matrimonio, tanto più che mio figlio si era già impegnato con un’altra donna con la quale, al suo ritorno, si sarebbe dovuto sposare. Il punto signora è che anche se questa relazione ufficialmente non esiste in realtà continua, sia pur segretamente. Non potreste mai essere felici, perché lui sarà sempre legato ad un’altra.
_Milord quello che mi avete appena detto, mi ha turbato. Non capisco perchè essendo promesso ad un’altra, vostro figlio sia venuto in Scozia ad interrompere la pace della mia esistenza, ma voglio il meglio per mio figlio e non posso permettermi di rifiutare la sua proposta. Sono abituata alle umiliazioni. Una in più non farà la differenza.
_Vi consiglio signora di non dare a mio figlio una risposta affermativa, in modo definitivo. Ve ne pentireste, io non permetterò mai questo matrimonio; non gli consentirò di rovinarsi la vita. _Affermò con fredda determinazione. _Non prendetela come un affronto personale o come una minaccia, io non ho nulla contro di voi. Se mio figlio vi amasse, sareste la benvenuta. Ma Khristian non vi ama e finirà con l’odiare se stesso e voi, quando sopiti i rancori e il dolore per la perdita dei suoi fratelli, si renderà conto che non era giusto sacrificare la sua vita e il suo amore sull’altare dell’onore, se poi d’onore si tratta, perché sinceramente io penso sia piuttosto senso di colpa per non essere riuscito a salvare suo fratello.
_Ma io non posso perdere l’opportunità di dare a mio figlio la rispettabilità del nome che è suo di diritto.
_Sposando Khristian non sarà ugualmente un figlio legittimo. Non può permettersi di sottrarre il titolo al suo erede legittimo, per il figlio di suo fratello, salvo che, pur sposandovi, sia intenzionato a non condividere il vostro letto per evitare di generare dei figli. _ Insinuò il conte.
Mary avvampò a quell’allusione. Non si era mai sentita così umiliata. Sapere che suo marito non avrebbe diviso mai il suo letto era mortificante. Non che aspirasse a dividere il letto di Khristian, era angosciante il solo pensiero, ma la cosa le faceva male lo stesso.
_Io non desidero sposare vostro figlio più di quanto voi desiderate che lo faccia, ma non ho altra scelta.
_Accettate la sua proposta, ma preparatevi a non sposarlo. Vi posso solo garantire che, riavrete ugualmente un’ottima reputazione e la vostra libertà. _Disse con fare misterioso.
_Ma com’è possibile? _Domandò Mary, sempre più confusa.
_Non fate domande. Fidatevi e basta. Ve lo prometto in nome dell’amore che nutro per i miei figli, signora, voi farete parte di questa famiglia, ma non permetterò che siate la moglie di Khristian.
Mary sembrò molto turbata a quest’uscita, e il conte si affrettò a fugare i suoi dubbi.
_ Non intendo proporvi il matrimonio, se questo è quello che avete appena pensato. _ Chiarì il conte.
_ Vi chiedo scusa, ma non riesco proprio a capire i vostri discorsi.
_Non importa che capiate o no. Limitatevi a non sposare mio figlio._ Disse lapidario il conte.
_Va bene. Devo per forza fidarmi di voi. _ Convenne. _Mi auguro soltanto che mio figlio non abbia a soffrirne.
_Non farei mai qualcosa che potesse anche lontanamente danneggiarlo. E’ l’unico ricordo che ho di mio figlio Josh, state tranquilla. _La rassicurò.
_Sinceramente non capisco, ma devo arrendermi alla vostra volontà.
_Quando gli eventi saranno maturi sarete la prima a capire. _Le assicurò l'uomo.
Quella che si presentò ai suoi occhi, fu un’enorme abitazione di recentissima realizzazione; difatti non erano passati neppure quindici anni da quando erano stati messi a punto i lavori. Durante il regno d’Elisabetta I, si era diffusa l’abitudine di ristrutturare o addirittura ricostruire di sana pianta, case sempre più imponenti, spesso con tre fronti come quella dei Lankaster, anche se questa era composta di due fronti nuovi e uno costruito dai precedenti conti di Northon.
All’antica casa, cui ne rimaneva solo una parte che era stata conglobata
in un fronte laterale, erano stati aggiunti altri due fronti, uno centrale grandissimo che comprendeva un enorme atrio, due sale da pranzo tre salotti e un’enorme sala da ballo, e uno laterale, che comprendeva al piano sottostante, una grandissima biblioteca, lo studio e una piccola galleria d’arte, in cui erano esposti numerosissimi dipinti e ritratti di famiglia, mentre ai piani superiori si trovavano le camere da letto destinate ai membri della famiglia. Quelle per gli ospiti invece erano disposte nella parte superiore del fronte centrale e laterale della parte antica della casa.La servitù e le cucine, erano sistemate nei piani inferiori dell’ala della casa più antica e intricata.
Mary si sentì subito a disaggio di fronte a quell’enorme residenza, e tutti i dubbi che l’avevano assalita sin dal giorno in cui il visconte le aveva fatto la proposta di matrimonio, ritornarono ad assalirla.
Mentre suo fratello Michael l’aiutava a scendere dalla carrozza e le rivolgeva uno sguardo d’incoraggiamento di fronte alla sua palese esitazione, il grande portone dell’ingresso si aprì e il conte, con a fianco il maggiordomo, si apprestò a dare accoglienza ai nuovi arrivati.
Subito, dietro Mary saltò giù dalla carrozza il piccolo Anthony, fra le esclamazioni di stupore dell’imperturbabile Dickinson e del conte che si affrettò a scendere la scalinata per salutare gli ospiti.
_ Signori, sono lieto di darvi il benvenuto nella mia casa. Vi porgo i saluti anche a nome di mio figlio ,il visconte di Dewey, che è stato trattenuto a Londra da importanti impegni, ma sono sicuro ci raggiungerà entro domani. _Li salutò il conte con fare deferente.
_Vi ringraziamo, milord, della calorosa accoglienza e della gentile ospitalità. Permettetemi di presentarmi: io sono il barone di Leicester, lei è mia sorella Mary e quest’ometto è mio nipote Anthony. _Disse Michael, mettendogli di fronte il nipotino.
Il conte stentava a credere ai suoi occhi. Chiunque, avrebbe giurato che quel bambino era il ritratto di Khristian. Gli occhi gli s’inumidirono davanti a quel viso grazioso, allo sguardo fiero e smeraldino del piccolo.
_Sono felice di fare la vostra conoscenza signori, spero vi possiate sentire come a casa.
_Milord sono onorata di essere qui, sono sicura che ci troveremo bene. _ Poi rivolgendosi al bambino gli suggerì di salutare il nonno._ Su Anthony dì buona sera.
_Buona sera, signore. _ Salutò il piccolo, imitando l’ossequiosità degli adulti.
_Benvenuto anche a te giovanotto. _ Rispose il conte arruffandogli i capelli.
Entrati in casa furono serviti tè e pasticcini, poi gli ospiti si recarono nelle stanze che erano state loro preparate, per riposare e rinfrescarsi prima di cena.
Quella sera, il conte intrattenne i propri ospiti amabilmente, discorrendo di vari argomenti e non toccando mai questioni che potevano in qualche modo, appesantire la conversazione o suscitare imbarazzo.

Alla fine della cena Mary preferì ritirarsi, lasciando i due uomini a discutere, e il conte invitò il barone nello studio per offrirgli un bicchierino del suo ottimo whisky.
_Vi confesso, che fino a questa sera, io non sapevo chi in realtà fosse il padre d’Anthony. Mary ha sempre taciuto la sua identità; lo ha sempre protetto da ogni possibile scandalo.
_Scusate se mi permetto, ma posso assicurarvi che vostra sorella ha commesso un grandissimo errore nascondendo l’identità del padre di suo figlio. Se solo avesse confessato il suo nome trascinandolo nel fango, come si meritava,mio figlio sarebbe ritornato immediatamente e l’avrebbe sposata. Forse adesso sarebbe qui e non seppellito in mare, in qualche punto imprecisato della Manica, e vostra sorella non avrebbe subito tutto quello che le è capitato.
_Non sono mai riuscito a convincerla a rivelarmi quel nome, nonostante sia stato l’unico sostegno per lei; mio padre la diseredò lasciandole solo i vestiti che aveva indosso. Io mi sono preso cura di lei fino ad oggi, e nonostante il gesto di vostro figlio mi abbia stupito, ne sono davvero felice.
_Voi sapete se Mary ha intenzione di sposarlo? _ Indagò il conte.
_Sinceramente glielo auguro. Non n’è molto convinta e mi ha confessato, e scusate se mi permetto di fare quest’affermazione, che il visconte vostro figlio, l’inquieta e forse le fa un po’ paura.
_E perché mai?_ Domandò il conte incuriosito.
_Lo ignoro. Non sono riuscito a farle dire altro ._Confessò Michael.
_Se permettete, domani stesso, vorrei parlare in privato con lei. _Chiese il conte.
_Certamente. Non appena mi sarà possibile glielo riferirò io stesso. _Concordò il barone.
Il giorno successivo, mentre il conte Tomas si accingeva ad inviare a Khristian la missiva in cui lo avvertiva dell’arrivo degli ospiti a Northon House, Mary bussò alla porta dello studio.
_Avanti . _Invitò il conte.
Mary entrò.
_Prego signora, accomodatevi. _La invitò il conte, indicando la poltrona al di là della scrivania, dietro la quale egli era seduto.
_Buon giorno milord. Mio fratello mi ha avvisato che desideravate parlarmi.
_Sì, signora. Ho chiesto a vostro fratello di potervi parlare, perché è necessario che voi veniate a conoscenza di determinate questioni. Vedete, Khristian non c’è poiché non l’ho avvisato per tempo, dato che con lui qui mi sarebbe stato difficile, se non impossibile, parlare con voi. Credo, siate a conoscenza del motivo che ha spinto mio figlio a proporvi il matrimonio.
Mary assentì col capo.
_Bene. Voglio essere del tutto sincero con voi. Non desidero che mio figlio vi sposi e non per i motivi che voi potrete immaginare, ma semplicemente perché vi renderebbe la vita un inferno. Vi renderete conto che sposare una donna perché c’è stato imposto da una persona morente è una motivazione priva di senso ed è una base alquanto cedevole per un matrimonio, tanto più che mio figlio si era già impegnato con un’altra donna con la quale, al suo ritorno, si sarebbe dovuto sposare. Il punto signora è che anche se questa relazione ufficialmente non esiste in realtà continua, sia pur segretamente. Non potreste mai essere felici, perché lui sarà sempre legato ad un’altra.
_Milord quello che mi avete appena detto, mi ha turbato. Non capisco perchè essendo promesso ad un’altra, vostro figlio sia venuto in Scozia ad interrompere la pace della mia esistenza, ma voglio il meglio per mio figlio e non posso permettermi di rifiutare la sua proposta. Sono abituata alle umiliazioni. Una in più non farà la differenza.
_Vi consiglio signora di non dare a mio figlio una risposta affermativa, in modo definitivo. Ve ne pentireste, io non permetterò mai questo matrimonio; non gli consentirò di rovinarsi la vita. _Affermò con fredda determinazione. _Non prendetela come un affronto personale o come una minaccia, io non ho nulla contro di voi. Se mio figlio vi amasse, sareste la benvenuta. Ma Khristian non vi ama e finirà con l’odiare se stesso e voi, quando sopiti i rancori e il dolore per la perdita dei suoi fratelli, si renderà conto che non era giusto sacrificare la sua vita e il suo amore sull’altare dell’onore, se poi d’onore si tratta, perché sinceramente io penso sia piuttosto senso di colpa per non essere riuscito a salvare suo fratello.
_Ma io non posso perdere l’opportunità di dare a mio figlio la rispettabilità del nome che è suo di diritto.
_Sposando Khristian non sarà ugualmente un figlio legittimo. Non può permettersi di sottrarre il titolo al suo erede legittimo, per il figlio di suo fratello, salvo che, pur sposandovi, sia intenzionato a non condividere il vostro letto per evitare di generare dei figli. _ Insinuò il conte.
Mary avvampò a quell’allusione. Non si era mai sentita così umiliata. Sapere che suo marito non avrebbe diviso mai il suo letto era mortificante. Non che aspirasse a dividere il letto di Khristian, era angosciante il solo pensiero, ma la cosa le faceva male lo stesso.
_Io non desidero sposare vostro figlio più di quanto voi desiderate che lo faccia, ma non ho altra scelta.
_Accettate la sua proposta, ma preparatevi a non sposarlo. Vi posso solo garantire che, riavrete ugualmente un’ottima reputazione e la vostra libertà. _Disse con fare misterioso.
_Ma com’è possibile? _Domandò Mary, sempre più confusa.
_Non fate domande. Fidatevi e basta. Ve lo prometto in nome dell’amore che nutro per i miei figli, signora, voi farete parte di questa famiglia, ma non permetterò che siate la moglie di Khristian.
Mary sembrò molto turbata a quest’uscita, e il conte si affrettò a fugare i suoi dubbi.
_ Non intendo proporvi il matrimonio, se questo è quello che avete appena pensato. _ Chiarì il conte.
_ Vi chiedo scusa, ma non riesco proprio a capire i vostri discorsi.
_Non importa che capiate o no. Limitatevi a non sposare mio figlio._ Disse lapidario il conte.
_Va bene. Devo per forza fidarmi di voi. _ Convenne. _Mi auguro soltanto che mio figlio non abbia a soffrirne.
_Non farei mai qualcosa che potesse anche lontanamente danneggiarlo. E’ l’unico ricordo che ho di mio figlio Josh, state tranquilla. _La rassicurò.
_Sinceramente non capisco, ma devo arrendermi alla vostra volontà.
_Quando gli eventi saranno maturi sarete la prima a capire. _Le assicurò l'uomo.
_Se è tutto, milord, vorrei raggiungere mio figlio._ Cercò congedo.
_Naturalmente signora. _Concesse.
Mary fece per andarsene ma, prima che aprisse la porta, il conte parlò nuovamente.
_Nessuno mai, dovrà essere messo a conoscenza di questa nostra conversazione. Meno che mai Khristian.
_Perdonatemi, ma chi è la donna di vostro figlio? _ Domandò presa dalla curiosità Mary.
_Vi assicuro che non avete bisogno di conoscere il suo nome. Saprete chi è non appena li vedrete insieme. L’aria intorno a loro diventerà infuocata. _ Assicurò.
Mary divenne molto pensierosa e con un saluto appena accennato si congedò.
Il conte rimasto solo, si congratulò con se stesso per l’opera di convincimento che aveva svolta con Mary. Certo più che convincimento l'aveva minacciata.
Sinceramente, non sapeva se l’aria intorno a Khristian e Diana sprizzasse scintille, ma sicuramente Mary non avrebbe gradito un marito da dividere con un’altra donna, anche se molti lo facevano.
Michael attese con impazienza che la sorella uscisse dallo studio in cui si era ritirata da quasi un’ora a discutere con il conte. Non riusciva ad immaginare di cosa potesse voler discutere con lei.
Non appena Mary si affacciò dalla porta, egli la raggiunse.
_Che c’è Mary? Mi sembri turbata.
_No Michael, sono solo stanca, vuoi venire con me? Vado da Anthony. L’ho affidato alla tata di Josh, mi ha assicurato che l’avrebbe portato nella nursery.
_Di cosa voleva parlarti il conte? _ Insistette Michael, poco convinto dato che la sorella sfoggiava un sorriso forzato.
Si capiva che, quello che il conte le aveva detto l’aveva resa nervosa.
_Oh, nulla in particolare. _Assicurò. _Voleva conoscermi meglio, dato che potrei diventare la futura contessa di Northon._ Mentì con cercando di avere un tono spensierato.
_Mary non prendermi in giro, voglio saperlo se qualcosa non va.
Mary si fermò e fissò suo fratello.
"Com’è dolce, non posso caricarlo anche di questo fardello" Pensò. "Gli ho dato sempre motivi per preoccuparsi. Almeno questa volta voglio evitarglielo".
_Sta’ tranquillo non c’è niente che non vada, sono solo un po’ preoccupata. Ritornare a Londra mi spaventa molto. _In fondo non era proprio una bugia.
Michael era sempre stato molto protettivo nei confronti della sorella, quasi paterno; nonostante fosse più giovane di un paio d’anni, era molto più maturo di lei. Era sempre stato molto riflessivo, sin da bambino, mentre la sorella era un maschiaccio impulsivo. Lei si lasciava travolgere dalle emozioni, lui invece, sembrava razionalizzare anche quelle.
Erano agli antipodi, due mondi diametralmente opposti; per questo andavano perfettamente d’accordo ed inoltre li legava un profondo affetto, l’uno compensava l’altra e viceversa.
Quando cinque anni prima lo scandalo aveva trascinato Mary nel fango, l’unico a non voltarle le spalle era stato lui, che si era messo contro di tutti pur di non abbandonare la sorella ad un destino tremendo.
Era stata diseredata, perciò non possedeva nulla e per giunta era incinta.
Michael le aveva comprato il villino della luna in Scozia, e gli cedeva mensilmente metà della propria rendita, perché potesse vivere serenamente e mantenere suo figlio.
Mary gli doveva molto. Gli doveva tutto.
_Non ti preoccupare. Anche se ti hanno mandata via in disgrazia, adesso tornerai come una regina. _La rassicurò.
_Speriamo sia come dici tu._ Terminò speranzosa. Sapeva che probabilmente non sarebbe mai stata la moglie di un conte, ma sperava di non coprire anche suo figlio di vergogna.
Michael l’abbracciò e la baciò sulla fronte, promettendo a se stesso che nessuno avrebbe guardato sua sorella dall’alto in basso, salvo che non si trattasse della regina in persona.
_Michael, io non voglio rivedere i nostri genitori. Se dovessi incontrarli, farò finta di non conoscerli. _Lo avvisò.
_Non preoccuparti di loro adesso. Pensa solo a te stessa e a tuo figlio. Se si presentasse l’occasione di incontrarli, agirai come ti suggerirà il cuore, anche se non ti consiglio di fare scenate. Cerca di tornare sulla cresta dell’onda passando quasi inosservata, meno si parlerà di te e meno ci sarà l’opportunità di farti calunniare.
_Sempre saggio il mio fratellino. Non preoccuparti, la mia condotta sarà irreprensibile. _Lo rassicurò.
_Naturalmente signora. _Concesse.
Mary fece per andarsene ma, prima che aprisse la porta, il conte parlò nuovamente.
_Nessuno mai, dovrà essere messo a conoscenza di questa nostra conversazione. Meno che mai Khristian.
_Perdonatemi, ma chi è la donna di vostro figlio? _ Domandò presa dalla curiosità Mary.
_Vi assicuro che non avete bisogno di conoscere il suo nome. Saprete chi è non appena li vedrete insieme. L’aria intorno a loro diventerà infuocata. _ Assicurò.
Mary divenne molto pensierosa e con un saluto appena accennato si congedò.
Il conte rimasto solo, si congratulò con se stesso per l’opera di convincimento che aveva svolta con Mary. Certo più che convincimento l'aveva minacciata.
Sinceramente, non sapeva se l’aria intorno a Khristian e Diana sprizzasse scintille, ma sicuramente Mary non avrebbe gradito un marito da dividere con un’altra donna, anche se molti lo facevano.
Michael attese con impazienza che la sorella uscisse dallo studio in cui si era ritirata da quasi un’ora a discutere con il conte. Non riusciva ad immaginare di cosa potesse voler discutere con lei.
Non appena Mary si affacciò dalla porta, egli la raggiunse.
_Che c’è Mary? Mi sembri turbata.
_No Michael, sono solo stanca, vuoi venire con me? Vado da Anthony. L’ho affidato alla tata di Josh, mi ha assicurato che l’avrebbe portato nella nursery.
_Di cosa voleva parlarti il conte? _ Insistette Michael, poco convinto dato che la sorella sfoggiava un sorriso forzato.
Si capiva che, quello che il conte le aveva detto l’aveva resa nervosa.
_Oh, nulla in particolare. _Assicurò. _Voleva conoscermi meglio, dato che potrei diventare la futura contessa di Northon._ Mentì con cercando di avere un tono spensierato.
_Mary non prendermi in giro, voglio saperlo se qualcosa non va.
Mary si fermò e fissò suo fratello.
"Com’è dolce, non posso caricarlo anche di questo fardello" Pensò. "Gli ho dato sempre motivi per preoccuparsi. Almeno questa volta voglio evitarglielo".
_Sta’ tranquillo non c’è niente che non vada, sono solo un po’ preoccupata. Ritornare a Londra mi spaventa molto. _In fondo non era proprio una bugia.
Michael era sempre stato molto protettivo nei confronti della sorella, quasi paterno; nonostante fosse più giovane di un paio d’anni, era molto più maturo di lei. Era sempre stato molto riflessivo, sin da bambino, mentre la sorella era un maschiaccio impulsivo. Lei si lasciava travolgere dalle emozioni, lui invece, sembrava razionalizzare anche quelle.
Erano agli antipodi, due mondi diametralmente opposti; per questo andavano perfettamente d’accordo ed inoltre li legava un profondo affetto, l’uno compensava l’altra e viceversa.
Quando cinque anni prima lo scandalo aveva trascinato Mary nel fango, l’unico a non voltarle le spalle era stato lui, che si era messo contro di tutti pur di non abbandonare la sorella ad un destino tremendo.
Era stata diseredata, perciò non possedeva nulla e per giunta era incinta.
Michael le aveva comprato il villino della luna in Scozia, e gli cedeva mensilmente metà della propria rendita, perché potesse vivere serenamente e mantenere suo figlio.
Mary gli doveva molto. Gli doveva tutto.
_Non ti preoccupare. Anche se ti hanno mandata via in disgrazia, adesso tornerai come una regina. _La rassicurò.
_Speriamo sia come dici tu._ Terminò speranzosa. Sapeva che probabilmente non sarebbe mai stata la moglie di un conte, ma sperava di non coprire anche suo figlio di vergogna.
Michael l’abbracciò e la baciò sulla fronte, promettendo a se stesso che nessuno avrebbe guardato sua sorella dall’alto in basso, salvo che non si trattasse della regina in persona.
_Michael, io non voglio rivedere i nostri genitori. Se dovessi incontrarli, farò finta di non conoscerli. _Lo avvisò.
_Non preoccuparti di loro adesso. Pensa solo a te stessa e a tuo figlio. Se si presentasse l’occasione di incontrarli, agirai come ti suggerirà il cuore, anche se non ti consiglio di fare scenate. Cerca di tornare sulla cresta dell’onda passando quasi inosservata, meno si parlerà di te e meno ci sarà l’opportunità di farti calunniare.
_Sempre saggio il mio fratellino. Non preoccuparti, la mia condotta sarà irreprensibile. _Lo rassicurò.
La risposta di Mary
Khristian arrivò a Northon House intorno alle cinque del pomeriggio.
Il suo umore era pessimo, ma era necessario riuscire a mascherarlo dietro una facciata di cortese gentilezza.
Avrebbe condotto Mary a Londra, subito, come gli era stato ordinato dalla regina, anche perché non avrebbe resistito un giorno di più lontano da Diana. Probabilmente sarebbero stati insieme per l’ultima volta, ma a Londra, come suo tutore, avrebbe potuto farle spesso visita.
Non era da lui un simile atteggiamento, si comportava come un’adolescente in preda ai primi spasimi d’amore.
Come avrebbe fatto a sposare Mary e a vivere con lei?
_Buona sera milord. Vostro padre e gli ospiti sono nel salottino della vostra signora madre. _Lo avvisò Dickinson.
_Buona sera Dick. Li raggiungerò non appena mi sarò dato una rinfrescata. Per favore, fa portare su dell’acqua. _Ordinò.
_Sarà subito fatto milord.
Khristian salì i gradini due per volta, per evitare di essere visto dai suoi ospiti.
Non desiderava parlarci più di quanto volesse essere lì in quel momento, ma purtroppo non poteva tirarsi indietro.
Si era ficcato in quel pasticcio con le sue stesse mani, e non ne sarebbe uscito tanto facilmente; probabilmente non ne sarebbe uscito affatto.
Quando gli portarono l’acqua ,si diede una rapida rinfrescata e si cambiò d’abito.
Avrebbe preferito indossare il suo vestito nero di quando era tornato dalla Scozia e aveva cercato Diana alla spiaggia, ma presentarsi in quella tenuta sarebbe stato a dir poco indecoroso. Avrebbe dovuto agghindarsi di tutto punto, malgrado detestasse abbigliarsi con trine e pizzi, e per lo stesso motivo rifuggiva dallo stare a corte.
Mezz’ora più tardi, d’umore più nero di quando era arrivato, raggiunse il padre e i suoi ospiti, mentre si accingevano a prendere il tè.
_Buona sera a voi signori. _ Salutò entrando nel salottino che era stato il preferito di sua madre.
Poi avvicinandosi a Mary, prese la mano che lei le tendeva e fece per sfiorarla, con un baciamano. _Sono felice di rivedervi Mary. Come state? Vi trovo in splendida forma. E vostro figlio? _Disse e senza attender risposta, si rivolse all’uomo che le stava seduto accanto, presentandosi._ Io sono il visconte . Voi, suppongo siate il fratello della signora.
_Sì lord Dewey, sono Michael Bishop, barone di Leicester. _Si presentò pronunciando il proprio nome per intero.
_Vi prego, non chiamatemi Dewey, detesto che mi ci si rivolga con il nome di una proprietà.
_Come preferite. _Assentì Michael.
Tra loro fu antipatia al primo sguardo.
Khristian si sedette accanto al padre dopo averlo salutato e una cameriera gli servì del tè. Mentre sorseggiava la dolceamara bevanda, di sottecchi si mise ad osservare Mary.
Gli sembrava che fosse cambiata. Sembrava più spaventata che in Scozia e arrossiva non appena si accorgeva che lui la stava guardando. Non sarebbe riuscito a stare più di un giorno con quella donna. Non la trovava per nulla interessante e l’eccessiva timidezza che sembrava avere lo irritava oltre misura.
Avrebbe dovuto parlarle al più presto in privato, doveva assolutamente sapere cosa aveva deciso in merito al loro matrimonio.
Non sopportava più quella spada di Damocle sopra la sua testa.
La conversazione si mantenne su toni neutri e Khristian si accorse che probabilmente Michael ricambiava la sua antipatia. Come avrebbe potuto vivere con quella gente? Si sentiva disperato, ma continuava ugualmente a mantenere viva la conversazione.
Michael, decise subito che Mary aveva ragione a temere il visconte. C’era qualcosa in lui, che dava l’idea d’essere di fronte ad un pericolo imminente.
Non che a lui suscitasse apprensione, ma vedere sua sorella di solito molto impetuosa e istintiva, divenire taciturna e timida di fronte a lui non era una cosa che gradiva.
Era chiara, per lo meno a lui, la ragione per la quale Mary non era attratta dalla prospettiva di sposarlo. Sicuramente lo trovava un bell’uomo, poiché era la realtà, ma il visconte aveva la capacità di mettere in soggezione le persone soltanto posando su di loro lo sguardo, benché si dimostrasse amabile e cordiale. Era troppo arrogante e selvaggio nell’aspetto. Mary aveva bisogno di tranquillità e dolcezza, qualità di cui Lankaster sembrava privo.
Il conte preferì non partecipare alla conversazione in prima persona, limitandosi a piccoli interventi e a risposte brevi e concise quando gli veniva posta una qualche domanda.
Preferiva guardare Khristian recitare la sua parte. Chi lo conosceva bene come lui, capiva subito che si trattava di una rappresentazione e sebbene conversasse con i suoi ospiti molto brillantemente, ad onor del vero, era chiaro che avesse la testa da tutta altra parte. Non avrebbe retto a lungo.
Khristian non resisteva più, doveva parlare subito con Mary, voleva sapere o sarebbe scoppiato.
Ad un certo punto, la conversazione cominciò a languire e Khristian n’approfittò per chiedere a Mary un colloquio privato.
_Vi chiedo di poter conversare privatamente, se vostro fratello non ha nulla in contrario. _Le chiese, notando che Michael s’irrigidiva impercettibilmente.
_Non credo che mio fratello possa aver nulla da ridire. _ Rispose, non lasciando il tempo a Michael di rispondere.
_ Col vostro permesso signori, desidero portare la signora a visitare la galleria con i dipinti e i ritratti di famiglia.
_Adesso? _ Esclamò agitata.
_Se preferite rimandare, non c’è alcun problema. _Concesse Khristian, notando il suo ingiustificato timore e benché preferisse chiudere subito la questione, accettò lo stesso di non parlarle subito. L’espressione intimorita di Mary l’infastidì oltremodo; non gli sembrava avesse fatto nulla per provocare in lei simili reazioni.
_No. Va bene anche adesso. _Acconsentì seppur a malincuore. _Vi dispiacerebbe se portassimo con noi Anthony? _Propose.
_ Assolutamente. Mi farebbe piacere rivedere vostro figlio. _Rispose con sincerità. Aveva davvero voglia di rivedere suo nipote, anche se sapeva che lei gli aveva fatto quella proposta per evitare di rimanere sola con lui
_Allora, vado a prenderlo e poi visiteremo la galleria.
_Come desiderate. Fate pure con comodo.
Il suo umore era pessimo, ma era necessario riuscire a mascherarlo dietro una facciata di cortese gentilezza.
Avrebbe condotto Mary a Londra, subito, come gli era stato ordinato dalla regina, anche perché non avrebbe resistito un giorno di più lontano da Diana. Probabilmente sarebbero stati insieme per l’ultima volta, ma a Londra, come suo tutore, avrebbe potuto farle spesso visita.
Non era da lui un simile atteggiamento, si comportava come un’adolescente in preda ai primi spasimi d’amore.
Come avrebbe fatto a sposare Mary e a vivere con lei?
_Buona sera milord. Vostro padre e gli ospiti sono nel salottino della vostra signora madre. _Lo avvisò Dickinson.
_Buona sera Dick. Li raggiungerò non appena mi sarò dato una rinfrescata. Per favore, fa portare su dell’acqua. _Ordinò.
_Sarà subito fatto milord.
Khristian salì i gradini due per volta, per evitare di essere visto dai suoi ospiti.
Non desiderava parlarci più di quanto volesse essere lì in quel momento, ma purtroppo non poteva tirarsi indietro.
Si era ficcato in quel pasticcio con le sue stesse mani, e non ne sarebbe uscito tanto facilmente; probabilmente non ne sarebbe uscito affatto.
Quando gli portarono l’acqua ,si diede una rapida rinfrescata e si cambiò d’abito.
Avrebbe preferito indossare il suo vestito nero di quando era tornato dalla Scozia e aveva cercato Diana alla spiaggia, ma presentarsi in quella tenuta sarebbe stato a dir poco indecoroso. Avrebbe dovuto agghindarsi di tutto punto, malgrado detestasse abbigliarsi con trine e pizzi, e per lo stesso motivo rifuggiva dallo stare a corte.
Mezz’ora più tardi, d’umore più nero di quando era arrivato, raggiunse il padre e i suoi ospiti, mentre si accingevano a prendere il tè.
_Buona sera a voi signori. _ Salutò entrando nel salottino che era stato il preferito di sua madre.
Poi avvicinandosi a Mary, prese la mano che lei le tendeva e fece per sfiorarla, con un baciamano. _Sono felice di rivedervi Mary. Come state? Vi trovo in splendida forma. E vostro figlio? _Disse e senza attender risposta, si rivolse all’uomo che le stava seduto accanto, presentandosi._ Io sono il visconte . Voi, suppongo siate il fratello della signora.
_Sì lord Dewey, sono Michael Bishop, barone di Leicester. _Si presentò pronunciando il proprio nome per intero.
_Vi prego, non chiamatemi Dewey, detesto che mi ci si rivolga con il nome di una proprietà.
_Come preferite. _Assentì Michael.
Tra loro fu antipatia al primo sguardo.
Khristian si sedette accanto al padre dopo averlo salutato e una cameriera gli servì del tè. Mentre sorseggiava la dolceamara bevanda, di sottecchi si mise ad osservare Mary.
Gli sembrava che fosse cambiata. Sembrava più spaventata che in Scozia e arrossiva non appena si accorgeva che lui la stava guardando. Non sarebbe riuscito a stare più di un giorno con quella donna. Non la trovava per nulla interessante e l’eccessiva timidezza che sembrava avere lo irritava oltre misura.
Avrebbe dovuto parlarle al più presto in privato, doveva assolutamente sapere cosa aveva deciso in merito al loro matrimonio.
Non sopportava più quella spada di Damocle sopra la sua testa.
La conversazione si mantenne su toni neutri e Khristian si accorse che probabilmente Michael ricambiava la sua antipatia. Come avrebbe potuto vivere con quella gente? Si sentiva disperato, ma continuava ugualmente a mantenere viva la conversazione.
Michael, decise subito che Mary aveva ragione a temere il visconte. C’era qualcosa in lui, che dava l’idea d’essere di fronte ad un pericolo imminente.
Non che a lui suscitasse apprensione, ma vedere sua sorella di solito molto impetuosa e istintiva, divenire taciturna e timida di fronte a lui non era una cosa che gradiva.
Era chiara, per lo meno a lui, la ragione per la quale Mary non era attratta dalla prospettiva di sposarlo. Sicuramente lo trovava un bell’uomo, poiché era la realtà, ma il visconte aveva la capacità di mettere in soggezione le persone soltanto posando su di loro lo sguardo, benché si dimostrasse amabile e cordiale. Era troppo arrogante e selvaggio nell’aspetto. Mary aveva bisogno di tranquillità e dolcezza, qualità di cui Lankaster sembrava privo.
Il conte preferì non partecipare alla conversazione in prima persona, limitandosi a piccoli interventi e a risposte brevi e concise quando gli veniva posta una qualche domanda.
Preferiva guardare Khristian recitare la sua parte. Chi lo conosceva bene come lui, capiva subito che si trattava di una rappresentazione e sebbene conversasse con i suoi ospiti molto brillantemente, ad onor del vero, era chiaro che avesse la testa da tutta altra parte. Non avrebbe retto a lungo.
Khristian non resisteva più, doveva parlare subito con Mary, voleva sapere o sarebbe scoppiato.
Ad un certo punto, la conversazione cominciò a languire e Khristian n’approfittò per chiedere a Mary un colloquio privato.
_Vi chiedo di poter conversare privatamente, se vostro fratello non ha nulla in contrario. _Le chiese, notando che Michael s’irrigidiva impercettibilmente.
_Non credo che mio fratello possa aver nulla da ridire. _ Rispose, non lasciando il tempo a Michael di rispondere.
_ Col vostro permesso signori, desidero portare la signora a visitare la galleria con i dipinti e i ritratti di famiglia.
_Adesso? _ Esclamò agitata.
_Se preferite rimandare, non c’è alcun problema. _Concesse Khristian, notando il suo ingiustificato timore e benché preferisse chiudere subito la questione, accettò lo stesso di non parlarle subito. L’espressione intimorita di Mary l’infastidì oltremodo; non gli sembrava avesse fatto nulla per provocare in lei simili reazioni.
_No. Va bene anche adesso. _Acconsentì seppur a malincuore. _Vi dispiacerebbe se portassimo con noi Anthony? _Propose.
_ Assolutamente. Mi farebbe piacere rivedere vostro figlio. _Rispose con sincerità. Aveva davvero voglia di rivedere suo nipote, anche se sapeva che lei gli aveva fatto quella proposta per evitare di rimanere sola con lui
_Allora, vado a prenderlo e poi visiteremo la galleria.
_Come desiderate. Fate pure con comodo.
_Con permesso, signori. Vogliate scusarmi._ E con un fruscio di sottane uscì.
I tre uomini imitando Mary si alzarono quando lei si recò a prendere Anthony, per accomodarsi nuovamente non appena fu uscita dal salotto.
Approfittando dell’assenza di sua sorella, non resistendo all’impulso, Michael chiese a Khristian il motivo per il quale aveva proposto a Mary il matrimonio e con estrema sincerità, Khristian spiegò di come avesse promesso al fratello di prendersi cura della sua donna.
_Siete sicuro di quello che volete fare signore? _ Chiese, non senza irritazione Michael.
_Io non sono sicuro di nulla. _Dichiarò Khristian mal celando il fastidio nella sua voce. _ L’unica cosa certa é che mio fratello era molto preoccupato per vostra sorella, e prima di morire mi fece promettere di sposarla. Se è mia volontà farlo o no, non ha nessuna importanza. Non mancherò alla mia promessa. _ Dichiarò seccato.
_ Voi pensate di prendervi cura di lei, semplicemente con la vostra indifferenza? _Lo attaccò Michael.
_Non credo che mi conosciate al punto di potermi giudicare. In ogni caso, sto offrendo a vostra sorella un nome, cosa che, la vostra famiglia le ha tolto. _Ribadì glaciale Khristian fissandolo come se volesse trapassarlo.
_Non vi permetto di parlare così della mia famiglia. _S’infuriò l’altro.
_Ed io non vi permetto di giudicarmi, dopo avermi appena conosciuto. _Replicò Khristian alzandosi in piedi per affrontarlo, senza nascondere la propria collera.
Continuando così sarebbero sicuramente venuti alle mani.
_Calmatevi. Vi prego signori. Calmatevi. Non credo che sia il caso di comportarsi così, né tanto meno di scaldarsi tanto. Litigando non farete certo il bene di Mary. _ S’intromise il conte cercando di quietare gli animi di quei giovani troppo orgogliosi e arroganti.
_Avete ragione milord, scusate il mio comportamento, ma non sopporto che si calunni la mia famiglia a dispetto di come si è comportata con mia sorella. _Ribadì rivolgendosi al conte.
Né Khristian, né Michael chiesero scusa all’altro, limitandosi a guardarsi in cagnesco. Non erano certo partiti con il piede giusto.
Poco dopo Mary, ignara di tutto, raggiunse i tre uomini insieme al piccolo Anthony e Khristian si alzò subito per accompagnarla a visitare la galleria.
_Vi prego di volerci scusare. _Disse Khristian con finta amabilità.
_ Signori … col vostro permesso. _ Si congedò Mary.
Lasciarono il salottino e Khristian la guidò nella galleria d’arte della casa, tenendo il piccolo Anthony in braccio.
La galleria era immersa nella penombra, questo non fece altro che intimorire maggiormente Mary che, non sapeva come comportarsi con l’uomo che aveva di fianco. Lui sembrava non accorgersi del suo disagio forse perché non era assolutamente interessato a lei.
Khristian, infatti non notò nulla, intento com’era a chiacchierare con Anthony.
_ Guarda. Questa era la tua nonna. Ti piace questa signora? _Gli domandò, mostrando il ritratto della propria madre.
Il bimbo annuì indicando allo stesso tempo il ritratto del conte da giovane.
_No piccolo, Non sono io. Quello è mio padre, è il conte. _Spiegò.
_Milord, la somiglianza con vostro padre è impressionante. Non è possibile capire che il ritratto non sia vostro. _Esclamò Mary stupita.
_Sono in molti a sostenerlo, ed è la verità. _Ammise Khristian.
Proseguirono la visita della galleria nella direzione in cui era stato appeso il ritratto di Khristian e dei suoi fratelli, fatto poco prima che s’imbarcassero.
Mary s’immobilizzò e dai suoi occhi cominciarono a scendere silenziose lacrime mentre contemplava il viso del suo amato Josh.
Era come lo ricordava lei! Fu come se il cuore si spezzasse in mille piccolissime schegge. Tutto il dolore per la sua perdita si riversò addosso in un istante, travolgendola.
Khristian non sapeva cosa fare di fronte a quell’inaspettato, autentico dolore. Mise Anthony per terra e cercò di darle conforto.
_Mary, vi prego, non fate così. Spaventerete vostro figlio, non fatevi vedere in lacrime. _La rimproverò con dolcezza.
_Oh milord, questa è la prima volta che lo rivedo, sia pur in un quadro, da quando è partito. Non potete immaginare quanto ho sofferto per vostro fratello, sapere della sua morte mi ha devastato. _ Gli confessò.
_Lo so, anche per me è stato così. _Ammise
_Vi prego raccontatemi di lui. _ Chiese Mary.
_Cosa vi posso raccontare che voi già non sappiate?
_Cosa l’ha ucciso? Com’è morto il mio Josh?
_Non desidero parlarne. _Ribadì gelido.
_Vi prego. Ditemelo. Ne ho bisogno. _Insistette.
_E’ stato colpito da un colpo di moschetto. Gli ha lasciato solo il tempo di farmi promettere che mi sarei preso cura di voi, sposandovi. _Mentì Khristian.
Non era necessario che lei sapesse quale atroce agonia avesse consumato suo fratello, né tanto meno aveva voglia di raccontargliela.
_ Ha sofferto molto?
_No. _ Rispose semplicemente, mentre il ricordo di quello che era realmente successo lo assaliva svuotandolo d’ogni forza.
_Per quale motivo pensate che vi abbia chiesto di sposarmi? _Gli domandò
_Non lo so Mary. Non so come rispondere alla vostra domanda.
_Siate sincero, voi volete sposarmi? _Chiese a bruciapelo.
Silenzio. Khristian la fissò e poi parlò.
_No, ma lo farò ugualmente se accetterete la mia proposta. _Dichiarò
Sincero fino alla fine, anche a costo di ferire le persone. Non ebbe il coraggio di chiedergli se c’era qualcun'altra nella sua vita. Preferiva non sentirlo dalle sue labbra.
_Accetterete? _ Domandò Khristian con il cuore in gola.
Mary volle prendersi una piccola vendetta.
Si era sentita umiliata, quando con troppa sincerità aveva chiaramente confessato che non desiderava sposarla.
_Cosa volete che vi risponda? _Domandò tenendolo sulla corda.
_ Mi state chiedendo troppo signora, e vi garantisco che la mia risposta non sarebbe gradita. Desidero soltanto avere la vostra. Subito.
Penso di rispondervi di sì milord, _rispose e aggiunse, _ se questa era la volontà di Josh.
Khristian, credette di soffocare. Dopo un attimo, però, senza riuscire a nascondere la propria delusione e il proprio dolore, chiarì a Mary cosa avrebbero dovuto fare.
_Allora preparatevi a partire domani mattina all’alba, la regina ci attende a corte prima della fine del mese. Io partirò subito a cavallo; voi mi raggiungerete a Londra in carrozza con vostro fratello e vostro figlio.
Il volto di Khristian era una maschera di pietra, com’era il suo cuore. Avrebbe dovuto dire addio a Diana. Adesso sarebbe tutto finito.
Mary si accorse del cambiamento avvenuto in Khristian e se ne dispiacque un po’, ma era l’unico modo per entrare a corte e riprendersi la sua dignità.
In fondo, era stato lui a farle la proposta di matrimonio.
_Se permettete Mary, vi riaccompagno da vostro fratello. Partirò subito dopo.
Mary non fece altre domande.
Quando Khristian la riaccompagnò nel salottino, c’era solo Michael. Suo padre, gli spiegò questi, si era assentato un attimo.
_ Signori, col vostro permesso, vi saluto. Partirò non appena il mio cavallo sarà sellato e mi sarò cambiato d’abito.
_Come mai partite ? _Domandò Leicester guardando Khristian e la sorella. Cos’era successo?
_ Vostra sorella potrà rispondere a tutte le domande che riterrete opportuno farle. Se volete scusarmi… _E si dileguò.
Mary spiegò, omettendo molti particolari, la situazione e anche se Michael non era molto convinto, preferì accontentarsi di quello che lei gli diceva.
_Non mi piace. Non fa per te. Dichiarò sinceramente alla sorella.
_Lo so, ma è il solo che può darmi rispettabilità. _Ammise seppur a malincuore.
_Se è quello che desideri, non posso fare altro che ritirami in disparte, dopo che ti avrà sposato, naturalmente. _Tenne a precisare.
Khristian, uscito dal salottino andò a cercare suo padre. Lo trovò, come al solito, nello studio intento a sorseggiare con gusto il suo whiskey.
_Padre, devo parlarvi. _Annunciò Khristian
_Cosa è successo. Mi sembri molto preoccupato.
_Preoccupato non è altro che un eufemismo padre. Mary mi sposerà. Ha accettato la mia proposta.
_E cosa c’è ?Non era quello che volevi?_
_Padre non prendetemi in giro. Voglio mantenere la mia promessa, ma mi sono permesso di sperare ugualmente che Mary si rifiutasse di sposarmi.
_Cosa conti di fare adesso? _Continuò a domandare.
_La sposerò non appena la regina lo deciderà. Poi riprenderò la via del mare. Non posso stare qui. Per me sarebbe impossibile vivere a Londra con Mary desiderando Diana. Riprenderò la mia vita come corsaro, sarà più facile starle lontano. Se mi stabilissi a Londra, Diana finirebbe coperta di disonore. Ho già commesso troppi errori con lei. _Confidò Khristian meccanicamente come se la questione non lo riguardasse per niente.
_Non ti permetterò di rimettere piede su una nave corsara. Non prenderai il mare, almeno finché sarò vivo per impedirtelo. _ Strepitò il conte.
_Padre, sapete bene che farò quello che desidero, che voi siate d’accordo o no. _Ribadì senza scomporsi.
_Quello che ti chiedo è di pensarci bene, Khristian. Puoi ancora rifiutarti di sposarla. _Cercò di convincerlo.
_Non dite sciocchezze, sapete bene che non posso farlo. Che ne sarebbe di Mary e Anthony?
_Troveremo qualche altra soluzione. Potrebbero ugualmente vivere qui. Sarebbero rispettati se si sapesse chi è il padre del piccolo.
_Padre l’ho promesso a Josh. Voi non eravate lì quando è morto, altrimenti capireste.
_Io capisco solo che stai sbagliando tutto. Te ne pentirai. Verrà il giorno che rimpiangerai questa decisione.
_Vi sbagliate, padre. La rimpiango già. _E chiudendosi la porta dietro, se n’andò.
Cambiatosi d’abito scese e fece sellare nuovamente Satan e un altro baio. Il suo era troppo stanco, non voleva rischiare di sfiancarlo, e poi con due cavalli avrebbe potuto viaggiare ininterrottamente.
Partì senza salutare nessuno, era troppo sconvolto dalla piega presa dagli eventi. Adesso avrebbe dovuto dirlo a Diana, non avrebbe sopportato di vederla nuovamente prostrata in lacrime, ma sarebbe stato inevitabile.
Sarebbero stati insieme ancora per poco, con l’arrivo di Mary avrebbero dovuto interrompere la loro relazione.
Viaggiò incessantemente di notte e di giorno fermandosi a riposare per pochi istanti quando si sentiva troppo stanco per poter continuare. Ma doveva correre, se voleva stare con Diana almeno altre due notti.
Galoppò come un forsennato, giunse a Londra verso il crepuscolo dopo due notti e due giorni di viaggio.
Si sentiva uno straccio, ma doveva e voleva andare da Diana. Fece un bagno e riposò per qualche ora, ordinando al suo valletto di svegliarlo prima di andare a letto adducendo la scusa che doveva incontrarsi con degli amici ad un club.
Come un’ombra scivolò nel giardino di Diana, recandosi dritto alla porta finestra del salotto che solitamente era aperta.
Quella sera, con enorme disappunto di Khristian invece era chiusa e le tende tirate. Fece il giro della casa e provò ad entrar dalla porta della servitù, che cedette subito quando tentò di aprirla con il coltello che portava sempre nello stivale. Percorse le cucine e i bui corridoi, trattenendo perfino il respiro, fino a quando non si trovò al sicuro nella camera di Diana, che stava dormendo.
Si avvicinò al letto e si sedette sul bordo osservandola dormire alla luce che filtrava dalla finestra. Le accarezzò i capelli con infinita tenerezza e la chiamò.
_Diana. Diana. _ Sussurrò.
Diana sentendo la voce dell’amato si svegliò di colpo.
_Khristian. Sei già qui? Come hai fatto a ritornare così in fretta? _Gli domandò abbracciandolo.
_La voglia di stare con te mi ha fatto volare. Dovevo parlarti subito. _Terminò con voce grave.
_Adesso no Khristian. Non voglio sentire quello che hai da dirmi. Abbracciami soltanto. _Chiese Diana ben sapendo qual era stata la risposta di Mary.
I tre uomini imitando Mary si alzarono quando lei si recò a prendere Anthony, per accomodarsi nuovamente non appena fu uscita dal salotto.
Approfittando dell’assenza di sua sorella, non resistendo all’impulso, Michael chiese a Khristian il motivo per il quale aveva proposto a Mary il matrimonio e con estrema sincerità, Khristian spiegò di come avesse promesso al fratello di prendersi cura della sua donna.
_Siete sicuro di quello che volete fare signore? _ Chiese, non senza irritazione Michael.
_Io non sono sicuro di nulla. _Dichiarò Khristian mal celando il fastidio nella sua voce. _ L’unica cosa certa é che mio fratello era molto preoccupato per vostra sorella, e prima di morire mi fece promettere di sposarla. Se è mia volontà farlo o no, non ha nessuna importanza. Non mancherò alla mia promessa. _ Dichiarò seccato.
_ Voi pensate di prendervi cura di lei, semplicemente con la vostra indifferenza? _Lo attaccò Michael.
_Non credo che mi conosciate al punto di potermi giudicare. In ogni caso, sto offrendo a vostra sorella un nome, cosa che, la vostra famiglia le ha tolto. _Ribadì glaciale Khristian fissandolo come se volesse trapassarlo.
_Non vi permetto di parlare così della mia famiglia. _S’infuriò l’altro.
_Ed io non vi permetto di giudicarmi, dopo avermi appena conosciuto. _Replicò Khristian alzandosi in piedi per affrontarlo, senza nascondere la propria collera.
Continuando così sarebbero sicuramente venuti alle mani.
_Calmatevi. Vi prego signori. Calmatevi. Non credo che sia il caso di comportarsi così, né tanto meno di scaldarsi tanto. Litigando non farete certo il bene di Mary. _ S’intromise il conte cercando di quietare gli animi di quei giovani troppo orgogliosi e arroganti.
_Avete ragione milord, scusate il mio comportamento, ma non sopporto che si calunni la mia famiglia a dispetto di come si è comportata con mia sorella. _Ribadì rivolgendosi al conte.
Né Khristian, né Michael chiesero scusa all’altro, limitandosi a guardarsi in cagnesco. Non erano certo partiti con il piede giusto.
Poco dopo Mary, ignara di tutto, raggiunse i tre uomini insieme al piccolo Anthony e Khristian si alzò subito per accompagnarla a visitare la galleria.
_Vi prego di volerci scusare. _Disse Khristian con finta amabilità.
_ Signori … col vostro permesso. _ Si congedò Mary.
Lasciarono il salottino e Khristian la guidò nella galleria d’arte della casa, tenendo il piccolo Anthony in braccio.
La galleria era immersa nella penombra, questo non fece altro che intimorire maggiormente Mary che, non sapeva come comportarsi con l’uomo che aveva di fianco. Lui sembrava non accorgersi del suo disagio forse perché non era assolutamente interessato a lei.
Khristian, infatti non notò nulla, intento com’era a chiacchierare con Anthony.
_ Guarda. Questa era la tua nonna. Ti piace questa signora? _Gli domandò, mostrando il ritratto della propria madre.
Il bimbo annuì indicando allo stesso tempo il ritratto del conte da giovane.
_No piccolo, Non sono io. Quello è mio padre, è il conte. _Spiegò.
_Milord, la somiglianza con vostro padre è impressionante. Non è possibile capire che il ritratto non sia vostro. _Esclamò Mary stupita.
_Sono in molti a sostenerlo, ed è la verità. _Ammise Khristian.
Proseguirono la visita della galleria nella direzione in cui era stato appeso il ritratto di Khristian e dei suoi fratelli, fatto poco prima che s’imbarcassero.
Mary s’immobilizzò e dai suoi occhi cominciarono a scendere silenziose lacrime mentre contemplava il viso del suo amato Josh.
Era come lo ricordava lei! Fu come se il cuore si spezzasse in mille piccolissime schegge. Tutto il dolore per la sua perdita si riversò addosso in un istante, travolgendola.
Khristian non sapeva cosa fare di fronte a quell’inaspettato, autentico dolore. Mise Anthony per terra e cercò di darle conforto.
_Mary, vi prego, non fate così. Spaventerete vostro figlio, non fatevi vedere in lacrime. _La rimproverò con dolcezza.
_Oh milord, questa è la prima volta che lo rivedo, sia pur in un quadro, da quando è partito. Non potete immaginare quanto ho sofferto per vostro fratello, sapere della sua morte mi ha devastato. _ Gli confessò.
_Lo so, anche per me è stato così. _Ammise
_Vi prego raccontatemi di lui. _ Chiese Mary.
_Cosa vi posso raccontare che voi già non sappiate?
_Cosa l’ha ucciso? Com’è morto il mio Josh?
_Non desidero parlarne. _Ribadì gelido.
_Vi prego. Ditemelo. Ne ho bisogno. _Insistette.
_E’ stato colpito da un colpo di moschetto. Gli ha lasciato solo il tempo di farmi promettere che mi sarei preso cura di voi, sposandovi. _Mentì Khristian.
Non era necessario che lei sapesse quale atroce agonia avesse consumato suo fratello, né tanto meno aveva voglia di raccontargliela.
_ Ha sofferto molto?
_No. _ Rispose semplicemente, mentre il ricordo di quello che era realmente successo lo assaliva svuotandolo d’ogni forza.
_Per quale motivo pensate che vi abbia chiesto di sposarmi? _Gli domandò
_Non lo so Mary. Non so come rispondere alla vostra domanda.
_Siate sincero, voi volete sposarmi? _Chiese a bruciapelo.
Silenzio. Khristian la fissò e poi parlò.
_No, ma lo farò ugualmente se accetterete la mia proposta. _Dichiarò
Sincero fino alla fine, anche a costo di ferire le persone. Non ebbe il coraggio di chiedergli se c’era qualcun'altra nella sua vita. Preferiva non sentirlo dalle sue labbra.
_Accetterete? _ Domandò Khristian con il cuore in gola.
Mary volle prendersi una piccola vendetta.
Si era sentita umiliata, quando con troppa sincerità aveva chiaramente confessato che non desiderava sposarla.
_Cosa volete che vi risponda? _Domandò tenendolo sulla corda.
_ Mi state chiedendo troppo signora, e vi garantisco che la mia risposta non sarebbe gradita. Desidero soltanto avere la vostra. Subito.
Penso di rispondervi di sì milord, _rispose e aggiunse, _ se questa era la volontà di Josh.
Khristian, credette di soffocare. Dopo un attimo, però, senza riuscire a nascondere la propria delusione e il proprio dolore, chiarì a Mary cosa avrebbero dovuto fare.
_Allora preparatevi a partire domani mattina all’alba, la regina ci attende a corte prima della fine del mese. Io partirò subito a cavallo; voi mi raggiungerete a Londra in carrozza con vostro fratello e vostro figlio.
Il volto di Khristian era una maschera di pietra, com’era il suo cuore. Avrebbe dovuto dire addio a Diana. Adesso sarebbe tutto finito.
Mary si accorse del cambiamento avvenuto in Khristian e se ne dispiacque un po’, ma era l’unico modo per entrare a corte e riprendersi la sua dignità.
In fondo, era stato lui a farle la proposta di matrimonio.
_Se permettete Mary, vi riaccompagno da vostro fratello. Partirò subito dopo.
Mary non fece altre domande.
Quando Khristian la riaccompagnò nel salottino, c’era solo Michael. Suo padre, gli spiegò questi, si era assentato un attimo.
_ Signori, col vostro permesso, vi saluto. Partirò non appena il mio cavallo sarà sellato e mi sarò cambiato d’abito.
_Come mai partite ? _Domandò Leicester guardando Khristian e la sorella. Cos’era successo?
_ Vostra sorella potrà rispondere a tutte le domande che riterrete opportuno farle. Se volete scusarmi… _E si dileguò.
Mary spiegò, omettendo molti particolari, la situazione e anche se Michael non era molto convinto, preferì accontentarsi di quello che lei gli diceva.
_Non mi piace. Non fa per te. Dichiarò sinceramente alla sorella.
_Lo so, ma è il solo che può darmi rispettabilità. _Ammise seppur a malincuore.
_Se è quello che desideri, non posso fare altro che ritirami in disparte, dopo che ti avrà sposato, naturalmente. _Tenne a precisare.
Khristian, uscito dal salottino andò a cercare suo padre. Lo trovò, come al solito, nello studio intento a sorseggiare con gusto il suo whiskey.
_Padre, devo parlarvi. _Annunciò Khristian
_Cosa è successo. Mi sembri molto preoccupato.
_Preoccupato non è altro che un eufemismo padre. Mary mi sposerà. Ha accettato la mia proposta.
_E cosa c’è ?Non era quello che volevi?_
_Padre non prendetemi in giro. Voglio mantenere la mia promessa, ma mi sono permesso di sperare ugualmente che Mary si rifiutasse di sposarmi.
_Cosa conti di fare adesso? _Continuò a domandare.
_La sposerò non appena la regina lo deciderà. Poi riprenderò la via del mare. Non posso stare qui. Per me sarebbe impossibile vivere a Londra con Mary desiderando Diana. Riprenderò la mia vita come corsaro, sarà più facile starle lontano. Se mi stabilissi a Londra, Diana finirebbe coperta di disonore. Ho già commesso troppi errori con lei. _Confidò Khristian meccanicamente come se la questione non lo riguardasse per niente.
_Non ti permetterò di rimettere piede su una nave corsara. Non prenderai il mare, almeno finché sarò vivo per impedirtelo. _ Strepitò il conte.
_Padre, sapete bene che farò quello che desidero, che voi siate d’accordo o no. _Ribadì senza scomporsi.
_Quello che ti chiedo è di pensarci bene, Khristian. Puoi ancora rifiutarti di sposarla. _Cercò di convincerlo.
_Non dite sciocchezze, sapete bene che non posso farlo. Che ne sarebbe di Mary e Anthony?
_Troveremo qualche altra soluzione. Potrebbero ugualmente vivere qui. Sarebbero rispettati se si sapesse chi è il padre del piccolo.
_Padre l’ho promesso a Josh. Voi non eravate lì quando è morto, altrimenti capireste.
_Io capisco solo che stai sbagliando tutto. Te ne pentirai. Verrà il giorno che rimpiangerai questa decisione.
_Vi sbagliate, padre. La rimpiango già. _E chiudendosi la porta dietro, se n’andò.
Cambiatosi d’abito scese e fece sellare nuovamente Satan e un altro baio. Il suo era troppo stanco, non voleva rischiare di sfiancarlo, e poi con due cavalli avrebbe potuto viaggiare ininterrottamente.
Partì senza salutare nessuno, era troppo sconvolto dalla piega presa dagli eventi. Adesso avrebbe dovuto dirlo a Diana, non avrebbe sopportato di vederla nuovamente prostrata in lacrime, ma sarebbe stato inevitabile.
Sarebbero stati insieme ancora per poco, con l’arrivo di Mary avrebbero dovuto interrompere la loro relazione.
Viaggiò incessantemente di notte e di giorno fermandosi a riposare per pochi istanti quando si sentiva troppo stanco per poter continuare. Ma doveva correre, se voleva stare con Diana almeno altre due notti.
Galoppò come un forsennato, giunse a Londra verso il crepuscolo dopo due notti e due giorni di viaggio.
Si sentiva uno straccio, ma doveva e voleva andare da Diana. Fece un bagno e riposò per qualche ora, ordinando al suo valletto di svegliarlo prima di andare a letto adducendo la scusa che doveva incontrarsi con degli amici ad un club.
Come un’ombra scivolò nel giardino di Diana, recandosi dritto alla porta finestra del salotto che solitamente era aperta.
Quella sera, con enorme disappunto di Khristian invece era chiusa e le tende tirate. Fece il giro della casa e provò ad entrar dalla porta della servitù, che cedette subito quando tentò di aprirla con il coltello che portava sempre nello stivale. Percorse le cucine e i bui corridoi, trattenendo perfino il respiro, fino a quando non si trovò al sicuro nella camera di Diana, che stava dormendo.
Si avvicinò al letto e si sedette sul bordo osservandola dormire alla luce che filtrava dalla finestra. Le accarezzò i capelli con infinita tenerezza e la chiamò.
_Diana. Diana. _ Sussurrò.

Diana sentendo la voce dell’amato si svegliò di colpo.
_Khristian. Sei già qui? Come hai fatto a ritornare così in fretta? _Gli domandò abbracciandolo.
_La voglia di stare con te mi ha fatto volare. Dovevo parlarti subito. _Terminò con voce grave.
_Adesso no Khristian. Non voglio sentire quello che hai da dirmi. Abbracciami soltanto. _Chiese Diana ben sapendo qual era stata la risposta di Mary.
Tanti auguri di buon natale e felice anno nuovo.
Questi due nuovi capitoli sono il mio regalo per voi lettori... spero vi piacciano ...
Arrivederci al prossimo anno!!!! KP








