domenica 21 dicembre 2008

"Non lo sposerete" e "La risposta di Mary"


“Non lo sposerete”

Erano le cinque del pomeriggio, quando Mary giunse alla dimora dei Lankaster.
Quella che si presentò ai suoi occhi, fu un’enorme abitazione di recentissima realizzazione; difatti non erano passati neppure quindici anni da quando erano stati messi a punto i lavori. Durante il regno d’Elisabetta I, si era diffusa l’abitudine di ristrutturare o addirittura ricostruire di sana pianta, case sempre più imponenti, spesso con tre fronti come quella dei Lankaster, anche se questa era composta di due fronti nuovi e uno costruito dai precedenti conti di Northon.
All’antica casa, cui ne rimaneva solo una parte che era stata conglobata in un fronte laterale, erano stati aggiunti altri due fronti, uno centrale grandissimo che comprendeva un enorme atrio, due sale da pranzo tre salotti e un’enorme sala da ballo, e uno laterale, che comprendeva al piano sottostante, una grandissima biblioteca, lo studio e una piccola galleria d’arte, in cui erano esposti numerosissimi dipinti e ritratti di famiglia, mentre ai piani superiori si trovavano le camere da letto destinate ai membri della famiglia. Quelle per gli ospiti invece erano disposte nella parte superiore del fronte centrale e laterale della parte antica della casa.
La servitù e le cucine, erano sistemate nei piani inferiori dell’ala della casa più antica e intricata.
Mary si sentì subito a disaggio di fronte a quell’enorme residenza, e tutti i dubbi che l’avevano assalita sin dal giorno in cui il visconte le aveva fatto la proposta di matrimonio, ritornarono ad assalirla.
Mentre suo fratello Michael l’aiutava a scendere dalla carrozza e le rivolgeva uno sguardo d’incoraggiamento di fronte alla sua palese esitazione, il grande portone dell’ingresso si aprì e il conte, con a fianco il maggiordomo, si apprestò a dare accoglienza ai nuovi arrivati.
Subito, dietro Mary saltò giù dalla carrozza il piccolo Anthony, fra le esclamazioni di stupore dell’imperturbabile Dickinson e del conte che si affrettò a scendere la scalinata per salutare gli ospiti.
_ Signori, sono lieto di darvi il benvenuto nella mia casa. Vi porgo i saluti anche a nome di mio figlio ,il visconte di Dewey, che è stato trattenuto a Londra da importanti impegni, ma sono sicuro ci raggiungerà entro domani. _Li salutò il conte con fare deferente.
_Vi ringraziamo, milord, della calorosa accoglienza e della gentile ospitalità. Permettetemi di presentarmi: io sono il barone di Leicester, lei è mia sorella Mary e quest’ometto è mio nipote Anthony. _Disse Michael, mettendogli di fronte il nipotino.
Il conte stentava a credere ai suoi occhi. Chiunque, avrebbe giurato che quel bambino era il ritratto di Khristian. Gli occhi gli s’inumidirono davanti a quel viso grazioso, allo sguardo fiero e smeraldino del piccolo.
_Sono felice di fare la vostra conoscenza signori, spero vi possiate sentire come a casa.
_Milord sono onorata di essere qui, sono sicura che ci troveremo bene. _ Poi rivolgendosi al bambino gli suggerì di salutare il nonno._ Su Anthony dì buona sera.
_Buona sera, signore. _ Salutò il piccolo, imitando l’ossequiosità degli adulti.
_Benvenuto anche a te giovanotto. _ Rispose il conte arruffandogli i capelli.
Entrati in casa furono serviti tè e pasticcini, poi gli ospiti si recarono nelle stanze che erano state loro preparate, per riposare e rinfrescarsi prima di cena.
Quella sera, il conte intrattenne i propri ospiti amabilmente, discorrendo di vari argomenti e non toccando mai questioni che potevano in qualche modo, appesantire la conversazione o suscitare imbarazzo.
Alla fine della cena Mary preferì ritirarsi, lasciando i due uomini a discutere, e il conte invitò il barone nello studio per offrirgli un bicchierino del suo ottimo whisky.
_Vi confesso, che fino a questa sera, io non sapevo chi in realtà fosse il padre d’Anthony. Mary ha sempre taciuto la sua identità; lo ha sempre protetto da ogni possibile scandalo.
_Scusate se mi permetto, ma posso assicurarvi che vostra sorella ha commesso un grandissimo errore nascondendo l’identità del padre di suo figlio. Se solo avesse confessato il suo nome trascinandolo nel fango, come si meritava,mio figlio sarebbe ritornato immediatamente e l’avrebbe sposata. Forse adesso sarebbe qui e non seppellito in mare, in qualche punto imprecisato della Manica, e vostra sorella non avrebbe subito tutto quello che le è capitato.
_Non sono mai riuscito a convincerla a rivelarmi quel nome, nonostante sia stato l’unico sostegno per lei; mio padre la diseredò lasciandole solo i vestiti che aveva indosso. Io mi sono preso cura di lei fino ad oggi, e nonostante il gesto di vostro figlio mi abbia stupito, ne sono davvero felice.
_Voi sapete se Mary ha intenzione di sposarlo? _ Indagò il conte.
_Sinceramente glielo auguro. Non n’è molto convinta e mi ha confessato, e scusate se mi permetto di fare quest’affermazione, che il visconte vostro figlio, l’inquieta e forse le fa un po’ paura.
_E perché mai?_ Domandò il conte incuriosito.
_Lo ignoro. Non sono riuscito a farle dire altro ._Confessò Michael.
_Se permettete, domani stesso, vorrei parlare in privato con lei. _Chiese il conte.
_Certamente. Non appena mi sarà possibile glielo riferirò io stesso. _Concordò il barone.
Il giorno successivo, mentre il conte Tomas si accingeva ad inviare a Khristian la missiva in cui lo avvertiva dell’arrivo degli ospiti a Northon House, Mary bussò alla porta dello studio.
_Avanti . _Invitò il conte.
Mary entrò.
_Prego signora, accomodatevi. _La invitò il conte, indicando la poltrona al di là della scrivania, dietro la quale egli era seduto.
_Buon giorno milord. Mio fratello mi ha avvisato che desideravate parlarmi.
_Sì, signora. Ho chiesto a vostro fratello di potervi parlare, perché è necessario che voi veniate a conoscenza di determinate questioni. Vedete, Khristian non c’è poiché non l’ho avvisato per tempo, dato che con lui qui mi sarebbe stato difficile, se non impossibile, parlare con voi. Credo, siate a conoscenza del motivo che ha spinto mio figlio a proporvi il matrimonio.
Mary assentì col capo.
_Bene. Voglio essere del tutto sincero con voi. Non desidero che mio figlio vi sposi e non per i motivi che voi potrete immaginare, ma semplicemente perché vi renderebbe la vita un inferno. Vi renderete conto che sposare una donna perché c’è stato imposto da una persona morente è una motivazione priva di senso ed è una base alquanto cedevole per un matrimonio, tanto più che mio figlio si era già impegnato con un’altra donna con la quale, al suo ritorno, si sarebbe dovuto sposare. Il punto signora è che anche se questa relazione ufficialmente non esiste in realtà continua, sia pur segretamente. Non potreste mai essere felici, perché lui sarà sempre legato ad un’altra.
_Milord quello che mi avete appena detto, mi ha turbato. Non capisco perchè essendo promesso ad un’altra, vostro figlio sia venuto in Scozia ad interrompere la pace della mia esistenza, ma voglio il meglio per mio figlio e non posso permettermi di rifiutare la sua proposta. Sono abituata alle umiliazioni. Una in più non farà la differenza.
_Vi consiglio signora di non dare a mio figlio una risposta affermativa, in modo definitivo. Ve ne pentireste, io non permetterò mai questo matrimonio; non gli consentirò di rovinarsi la vita. _Affermò con fredda determinazione. _Non prendetela come un affronto personale o come una minaccia, io non ho nulla contro di voi. Se mio figlio vi amasse, sareste la benvenuta. Ma Khristian non vi ama e finirà con l’odiare se stesso e voi, quando sopiti i rancori e il dolore per la perdita dei suoi fratelli, si renderà conto che non era giusto sacrificare la sua vita e il suo amore sull’altare dell’onore, se poi d’onore si tratta, perché sinceramente io penso sia piuttosto senso di colpa per non essere riuscito a salvare suo fratello.
_Ma io non posso perdere l’opportunità di dare a mio figlio la rispettabilità del nome che è suo di diritto.
_Sposando Khristian non sarà ugualmente un figlio legittimo. Non può permettersi di sottrarre il titolo al suo erede legittimo, per il figlio di suo fratello, salvo che, pur sposandovi, sia intenzionato a non condividere il vostro letto per evitare di generare dei figli. _ Insinuò il conte.
Mary avvampò a quell’allusione. Non si era mai sentita così umiliata. Sapere che suo marito non avrebbe diviso mai il suo letto era mortificante. Non che aspirasse a dividere il letto di Khristian, era angosciante il solo pensiero, ma la cosa le faceva male lo stesso.
_Io non desidero sposare vostro figlio più di quanto voi desiderate che lo faccia, ma non ho altra scelta.
_Accettate la sua proposta, ma preparatevi a non sposarlo. Vi posso solo garantire che, riavrete ugualmente un’ottima reputazione e la vostra libertà. _Disse con fare misterioso.
_Ma com’è possibile? _Domandò Mary, sempre più confusa.
_Non fate domande. Fidatevi e basta. Ve lo prometto in nome dell’amore che nutro per i miei figli, signora, voi farete parte di questa famiglia, ma non permetterò che siate la moglie di Khristian.
Mary sembrò molto turbata a quest’uscita, e il conte si affrettò a fugare i suoi dubbi.
_ Non intendo proporvi il matrimonio, se questo è quello che avete appena pensato. _ Chiarì il conte.
_ Vi chiedo scusa, ma non riesco proprio a capire i vostri discorsi.
_Non importa che capiate o no. Limitatevi a non sposare mio figlio._ Disse lapidario il conte.
_Va bene. Devo per forza fidarmi di voi. _ Convenne. _Mi auguro soltanto che mio figlio non abbia a soffrirne.
_Non farei mai qualcosa che potesse anche lontanamente danneggiarlo. E’ l’unico ricordo che ho di mio figlio Josh, state tranquilla. _La rassicurò.
_Sinceramente non capisco, ma devo arrendermi alla vostra volontà.
_Quando gli eventi saranno maturi sarete la prima a capire. _Le assicurò l'uomo.
_Se è tutto, milord, vorrei raggiungere mio figlio._ Cercò congedo.
_Naturalmente signora. _Concesse.
Mary fece per andarsene ma, prima che aprisse la porta, il conte parlò nuovamente.
_Nessuno mai, dovrà essere messo a conoscenza di questa nostra conversazione. Meno che mai Khristian.
_Perdonatemi, ma chi è la donna di vostro figlio? _ Domandò presa dalla curiosità Mary.
_Vi assicuro che non avete bisogno di conoscere il suo nome. Saprete chi è non appena li vedrete insieme. L’aria intorno a loro diventerà infuocata. _ Assicurò.
Mary divenne molto pensierosa e con un saluto appena accennato si congedò.
Il conte rimasto solo, si congratulò con se stesso per l’opera di convincimento che aveva svolta con Mary. Certo più che convincimento l'aveva minacciata.
Sinceramente, non sapeva se l’aria intorno a Khristian e Diana sprizzasse scintille, ma sicuramente Mary non avrebbe gradito un marito da dividere con un’altra donna, anche se molti lo facevano.
Michael attese con impazienza che la sorella uscisse dallo studio in cui si era ritirata da quasi un’ora a discutere con il conte. Non riusciva ad immaginare di cosa potesse voler discutere con lei.
Non appena Mary si affacciò dalla porta, egli la raggiunse.
_Che c’è Mary? Mi sembri turbata.
_No Michael, sono solo stanca, vuoi venire con me? Vado da Anthony. L’ho affidato alla tata di Josh, mi ha assicurato che l’avrebbe portato nella nursery.
_Di cosa voleva parlarti il conte? _ Insistette Michael, poco convinto dato che la sorella sfoggiava un sorriso forzato.
Si capiva che, quello che il conte le aveva detto l’aveva resa nervosa.
_Oh, nulla in particolare. _Assicurò. _Voleva conoscermi meglio, dato che potrei diventare la futura contessa di Northon._ Mentì con cercando di avere un tono spensierato.
_Mary non prendermi in giro, voglio saperlo se qualcosa non va.
Mary si fermò e fissò suo fratello.
"Com’è dolce, non posso caricarlo anche di questo fardello" Pensò. "Gli ho dato sempre motivi per preoccuparsi. Almeno questa volta voglio evitarglielo".
_Sta’ tranquillo non c’è niente che non vada, sono solo un po’ preoccupata. Ritornare a Londra mi spaventa molto. _In fondo non era proprio una bugia.
Michael era sempre stato molto protettivo nei confronti della sorella, quasi paterno; nonostante fosse più giovane di un paio d’anni, era molto più maturo di lei. Era sempre stato molto riflessivo, sin da bambino, mentre la sorella era un maschiaccio impulsivo. Lei si lasciava travolgere dalle emozioni, lui invece, sembrava razionalizzare anche quelle.
Erano agli antipodi, due mondi diametralmente opposti; per questo andavano perfettamente d’accordo ed inoltre li legava un profondo affetto, l’uno compensava l’altra e viceversa.
Quando cinque anni prima lo scandalo aveva trascinato Mary nel fango, l’unico a non voltarle le spalle era stato lui, che si era messo contro di tutti pur di non abbandonare la sorella ad un destino tremendo.
Era stata diseredata, perciò non possedeva nulla e per giunta era incinta.
Michael le aveva comprato il villino della luna in Scozia, e gli cedeva mensilmente metà della propria rendita, perché potesse vivere serenamente e mantenere suo figlio.
Mary gli doveva molto. Gli doveva tutto.
_Non ti preoccupare. Anche se ti hanno mandata via in disgrazia, adesso tornerai come una regina. _La rassicurò.
_Speriamo sia come dici tu._ Terminò speranzosa. Sapeva che probabilmente non sarebbe mai stata la moglie di un conte, ma sperava di non coprire anche suo figlio di vergogna.
Michael l’abbracciò e la baciò sulla fronte, promettendo a se stesso che nessuno avrebbe guardato sua sorella dall’alto in basso, salvo che non si trattasse della regina in persona.
_Michael, io non voglio rivedere i nostri genitori. Se dovessi incontrarli, farò finta di non conoscerli. _Lo avvisò.
_Non preoccuparti di loro adesso. Pensa solo a te stessa e a tuo figlio. Se si presentasse l’occasione di incontrarli, agirai come ti suggerirà il cuore, anche se non ti consiglio di fare scenate. Cerca di tornare sulla cresta dell’onda passando quasi inosservata, meno si parlerà di te e meno ci sarà l’opportunità di farti calunniare.
_Sempre saggio il mio fratellino. Non preoccuparti, la mia condotta sarà irreprensibile. _Lo rassicurò.

La risposta di Mary
Khristian arrivò a Northon House intorno alle cinque del pomeriggio.
Il suo umore era pessimo, ma era necessario riuscire a mascherarlo dietro una facciata di cortese gentilezza.
Avrebbe condotto Mary a Londra, subito, come gli era stato ordinato dalla regina, anche perché non avrebbe resistito un giorno di più lontano da Diana. Probabilmente sarebbero stati insieme per l’ultima volta, ma a Londra, come suo tutore, avrebbe potuto farle spesso visita.
Non era da lui un simile atteggiamento, si comportava come un’adolescente in preda ai primi spasimi d’amore.
Come avrebbe fatto a sposare Mary e a vivere con lei?
_Buona sera milord. Vostro padre e gli ospiti sono nel salottino della vostra signora madre. _Lo avvisò Dickinson.
_Buona sera Dick. Li raggiungerò non appena mi sarò dato una rinfrescata. Per favore, fa portare su dell’acqua. _Ordinò.
_Sarà subito fatto milord.
Khristian salì i gradini due per volta, per evitare di essere visto dai suoi ospiti.
Non desiderava parlarci più di quanto volesse essere lì in quel momento, ma purtroppo non poteva tirarsi indietro.
Si era ficcato in quel pasticcio con le sue stesse mani, e non ne sarebbe uscito tanto facilmente; probabilmente non ne sarebbe uscito affatto.
Quando gli portarono l’acqua ,si diede una rapida rinfrescata e si cambiò d’abito.
Avrebbe preferito indossare il suo vestito nero di quando era tornato dalla Scozia e aveva cercato Diana alla spiaggia, ma presentarsi in quella tenuta sarebbe stato a dir poco indecoroso. Avrebbe dovuto agghindarsi di tutto punto, malgrado detestasse abbigliarsi con trine e pizzi, e per lo stesso motivo rifuggiva dallo stare a corte.
Mezz’ora più tardi, d’umore più nero di quando era arrivato, raggiunse il padre e i suoi ospiti, mentre si accingevano a prendere il tè.
_Buona sera a voi signori. _ Salutò entrando nel salottino che era stato il preferito di sua madre.
Poi avvicinandosi a Mary, prese la mano che lei le tendeva e fece per sfiorarla, con un baciamano. _Sono felice di rivedervi Mary. Come state? Vi trovo in splendida forma. E vostro figlio? _Disse e senza attender risposta, si rivolse all’uomo che le stava seduto accanto, presentandosi._ Io sono il visconte . Voi, suppongo siate il fratello della signora.
_Sì lord Dewey, sono Michael Bishop, barone di Leicester. _Si presentò pronunciando il proprio nome per intero.
_Vi prego, non chiamatemi Dewey, detesto che mi ci si rivolga con il nome di una proprietà.
_Come preferite. _Assentì Michael.
Tra loro fu antipatia al primo sguardo.
Khristian si sedette accanto al padre dopo averlo salutato e una cameriera gli servì del tè. Mentre sorseggiava la dolceamara bevanda, di sottecchi si mise ad osservare Mary.
Gli sembrava che fosse cambiata. Sembrava più spaventata che in Scozia e arrossiva non appena si accorgeva che lui la stava guardando. Non sarebbe riuscito a stare più di un giorno con quella donna. Non la trovava per nulla interessante e l’eccessiva timidezza che sembrava avere lo irritava oltre misura.
Avrebbe dovuto parlarle al più presto in privato, doveva assolutamente sapere cosa aveva deciso in merito al loro matrimonio.
Non sopportava più quella spada di Damocle sopra la sua testa.
La conversazione si mantenne su toni neutri e Khristian si accorse che probabilmente Michael ricambiava la sua antipatia. Come avrebbe potuto vivere con quella gente? Si sentiva disperato, ma continuava ugualmente a mantenere viva la conversazione.
Michael, decise subito che Mary aveva ragione a temere il visconte. C’era qualcosa in lui, che dava l’idea d’essere di fronte ad un pericolo imminente.
Non che a lui suscitasse apprensione, ma vedere sua sorella di solito molto impetuosa e istintiva, divenire taciturna e timida di fronte a lui non era una cosa che gradiva.
Era chiara, per lo meno a lui, la ragione per la quale Mary non era attratta dalla prospettiva di sposarlo. Sicuramente lo trovava un bell’uomo, poiché era la realtà, ma il visconte aveva la capacità di mettere in soggezione le persone soltanto posando su di loro lo sguardo, benché si dimostrasse amabile e cordiale. Era troppo arrogante e selvaggio nell’aspetto. Mary aveva bisogno di tranquillità e dolcezza, qualità di cui Lankaster sembrava privo.
Il conte preferì non partecipare alla conversazione in prima persona, limitandosi a piccoli interventi e a risposte brevi e concise quando gli veniva posta una qualche domanda.
Preferiva guardare Khristian recitare la sua parte. Chi lo conosceva bene come lui, capiva subito che si trattava di una rappresentazione e sebbene conversasse con i suoi ospiti molto brillantemente, ad onor del vero, era chiaro che avesse la testa da tutta altra parte. Non avrebbe retto a lungo.
Khristian non resisteva più, doveva parlare subito con Mary, voleva sapere o sarebbe scoppiato.
Ad un certo punto, la conversazione cominciò a languire e Khristian n’approfittò per chiedere a Mary un colloquio privato.
_Vi chiedo di poter conversare privatamente, se vostro fratello non ha nulla in contrario. _Le chiese, notando che Michael s’irrigidiva impercettibilmente.
_Non credo che mio fratello possa aver nulla da ridire. _ Rispose, non lasciando il tempo a Michael di rispondere.
_ Col vostro permesso signori, desidero portare la signora a visitare la galleria con i dipinti e i ritratti di famiglia.
_Adesso? _ Esclamò agitata.
_Se preferite rimandare, non c’è alcun problema. _Concesse Khristian, notando il suo ingiustificato timore e benché preferisse chiudere subito la questione, accettò lo stesso di non parlarle subito. L’espressione intimorita di Mary l’infastidì oltremodo; non gli sembrava avesse fatto nulla per provocare in lei simili reazioni.
_No. Va bene anche adesso. _Acconsentì seppur a malincuore. _Vi dispiacerebbe se portassimo con noi Anthony? _Propose.
_ Assolutamente. Mi farebbe piacere rivedere vostro figlio. _Rispose con sincerità. Aveva davvero voglia di rivedere suo nipote, anche se sapeva che lei gli aveva fatto quella proposta per evitare di rimanere sola con lui
_Allora, vado a prenderlo e poi visiteremo la galleria.
_Come desiderate. Fate pure con comodo.
_Con permesso, signori. Vogliate scusarmi._ E con un fruscio di sottane uscì.
I tre uomini imitando Mary si alzarono quando lei si recò a prendere Anthony, per accomodarsi nuovamente non appena fu uscita dal salotto.
Approfittando dell’assenza di sua sorella, non resistendo all’impulso, Michael chiese a Khristian il motivo per il quale aveva proposto a Mary il matrimonio e con estrema sincerità, Khristian spiegò di come avesse promesso al fratello di prendersi cura della sua donna.
_Siete sicuro di quello che volete fare signore? _ Chiese, non senza irritazione Michael.
_Io non sono sicuro di nulla. _Dichiarò Khristian mal celando il fastidio nella sua voce. _ L’unica cosa certa é che mio fratello era molto preoccupato per vostra sorella, e prima di morire mi fece promettere di sposarla. Se è mia volontà farlo o no, non ha nessuna importanza. Non mancherò alla mia promessa. _ Dichiarò seccato.
_ Voi pensate di prendervi cura di lei, semplicemente con la vostra indifferenza? _Lo attaccò Michael.
_Non credo che mi conosciate al punto di potermi giudicare. In ogni caso, sto offrendo a vostra sorella un nome, cosa che, la vostra famiglia le ha tolto. _Ribadì glaciale Khristian fissandolo come se volesse trapassarlo.
_Non vi permetto di parlare così della mia famiglia. _S’infuriò l’altro.
_Ed io non vi permetto di giudicarmi, dopo avermi appena conosciuto. _Replicò Khristian alzandosi in piedi per affrontarlo, senza nascondere la propria collera.
Continuando così sarebbero sicuramente venuti alle mani.
_Calmatevi. Vi prego signori. Calmatevi. Non credo che sia il caso di comportarsi così, né tanto meno di scaldarsi tanto. Litigando non farete certo il bene di Mary. _ S’intromise il conte cercando di quietare gli animi di quei giovani troppo orgogliosi e arroganti.
_Avete ragione milord, scusate il mio comportamento, ma non sopporto che si calunni la mia famiglia a dispetto di come si è comportata con mia sorella. _Ribadì rivolgendosi al conte.
Né Khristian, né Michael chiesero scusa all’altro, limitandosi a guardarsi in cagnesco. Non erano certo partiti con il piede giusto.
Poco dopo Mary, ignara di tutto, raggiunse i tre uomini insieme al piccolo Anthony e Khristian si alzò subito per accompagnarla a visitare la galleria.
_Vi prego di volerci scusare. _Disse Khristian con finta amabilità.
_ Signori … col vostro permesso. _ Si congedò Mary.
Lasciarono il salottino e Khristian la guidò nella galleria d’arte della casa, tenendo il piccolo Anthony in braccio.
La galleria era immersa nella penombra, questo non fece altro che intimorire maggiormente Mary che, non sapeva come comportarsi con l’uomo che aveva di fianco. Lui sembrava non accorgersi del suo disagio forse perché non era assolutamente interessato a lei.
Khristian, infatti non notò nulla, intento com’era a chiacchierare con Anthony.
_ Guarda. Questa era la tua nonna. Ti piace questa signora? _Gli domandò, mostrando il ritratto della propria madre.
Il bimbo annuì indicando allo stesso tempo il ritratto del conte da giovane.
_No piccolo, Non sono io. Quello è mio padre, è il conte. _Spiegò.
_Milord, la somiglianza con vostro padre è impressionante. Non è possibile capire che il ritratto non sia vostro. _Esclamò Mary stupita.
_Sono in molti a sostenerlo, ed è la verità. _Ammise Khristian.
Proseguirono la visita della galleria nella direzione in cui era stato appeso il ritratto di Khristian e dei suoi fratelli, fatto poco prima che s’imbarcassero.
Mary s’immobilizzò e dai suoi occhi cominciarono a scendere silenziose lacrime mentre contemplava il viso del suo amato Josh.
Era come lo ricordava lei! Fu come se il cuore si spezzasse in mille piccolissime schegge. Tutto il dolore per la sua perdita si riversò addosso in un istante, travolgendola.
Khristian non sapeva cosa fare di fronte a quell’inaspettato, autentico dolore. Mise Anthony per terra e cercò di darle conforto.
_Mary, vi prego, non fate così. Spaventerete vostro figlio, non fatevi vedere in lacrime. _La rimproverò con dolcezza.
_Oh milord, questa è la prima volta che lo rivedo, sia pur in un quadro, da quando è partito. Non potete immaginare quanto ho sofferto per vostro fratello, sapere della sua morte mi ha devastato. _ Gli confessò.
_Lo so, anche per me è stato così. _Ammise
_Vi prego raccontatemi di lui. _ Chiese Mary.
_Cosa vi posso raccontare che voi già non sappiate?
_Cosa l’ha ucciso? Com’è morto il mio Josh?
_Non desidero parlarne. _Ribadì gelido.
_Vi prego. Ditemelo. Ne ho bisogno. _Insistette.
_E’ stato colpito da un colpo di moschetto. Gli ha lasciato solo il tempo di farmi promettere che mi sarei preso cura di voi, sposandovi. _Mentì Khristian.
Non era necessario che lei sapesse quale atroce agonia avesse consumato suo fratello, né tanto meno aveva voglia di raccontargliela.
_ Ha sofferto molto?
_No. _ Rispose semplicemente, mentre il ricordo di quello che era realmente successo lo assaliva svuotandolo d’ogni forza.
_Per quale motivo pensate che vi abbia chiesto di sposarmi? _Gli domandò
_Non lo so Mary. Non so come rispondere alla vostra domanda.
_Siate sincero, voi volete sposarmi? _Chiese a bruciapelo.
Silenzio. Khristian la fissò e poi parlò.
_No, ma lo farò ugualmente se accetterete la mia proposta. _Dichiarò
Sincero fino alla fine, anche a costo di ferire le persone. Non ebbe il coraggio di chiedergli se c’era qualcun'altra nella sua vita. Preferiva non sentirlo dalle sue labbra.
_Accetterete? _ Domandò Khristian con il cuore in gola.
Mary volle prendersi una piccola vendetta.
Si era sentita umiliata, quando con troppa sincerità aveva chiaramente confessato che non desiderava sposarla.
_Cosa volete che vi risponda? _Domandò tenendolo sulla corda.
_ Mi state chiedendo troppo signora, e vi garantisco che la mia risposta non sarebbe gradita. Desidero soltanto avere la vostra. Subito.
Penso di rispondervi di sì milord, _rispose e aggiunse, _ se questa era la volontà di Josh.
Khristian, credette di soffocare. Dopo un attimo, però, senza riuscire a nascondere la propria delusione e il proprio dolore, chiarì a Mary cosa avrebbero dovuto fare.
_Allora preparatevi a partire domani mattina all’alba, la regina ci attende a corte prima della fine del mese. Io partirò subito a cavallo; voi mi raggiungerete a Londra in carrozza con vostro fratello e vostro figlio.
Il volto di Khristian era una maschera di pietra, com’era il suo cuore. Avrebbe dovuto dire addio a Diana. Adesso sarebbe tutto finito.
Mary si accorse del cambiamento avvenuto in Khristian e se ne dispiacque un po’, ma era l’unico modo per entrare a corte e riprendersi la sua dignità.
In fondo, era stato lui a farle la proposta di matrimonio.
_Se permettete Mary, vi riaccompagno da vostro fratello. Partirò subito dopo.
Mary non fece altre domande.
Quando Khristian la riaccompagnò nel salottino, c’era solo Michael. Suo padre, gli spiegò questi, si era assentato un attimo.
_ Signori, col vostro permesso, vi saluto. Partirò non appena il mio cavallo sarà sellato e mi sarò cambiato d’abito.
_Come mai partite ? _Domandò Leicester guardando Khristian e la sorella. Cos’era successo?
_ Vostra sorella potrà rispondere a tutte le domande che riterrete opportuno farle. Se volete scusarmi… _E si dileguò.
Mary spiegò, omettendo molti particolari, la situazione e anche se Michael non era molto convinto, preferì accontentarsi di quello che lei gli diceva.
_Non mi piace. Non fa per te. Dichiarò sinceramente alla sorella.
_Lo so, ma è il solo che può darmi rispettabilità. _Ammise seppur a malincuore.
_Se è quello che desideri, non posso fare altro che ritirami in disparte, dopo che ti avrà sposato, naturalmente. _Tenne a precisare.
Khristian, uscito dal salottino andò a cercare suo padre. Lo trovò, come al solito, nello studio intento a sorseggiare con gusto il suo whiskey.
_Padre, devo parlarvi. _Annunciò Khristian
_Cosa è successo. Mi sembri molto preoccupato.
_Preoccupato non è altro che un eufemismo padre. Mary mi sposerà. Ha accettato la mia proposta.
_E cosa c’è ?Non era quello che volevi?_
_Padre non prendetemi in giro. Voglio mantenere la mia promessa, ma mi sono permesso di sperare ugualmente che Mary si rifiutasse di sposarmi.
_Cosa conti di fare adesso? _Continuò a domandare.
_La sposerò non appena la regina lo deciderà. Poi riprenderò la via del mare. Non posso stare qui. Per me sarebbe impossibile vivere a Londra con Mary desiderando Diana. Riprenderò la mia vita come corsaro, sarà più facile starle lontano. Se mi stabilissi a Londra, Diana finirebbe coperta di disonore. Ho già commesso troppi errori con lei. _Confidò Khristian meccanicamente come se la questione non lo riguardasse per niente.
_Non ti permetterò di rimettere piede su una nave corsara. Non prenderai il mare, almeno finché sarò vivo per impedirtelo. _ Strepitò il conte.
_Padre, sapete bene che farò quello che desidero, che voi siate d’accordo o no. _Ribadì senza scomporsi.
_Quello che ti chiedo è di pensarci bene, Khristian. Puoi ancora rifiutarti di sposarla. _Cercò di convincerlo.
_Non dite sciocchezze, sapete bene che non posso farlo. Che ne sarebbe di Mary e Anthony?
_Troveremo qualche altra soluzione. Potrebbero ugualmente vivere qui. Sarebbero rispettati se si sapesse chi è il padre del piccolo.
_Padre l’ho promesso a Josh. Voi non eravate lì quando è morto, altrimenti capireste.
_Io capisco solo che stai sbagliando tutto. Te ne pentirai. Verrà il giorno che rimpiangerai questa decisione.
_Vi sbagliate, padre. La rimpiango già. _E chiudendosi la porta dietro, se n’andò.
Cambiatosi d’abito scese e fece sellare nuovamente Satan e un altro baio. Il suo era troppo stanco, non voleva rischiare di sfiancarlo, e poi con due cavalli avrebbe potuto viaggiare ininterrottamente.
Partì senza salutare nessuno, era troppo sconvolto dalla piega presa dagli eventi. Adesso avrebbe dovuto dirlo a Diana, non avrebbe sopportato di vederla nuovamente prostrata in lacrime, ma sarebbe stato inevitabile.
Sarebbero stati insieme ancora per poco, con l’arrivo di Mary avrebbero dovuto interrompere la loro relazione.
Viaggiò incessantemente di notte e di giorno fermandosi a riposare per pochi istanti quando si sentiva troppo stanco per poter continuare. Ma doveva correre, se voleva stare con Diana almeno altre due notti.
Galoppò come un forsennato, giunse a Londra verso il crepuscolo dopo due notti e due giorni di viaggio.
Si sentiva uno straccio, ma doveva e voleva andare da Diana. Fece un bagno e riposò per qualche ora, ordinando al suo valletto di svegliarlo prima di andare a letto adducendo la scusa che doveva incontrarsi con degli amici ad un club.
Come un’ombra scivolò nel giardino di Diana, recandosi dritto alla porta finestra del salotto che solitamente era aperta.
Quella sera, con enorme disappunto di Khristian invece era chiusa e le tende tirate. Fece il giro della casa e provò ad entrar dalla porta della servitù, che cedette subito quando tentò di aprirla con il coltello che portava sempre nello stivale. Percorse le cucine e i bui corridoi, trattenendo perfino il respiro, fino a quando non si trovò al sicuro nella camera di Diana, che stava dormendo.
Si avvicinò al letto e si sedette sul bordo osservandola dormire alla luce che filtrava dalla finestra. Le accarezzò i capelli con infinita tenerezza e la chiamò.
_Diana. Diana. _ Sussurrò.
Diana sentendo la voce dell’amato si svegliò di colpo.
_Khristian. Sei già qui? Come hai fatto a ritornare così in fretta? _Gli domandò abbracciandolo.
_La voglia di stare con te mi ha fatto volare. Dovevo parlarti subito. _Terminò con voce grave.
_Adesso no Khristian. Non voglio sentire quello che hai da dirmi. Abbracciami soltanto. _Chiese Diana ben sapendo qual era stata la risposta di Mary.
Tanti auguri di buon natale e felice anno nuovo.
Questi due nuovi capitoli sono il mio regalo per voi lettori... spero vi piacciano ...
Arrivederci al prossimo anno!!!! KP

giovedì 27 novembre 2008

Addio!....no arrivederci!

Khristian stava vestendosi, quando da palazzo arrivò un valletto della regina con una convocazione urgente per lui.
Lesse il sintetico messaggio e si avvide che era atteso per quello stesso giorno. Difatti, il valletto aspettò che si preparasse per accompagnarlo subito a corte.
Come aveva fatto la regina a sapere che si trovava a Londra?
Era chiaro che Elisabetta avesse occhi e orecchie dappertutto, ma non riteneva di essere così importante da esser controllato. Avrebbe dovuto fare più attenzione in futuro.
Non si era di certo aspettato una convocazione così rapida, quando aveva chiesto udienza a sua maestà. Aveva pensato di dover attendere dei mesi prima d’essere ricevuto.
Adesso, avrebbe dovuto disdire l’appuntamento che aveva con Diana. Gli dispiaceva ma non poteva fare altrimenti.
Prese un foglio di carta e, molto velocemente, scrisse poche, formali parole, consegnandolo ad un servo affinché fosse recapitato a casa di Diana.
Non si permise di scrivere niente di personale, per timore che qualcuno potesse leggerlo e tirare le conclusioni più ovvie.
Arrivato a palazzo, fu introdotto nella sala delle udienze che stranamente era vuota. Pensava di trovarvi decine di persone che attendevano di conferire con la regina ed invece, con suo sommo stupore, era il solo a dover essere ricevuto.
Dopo un tempo che a Khristian parve un secolo, la regina fece il suo ingresso con l’immancabile sir W.Cecil al suo seguito.
Ad un cenno della sovrana, Khristian si avvicinò e s’inginocchiò in una riverenza.
_Vostra maestà, sono onorato di essere stato ammesso alla vostra regale presenza in tempi così brevi. _ Esordì Khristian.

_Alzatevi lord Dewey. Vi abbiamo convocato inseguito alla vostra richiesta di conferire con la nostra persona. Dunque, senza perdervi in inutili giri di parole, chiariteci il motivo per il quale avete espresso il desiderio di essere ricevuto a corte con urgenza.
Era strano per Khristian sentirsi interpellare con il suo titolo. Aveva sempre insistito che gli altri si rivolgessero a lui chiamandolo con il suo nome, e non con quello di una proprietà. Tutti lo conoscevano semplicemente come il capitano Lankaster.
_Non intendo importunarvi più del necessario, quindi, vostra maestà, vi esporrò brevemente le due questioni che mi stanno a cuore. La prima riguarda lady Templeton.
Suo fratello, il visconte Lucas Templeton è deceduto durante lo scontro con gli spagnoli lo scorso mese di luglio. Era il mio vice oltre ad essere il mio più grande amico e, giacché non esistono eredi maschi in linea diretta, lady Templeton perderà tutti i suoi beni che ritorneranno alla corona, lasciandola così quasi priva di mezzi. E’ per questo motivo che, come intimo amico della sua famiglia, mi sono permesso di intercedere presso di voi affinché, la signora non perda le sue proprietà.
_Milord, spero vi rendiate conto di cosa ci state chiedendo. Non è possibile per lady Templeton ereditare né il titolo né le terre ma, dato che siete voi a chiedercelo, vedremo di risolvere, per quanto possibile, quest’incresciosa faccenda. Anzi, decidiamo subito di consentirle di mantenere la proprietà delle terre e la rendita che esse produrranno per un anno a partire da oggi. Durante quest’anno dovrà cercarsi un marito. In attesa che si sposi, nomineremo un tutore che si prenderà cura di lei e delle sue proprietà durante questo periodo. Lord Dewey, stabiliamo di nominare voi suo responsabile, affidandovi il compito di trovarle marito a cui andrà il possesso del titolo e delle terre.
Se passato un anno lady Templeton non si sarà ancora sposata, il titolo tornerà alla corona e lei perderà il diritto sulle terre.
Ci fidiamo di voi Dewey. Siamo sicure che saprete consigliare la vostra protetta nel miglior modo possibile.
A Khristian parve che la terra si aprisse sotto i piedi e sprofondasse diritto nell’inferno.
Adesso, non solo Diana si sarebbe dovuta sposare, ma sarebbe stato lui a doverle scegliere il marito o avrebbe perso le sue proprietà.
_Milord, ci sembrate preoccupato. Forse non vi ritenete all’altezza di essere il tutore di lady Templeton? _Lo provocò la regina sapendo quale fosse il problema Khristian. _Se così fosse, sceglieremmo subito il candidato più adatto a sposare milady. O per caso non siete d’accordo con la nostra decisione?_ Finse di indagare, soddisfatta dallo scoro manto che si leggeva sul viso del giovane.
No, no. _ Si affettò a rispondere Khristian. _Mi ritengo capace di svolgere il compito di tutore. Quello che mi preoccupa è la seconda questione che ho da sottoporvi. _Mentì, tentando di pensare momentaneamente ad altro.
_Siate svelto milord, abbiamo cose più urgenti da considerare.
_Vostra maestà, ho chiesto la mano della signorina Bishop.
Molto velocemente Khristian spiegò la situazione e terminò il suo discorso con una precisa richiesta.
_In conclusione, vostra maestà, desidererei che prendeste sotto la vostra protezione la signora Bishop per aiutarla a rifarsi una reputazione. A suo figlio penserò io, dichiarando che ne sono il padre e tenendolo lontano dal marchio di figlio illegittimo. Se la signorina non dovesse accettare la mia proposta, vorrei soltanto che voi l’aiutaste a ritornare in seno alla società da cui proviene.
_Milord, proponendo il matrimonio alla signora Bishop, avete mancato di rispetto alla nostra persona. _Lo redarguì adirata la regina. _Nessun mio suddito, appartenente al vostro ceto sociale è libero di sposarsi senza aver chiesto il permesso a noi. Ma data la promessa fatta in punto di morte al vostro defunto fratello, vi soprassediamo e vi concediamo il permesso di sposarvi alla sola condizione che saremo noi a stabilire il momento giusto per questo matrimonio. Nel caso in cui la signora non accetti la vostra proposta, noi non faremo nulla per mutare la situazione di cui lei sola è la causa. Oltretutto, non permetteremo mai che voi riconosciate il figlio di vostro fratello come figlio vostro. Sarebbe un’ingiustizia verso il vostro erede legittimo che si vedrebbe strappare il titolo da un cugino o fratellastro illegittimo che sia, senza che questo n’abbia diritto.
Khristian era con le spalle al muro, adesso se voleva salvare la reputazione di Mary doveva sposarla e se voleva che Diana mantenesse le proprietà, che da sempre erano state in possesso della sua famiglia, avrebbe dovuto trovargli marito.
Avrebbe dovuto scegliere lui stesso il marito a Diana?
Avrebbe dovuto scegliere lui stesso con chi Diana avrebbe diviso il letto?
Era tutto disperatamente assurdo.
_Adesso milord, se avete terminato di espormi i vostri quesiti, disponiamo che vi congediate. Appena la signoria Bishop raggiungerà la vostra abitazione, vogliamo che si trasferisca a corte e porterete anche lady Templeton con voi. Vogliamo conoscerle e valutarle entrambe. Andate adesso e ricordate che vogliamo vi ripresentiate qui con entrambe. Quando sarete pronto mandateci una missiva e sarete ricevuti subito.
Khristian, con il cuore gonfio di delusione, si congedò con un inchino e uscì dal palazzo.
La regina vedendolo molto abbattuto di fronte alle decisioni che lei aveva prese, ne fu estremamente soddisfatta.
Aveva messo quello sciocco ragazzino con le spalle al muro. Adesso avrebbe capito che l’onore alle volte aveva un prezzo altissimo da pagare.
Era sicura che nel giro di pochi mesi il rampollo di casa Lankaster avrebbe capitolato, rinunciando a mantenere l’assurda promessa fatta al fratello.
Non sarebbe mai riuscito a trovare un marito per la donna che amava.
Ora, non restava che avvisare il conte.

Khristian doveva assolutamente parlare con Diana, e metterla al corrente della nuova condizione in cui si trovavano.
Era già buio quando uscì da palazzo e si diresse direttamente da lei.
Gli aprì un giovane maggiordomo che lo introdusse in casa e lo accompagnò fino alla biblioteca. Aspettò che questi ritornasse alle sue incombenze e poi si preparò a bussare, quando di colpo si trovò Diana tra le braccia. Un dolce profumo lo avvolse ottenebrandogli i sensi.
_Khristian sei tu! Finalmente sei qui! _Diana non riuscì a trattenersi trovandosi Khristian davanti. Anzi, sbattendosi proprio contro!
Lo tenne per mano e lo tirò in biblioteca per abbracciarlo.
_Dio quanto mi sei mancato! _Sospirò Diana.
Khristian ricambiò il suo abbraccio, rendendosi conto però di trovarsi in una situazione molto sconveniente tenendo Diana tra le braccia in una stanza buia con la porta chiusa.
_Diana non possiamo stare qui. Non è conveniente. Andiamo in un posto dove poter parlare in privato, ma che non crei maldicenze.
_Andiamo nel salotto. Anzi, se ti fermi a cena, potremo andare direttamente nella sala da pranzo. _Propose Diana non volendo che Khristian andasse via presto.
_Va bene. Rimarrò a cena. _Accettò
Si diressero nella piccola sala da pranzo color miele e Diana suonò per chiamare una cameriera perché disponesse tutto per la cena.
_ Anne, milord cenerà con me; dì alla cuoca di preparare per due. Intanto porta pure qualcosa da bere.
_Del vino andrà benissimo. Grazie. _Assicurò Khristian, in risposta alla muta domanda di Diana.
_Adesso vai e fa venire Rose a portare il vino ed apparecchiare la tavola. Sarà sempre lei a servirci stasera, tu occupati d’altro. Grazie Anne.
_Come desiderate milady. _E con un inchino, Anne lasciò la sala.
Khristian intanto si era spostato verso i divani disposti accanto alla portafinestra, e quando Diana lo raggiunse si accomodarono l’uno di fronte all’altro.
_Nessuno ci disturberà. Ho ordinato che fosse Rose a servire la cena, almeno potremo parlare senza timore che qualcosa esca da questa stanza. Ma cos’hai Khris? Mi sembri molto preoccupato. Il colloquio con la regina è andato male?
_Non puoi neanche immaginare quanto questo pomeriggio cambierà le nostre vite, Diana. La regina, alla mia richiesta di lasciarti la proprietà delle terre, mi ha nominato tuo tutore per un anno a partire da oggii, quindi sono responsabile della tua persona e del tuo comportamento oltre che delle tue terre e dovrò rispondere personalmente in caso di problemi.
Diana non credeva alle proprie orecchie. Non le sembrava una brutta notizia, anzi. La regina aveva permesso loro di intrattenere rapporti più stretti.
Khristian vedendo Diana farsi più serena si affrettò a spiegarle il risvolto della medaglia, con voce sempre più spenta.
_Non essere così contenta Diana, perché sempre a me, ha ordinato di trovarti un marito che dovrai sposare entro l’anno in questione.
A Diana sembrò che il tetto le precipitasse sulla testa, schiacciandola.
_Dio mio Khristian. Io non voglio sposare nessuno, se non posso sposare te.
_Allora perderai tutto. _ Rispose laconico, abbassando lo sguardo, sapendo d’essere lui la causa di tutti i problemi di Diana.
_Non m’importa. Preferisco vivere con mezzi modesti piuttosto che ricca e legata ad un uomo che non sei tu. _Si inalberò non volendo proprio soffermarsi sull’idea di sposare un altro.
_Diana io non desidero vederti sposata ad un altro, ma non voglio che tu viva in ristrettezze a causa mia. In ogni modo lascerò a te qualsiasi decisione; nel caso non accettassi di sposarti, io ti fornirò una rendita come ti ho promesso. Voglio che tu viva nel lusso con larghezza di mezzi.
_Khristian, ma come fai ad essere così freddo nei miei confronti?Mi stai parlando come se di me non t’importasse nulla. _ Si dispiacque Diana.
_Non dire sciocchezze Diana, è che ancora non sono riuscito a digerire le decisioni che ha preso la regina in merito alle nostre vite. Sono furioso perché non posso fare della mia vita ciò che voglio, e soprattutto perché non posso stare con te. Riguardo a Mary Bishop, se non accetterà di sposarmi, non avrà nessuna possibilità di ricostruirsi una reputazione e Anthony rimarrà un figlio illegittimo. Sono con le spalle al muro Diana e oltretutto, se Mary Bishop accetterà la mia proposta, sarà la regina a decidere il giorno del matrimonio. Può darsi, che una mattina si alzi e disponga di convocarci e farci sposare subito. Siamo delle pedine nelle mani d’Elisabetta. Le nostre vite non ci appartengono più. Le ho chiesto un favore e mi ha punito.
Khristian si sentiva come intorpidito dal gelo che si era impossessato del suo cuore. Non riusciva a vagliare le sue emozioni. Si sentiva come morto.
Realizzò solo in quel momento che aveva perso Diana, per il suo maledetto e stupido senso dell’onore.
Diana,da canto suo, avrebbe voluto urlare tutta la sua disperazione.
Il solo modo che Khristian aveva per restituire rispettabilità alla madre di suo nipote era sposarla e a lei rimaneva solo la possibilità di stare a guardare il suo amore per Khristian fatto a pezzi, così come sarebbe successo alle loro vite.
Diana incurante di che sarebbe potuto entrare chiunque dalla porta, si alzò senza lasciare il tempo Khristian di fare altrettanto e si gettò fra le sue braccia.
Lui la strinse forte a sé, soffocandone i singhiozzi contro il proprio petto.
_ Non piangere Diana. Ti prego. Non disperarti così. _ Cercò di consolarla Khristian accarezzandola dolcemente.
In quel momento, dopo un lieve bussare si aprì la porta e Rose entrò nella stanza. Vedendo Diana in una posizione più che compromettente si rabbuiò per preoccuparsi immediatamente quando ne udì i singhiozzi.
_Mia signora, cosa è accaduto? Per l’amor di Dio, non potete tenere un simile comportamento in casa, la servitù non è come in campagna. Vi ritrovereste con la reputazione a pezzi nel giro di un’ora. _ Disse guardando con severità Khristian.
_Rose ha ragione, Diana. _Convenne il giovane. _Se fosse entrato qualcun altro al suo posto, adesso, dovremmo trovare qualche scusa plausibile per giustificare il nostro comportamento. Su, basta piangere. _Continuò molto dolcemente, come se stesse parlando ad una bambina. _Ceniamo e lasciamo che sia la vita a condurci. Non possiamo fare altro; nessuna decisione ci spetta oramai. Dai non fare la bambina Diana, alzati e fammi un sorriso, non voglio ricordarti sempre in lacrime. _Concluse.
Finalmente Diana smise di piangere e, asciugatasi gli occhi, si alzò. Gli accarezzò il viso facendo scorrere un dito sulla bella bocca.
_Ti amo Khris. _Gli sussurrò incurante di Rose che si era allontanata e gli girava le spalle.
Quella che seguì fu una serata da dimenticare. Nessuno dei due mangiò, limitandosi a spiluccare nei piatti, fissandosi, persi ognuno nei propri angoscianti pensieri senza parlare. Non c’era niente da dire.
Quando Khristian decise di congedarsi, Rose uscì dalla sala, lasciandoli soli.
_Adesso devo andare. La mia permanenza non sarebbe giustificata oltre questo orario. Essendo il tuo tutore, la mia presenza in questa casa sarà più comprensibile agli occhi del bel mondo, ma dovremo fare molta più attenzione. Non abbatterti Diana. Abbiamo ancora del tempo a nostra disposizione, anche se estremamente breve. _ Le disse tenendola tra le braccia visto che diventava sempre più scoraggiata.
_E’ questo quello che mi angoscia Khristian. Il tempo scorre via senza posa, e a noi non resta altro che aspettare la fine di questa nostra vita insieme. Sapevo che sarebbe stato doloroso, ma non immaginavo quanto. Pensavo avessimo molto più tempo per noi. Era meglio rimanere nello Yorkshire, là avremmo avuto molte più libertà.
_Tornerò stanotte Diana. Te lo prometto. Lascia questa porta-finestra aperta e m’introdurrò da qui. _ Le assicurò
_Davvero?_ Domandò con entusiasmo Diana.
Certo. _Le garantì sorridendole. _ Nessuno riuscirebbe ad impedirmelo. Passeremo tutte le notti insieme. E’ la mia promessa.
Si baciarono, e dopo esser rimasti abbracciati per un breve istante si separarono. Khristian uscì dalla sala e richiuse la porta dietro di se.
Rose, che stava in attesa in un angolino sorvegliando la porta perché non vi entrasse nessuno, appena lo vide uscire si alzò, andandogli incontro.
Khristian, vedendola molto in ansia, decise di parlarle.
_Rose, grazie per quello che hai fatto per noi stasera. Voglio, inoltre chiederti scusa per le parole che ti ho detto l’altro giorno. I tuoi rimproveri, in fondo erano meritati. Se fossi rimasto lontano da Diana, come mi ero ripromesso all’inizio, ora non saremmo a questo punto. Stalle vicino quando me ne andrò, ha bisogno di te, credo che abbia la necessità di sfogarsi con qualcuno.
_Si milord. Non preoccupatevi. Mi prenderò cura della mia bambina come ho sempre fatto. Adesso venite, vi accompagno alla porta.
Diana rimasta sola, ripensò agli eventi di quella serata, afflitta da una profonda tristezza. Era seduta su un divanetto col volto tra le mani, quando Rose entrò.
_Diana, cosa è successo? Lord Lankaster era tremendamente preoccupato per te, e lo sono anch’io.
_Rose, il nostro tempo insieme sta per volgere al termine._ E così dicendo iniziò a raccontare tutto ciò che Khristian le aveva riferito.
_Mio Dio Diana! E’ una situazione terribile quella in cui vi siete messi, ma ricordatevi che per qualunque cosa io sarò a vostra disposizione. Non avete che da chiedere.
_Grazie Rose, sono fortunata ad averti al mio fianco. Ora desidero confidarti una cosa: stanotte Khristian tornerà a trovarmi, ed io voglio che ti assicuri che questa porta sia aperta al suo arrivo. _ Le ordinò, indicandole la porta finestra che dava all’esterno.
_Diana, ma cosa state dicendo? Non vorrete compromettervi proprio adesso, sapendo che non potrete stare insieme che per poco tempo?_ Domandò scandalizzata Rose.
_Rose, io mi sono già compromessa. Sono già stata a letto con Khristian. _Confessò Diana. _Aiutami ad incontrarlo fino a quando n’avremo la possibilità, per favore. _La supplicò.
_Diana speravo sinceramente che non avreste agito d’istinto. Ma ormai il danno è fatto, e non mi resta che aiutarvi.
_Grazie Rose. Le disse Diana abbracciandola.

Quella notte e tutte quelle che seguirono, per quasi due settimane, Khristian andò a trovare Diana.
Si amarono sempre con passione, seguendo il loro istinto, dandogli liberamente sfogo.
Rose li aiutò ad incontrarsi di notte e di giorno, ricoprendo agli occhi della società, il ruolo di chaperon.
Tutto questo durò fino a quando dallo Yorkshire, giunse la lettera del conte, in cui annunciava che la signorina Bishop era già arrivata.
_Devo andare, Diana. _Le disse abbracciandola un’ultima volta.
_Lo so. _Rispose Diana semplicemente.
_Tornerò subito, te lo prometto.
_Non farmi più promesse Khristian; da questo momento, non potrai più essere sicuro di riuscire a mantenerle. Addio Khristian.
_Arrivederci Diana. _ rispose invece lui e se n’andò.


Continua.....

lunedì 24 novembre 2008

Scogli all'orizzonte

Diana e Khristian tornarono a casa quando era già sera.
D’impulso Khristian andò a cercare suo padre; quel pomeriggio era stato molto illuminante per quanto riguardava i loro futuri rapporti.
Diana gli aveva fatto capire, con la dolcezza che la contraddistingueva, che non era giusto addossare tutta la colpa di quello che era successo al conte. Forse aveva spinto lui e i suoi fratelli verso la decisione di prendere la via del mare, ma alla fine erano stati loro a mettere il loro destino nellle mani di Drake.
L'aver saputo che aveva tentato di riportarli a casa in un periodo molto pericoloso, lo aveva stupito. Certo, loro non sarebbero tornati. Non erano dei vigliacchi. Non si sarebbero tirati indietro di fronte ad un reale pericolo, come si era poi rivelato la battaglia nella Manica pochi mesi prima, ma si erano imbarcati in quell’avventura, decidendo di fare del loro meglio affinché l’Inghilterra raggiungesse lo scopo di diventare la più forte potenza marittima, sia in campo militare sia in quello commerciale.
C’erano riusciti, pagando però, un prezzo altissimo.

Khristian trovò suo padre nello studio, intento a fissare il ritratto della moglie che era appeso sopra il grande camino spento. Non si accorse di lui fino a quando Khristian non lo salutò.
_ Buona sera padre.
Il conte si stupì di quell’inaspettata visita, intuendo immediatamente il cambiamento che era avvenuto in Khristian.
_Buona sera a te, figliolo. Vieni. Entra. Siediti qui. Mi fai compagnia bevendo con me un whiskey? _Esordì, felice che suo figlio l’avesse cercato per parlargli.
_No padre, non mi tratterrò molto. Desidero solo avvisarvi che domani intendo partire per Londra e vi rimarrò qualche giorno.
Volevo inoltre informarvi che ho chiesto la mano di Mary Bishop che, come voi saprete, è stata l’amante di Josh e da lui ha avuto un figlio. La sposo perché era desiderio di mio fratello e per dovere verso il piccolo Anthony. Può darsi che in questi giorni giunga dalla Scozia una lettera, in cui mi si informa quando intendono raggiungerci. _A quest’uscita, il conte tentò di interrompere Khristian.
_ No padre, non m'interrompete. Per favore, fatemi finire. Non so se accetterà di sposarmi, ma le ho promesso, in ogni caso, che farò di tutto per restituirle una buona reputazione.
Il conte non riusciva a credere alle scempiaggini che Khristian stava pronunciando ma la cosa che più lo sorprendeva era che suo figlio sembrava davvero convinto di ciò che stava dicendo.
_E cosa ne sarà di te e Diana? Cristo santo!!! Khristian te la sei portata a letto. Come puoi sposare un’altra, ora? Non ti credevo tanto scellerato. Che ne sarà di lei?
Khristian era andato a cercare suo padre pieno di buoni propositi. Sentirsi dare dello scellerato, però gli stava facendo saltare i nervi.
_Vi prego padre, non v’intromettete in questa storia. Ho promesso a Josh che avrei preso il suo posto, ed è quello che sto cercando di fare, anche se, devo ammetterlo, lo faccio a malincuore. Probabilmente non sarei dovuto andare in Scozia, ma cosa fatta capo ha, non intendo ritirare la mia offerta. A questo punto è una questione d’onore.
_ E l’onore che hai tolto a Diana? Per quello, che hai intenzione di fare? _ Insistette suo padre.
_Vi avevo pregato di non intromettervi. Non fate altre domande. Quello che c’è tra me e Diana è solo affar nostro.
_Fa come credi. Ma ricorda che mantenere la tua promessa, non ti sarà di compagnia dopo esserti sposato con una donna che non ami. Hai disonorato Diana, di questo dovresti vergognarti. Mi hai deluso. Stai ignobilmente prendendo in giro quella bambina. _Lo accusò, voltandogli le spalle.
_Diana è una donna adulta e sa quello che fa.
_No che non lo sa. _S’infervorò il conte, maledicendo la stupidità del gesto di Khristian. _E’ innamorata di te. E’ disposta a tutto per averti e se tu ne fossi davvero innamorato, non agiresti in questo modo. Ragiona col cervello Khristian, non con quello che hai tra le gambe. Il tuo comportamento è ignobile e spregevole. _Terminò saggiamente, senza troppi giri di parole.
Per Khristian, fu come se gli avesse toccato un nervo scoperto. Per evitare la violenta discussione che ne sarebbe seguita rimanendo nello studio, girò sui tacchi e se n’andò.
Perché, suo padre non capiva che non era riuscito a controllarsi e a fermarsi la notte prima?
Come poteva spiegargli il groviglio d’emozioni che s’intrecciavano nella sua anima?
Come poteva spiegare che, anche se la sua testa gli ricordava che era sbagliato approfittarsi di Diana, il suo cuore e il suo corpo n’erano attratti come da una calamita?
Il suo comportamento era spregevole, forse, ma non voleva che si mettesse in dubbio il suo amore per Diana. Lui non riusciva a concepire la sua vita senza di lei, ma si rendeva conto d’averla impostata in modo che lei non ne facesse parte.
Se quando era tornato dalla battaglia contro gli spagnoli, non fosse stato accecato dal dolore e dalla rabbia, non avrebbe proposto a Mary di sposarlo. Aveva agito d’impulso e adesso non sapeva come uscirne.
Dio santo! Sentiva il cervello andargli a fuoco; non poteva continuare a vivere in quel modo. Adesso più che mai, sentiva il bisogno di stare con Diana. Adesso più che mai, desiderava stringerla a sé e scorgere l’amore nei suoi occhi. Per troppo tempo n’era stato privato e ora non riusciva a farne a meno, come non poteva privarsi dell’aria.
Aveva fame e sete dell’amore che Diana gli offriva.
Aspettò pazientemente che si facesse notte fonda e le restituì la visita.

Diana era profondamente addormentata e non si accorse di nulla.
Khristian entrò dalla porta riservata alla servitù e prestando attenzione a non fare, il benché minimo rumore, raggiunse le camere padronali scivolandovi all’interno come un’ombra.
La stanza era illuminata solo dalla fioca luce lunare. Diana non aveva tirato le tende e la debole luce ne rischiarava la figura addormentata, coperta solo da un candido lenzuolo.
Khristian si tolse la giacca, la camicia e gli stivali e si sdraiò di fianco.
Diana aveva il volto coperto dai capelli che erano sciolti sul cuscino. Con estrema delicatezza Khristian glieli scostò dal viso, accarezzandola.
Il solo guardarla gli riempiva il cuore d’amore. Decise che non l’avrebbe svegliata, gli bastava stare al suo fianco.
Si addormentò per svegliarsi con Diana rannicchiata tra le braccia, completamente nuda, e il suo autocontrollo andò in frantumi.
Diana non capiva se stesse sognando o se veramente Khristian la stesse baciando e accarezzando; l’unica cosa di cui era certa era che, in un caso o nell’altro, non voleva che smettesse. Quando le carezze divennero più audaci, Diana capì che quello che le stava facendo Khristian era reale e non solo un sogno indecente. Aprì gli occhi e lo guardò alla fievole luce lunare.
_Amore, che bel risveglio! _Bisbigliò Diana.
_Non sono riuscito a starti lontano. Ho bisogno di te ogni istante. Non so come riusciremo a vivere se dovrò sposarmi.
_Non pensiamoci adesso Khristian. Viviamo questi momenti meravigliosi senza rovinarli con la paura del futuro. Se non potremo avere altro dalla vita, almeno avremo i nostri ricordi.
_Ti amo, più della mia stessa vita Diana.
Fecero l’amore con disperazione, come se dovesse essere l’ultima volta. Si diedero l’uno all’altra senza riserve con una foga che li lasciò senza fiato e Khristian riversò la sua essenza in lei.
Fu una notte indimenticabile, di cui avrebbero avuto per sempre un ricordo straordinario.
Prima dell’alba, anche se a malincuore Khristian lasciò Diana addormentata, e nonostante fosse felice per la notte passata con lei, sentiva come se un macigno gli stesse schiacciando il cuore.
Le tolse una ciocca di capelli dal viso e la guardò con tenerezza.
_Ti amo Diana._ Le disse in un soffio e come un’ombra, nello stesso modo in cui era arrivato, se n’andò.

*************************************

Poche ore dopo Khristian si ripresentò a casa di Diana. Era ora di partire.
_Buon giorno milord. Prego accomodatevi, avvertirò la signora che siete arrivato. Venite. Vi faccio strada. _La signora Simpson, lo accompagnò nel salottino in cui aveva atteso Diana il giorno precedente e quel giorno, lei non tardò a raggiungerlo.
Era radiosa e a stento si trattenne dal gettarsi tra le sue braccia. Indossava un abito da viaggio di nero, ma ugualmente sembrava una rosa. Era bellissima.
_Buon giorno milord. Come state? _Gli chiese maliziosa facendogli l’occhiolino.
_Bene grazie. Noto con piacere che anche voi state bene, oserei affermare addirittura, che siete raggiante.
_Beh! Diciamo che un’ottima notte di ‘riposo’ è un portento per avere un aspetto magnifico.
Khristian sorrise a quell’uscita di Diana. Era straordinaria.
_Mia signora, credo sia ora di partire. Se siete pronta potremo metterci in viaggio.
_Si milord, i miei bagagli sono già partiti all’alba. Quindi, possiamo avviarci anche subito. Se non vi dispiace preferirei viaggiare a cavallo, è una splendida giornata e vorrei approfittarne prima che arrivi la brutta stagione._Propose Diana, che non aveva voglia di rinchiudersi in una carrozza insieme a Rose. Era impensabile dover passare delle ore insieme senza poter parlare con lui liberamente.
Viaggiarono magnificamente, discorrendo di vari argomenti e facendo spesso commenti maliziosi sul loro rapporto, stando attenti a non farsi udire dal cocchiere che conduceva la carrozza che gli veniva d’appresso con a bordo la cameriera Rose.
Quando si fece sera, alloggiarono presso una locanda e ripresero il viaggio all’alba del giorno seguente. Diana divise la camera con Rose e Khristian non chiuse occhio per tutta la notte, sapendola vicinissima e assolutamente inavvicinabile. Fu così per i successivi due giorni. La tensione e il desiderio fra loro, era palpabile. Era come in mare, quando prima di una tempesta si percepiva una certa elettricità nell’aria.
Giunti a Londra, Khristian accompagnò Diana alla sua abitazione cittadina e si fermò appena il tempo per fare uno spuntino che la cuoca aveva preparato.
Rimasti soli in una piccola sala da pranzo, Khristian e Diana ne approfittarono per decidere liberamente quando vedersi, senza dover parlare dandosi del voi.
_Ci vedremo domani Diana. Passerò a prenderti nel pomeriggio per fare una cavalcata nel parco. Non possiamo farci vedere troppo spesso insieme, altrimenti presto nasceranno pettegolezzi. Non che per me faccia differenza, ma non voglio assolutamente trascinare il tuo nome nel fango.
Si avvicinarono alla porta e Khristian, con un piede la bloccò, per evitare l’invadenza di qualche servo e baciò Diana.
Si guardarono negli occhi e per un attimo sembrò che il tempo si fosse fermato. Con un ultimo, piccolo bacio si salutarono.
Diana non lo accompagnò alla porta, detestava vederlo andar via, ogni volta poteva essere l’ultima. Presto sarebbe arrivato il giorno in cui non sarebbe più tornato.
Si avvicinò alla portafinestra che conduceva nel piccolo giardino della casa. Uscì fra le aiuole perfettamente potate e rimase a passeggiare per alcune ore, riflettendo sugli avvenimenti degli ultimi giorni.
Ripensò al giorno in cui Khristian era tornato dalla Scozia, ripensò alla notti trascorse insieme e si rese conto che la sua vita era legata da un filo sottilissimo ad una sconosciuta.
Nutriva una debole speranza che Mary non accettasse di sposare Khristian, ma alle volte lo sconforto la prendeva alla sprovvista, come in quel momento, e le lasciava un gusto amaro in bocca. Anche sperando in una risposta negativa, era certa che Mary avrebbe detto di sì, non fosse altro che per suo figlio e lei avrebbe perso Khristian per sempre.
Non sarebbe riuscita a diventare la sua amante come aveva pensato, avrebbe sofferto troppo a vederlo con lei. Rose aveva ragione.
Passò una notte insonne piena di dubbi e di pensieri angoscianti, la mattina successiva scelse di non far colazione, preferendo passare la mattinata a fare un bagno rilassante e prepararsi per il pomeriggio.
Nonostante avessero passato la notte e tutta la mattina successiva insieme, aveva notato negli occhi di Khristian, una pena infinita, ma non aveva avuto il coraggio di chiedergli il motivo di tanta tristezza, sicura di conoscere già la risposta. Si sentiva esattamente come lei.
Convinse Rose ad acconciarle i capelli in maniera elaborata e indossò un abito da pomeriggio nero, molto modesto, poiché era ancora in lutto stretto e quindi non si poteva permettere frivolezze.
Intorno alle due del pomeriggio, arrivò un biglietto: era per lei, da parte di Khristian.
Ruppe il sigillo e lesse il contenuto, riconoscendo subito l’elegante grafia:
“Diana carissima,
Non potremo incontrarci questo pomeriggio come d’accordo poiché mi è sopraggiunta pochi istanti fa, una convocazione da parte di sua maestà la regina Elisabetta.
Come puoi capire non posso esimermi dall’andarci, dato che mi è stata fatta espressa richiesta di raggiungere la corte subito.
Ti prego di volermi perdonare.
Con devozione
Khristian L.”
La delusione si dipinse sui tratti di Diana, quando lesse lo striminzito biglietto.
Non c’era nessuna dimostrazione d’affetto, non una parola rassicurante fra quelle righe così raffinatamente scritte. Era così impersonale, come se a scrivergli fosse stato un estraneo e non il focoso amante delle notti passate insieme.
Con la pena nel cuore, sciolse l’elaborata acconciatura e si cambiò d’abito sotto lo sguardo preoccupato di Rose.
Si chiuse in biblioteca e vi rimase fino a sera.
Tentò di leggere un libro ma, dopo poche righe, il suo pensiero si disperse come finissima rena soffiata via dal vento.
Khristian la ossessionava e il pensiero di perderlo la stava divorando. Si sentiva tranquilla soltanto, quando si trovava tra le sue braccia e il non poterlo vedere quando desiderava, la faceva star male.
S’impose di non piangere, ma le lacrime vennero giù da sole e con un gesto stizzito le asciugò alzandosi per uscire da quella stanza che, da rifugio, si era trasformata in una prigione di tristezza.
Spense le candele e al buio, tastoni trovò la porta.
L’aprì e andò a sbattere contro un solido torace maschile......


Continua.......

domenica 2 novembre 2008

"Sei tu mia moglie"




Dopo pochi minuti di sonno, Khristian tornò alla realtà svegliandosi di colpo. Diana non poteva rimanere là. Presto la servitù si sarebbe alzata e lei non sarebbe potuta tornare a casa senza che qualcuno si accorgesse di lei.
Si sciolse dal suo abbraccio e la svegliò.
_Diana. Diana, svegliati su amore. Dai, non puoi rimanere qua. Diana su. Non fare la bambina.
Un mugolio le sfuggì dalle labbra e con grande difficoltà sbattendo più volte le palpebre aprì gli occhi.
_Adesso vado via. Un attimo ti prego. _Bofonchiò intorpidita dal sonno.
_Non c’è tempo, se ti scoprono qui saremo nei guai. _La incitò, vestendosi.
Con enorme fatica, Diana si alzò e si rivestì insonnolita e lo seguì in un dedalo di corridoi nell’ala che era in disuso.

Quando furono fuori, Diana rabbrividì per frescura dell’aria mattutina.
_ Mi dispiace Diana, non ho preso nulla per coprirti, anch’io sono in maniche di camicia e non possiamo porvi rimedio adesso, come stanotte._ Sostenne sorridendo, ricordando le parole di quando lei era piombata nella sua stanza.
_Beh ! Pazienza. Vorrà dire che farò una corsa fino a casa e mi metterò subito a letto.
Khristian l’accompagnò lungo il sentiero che collegava le due abitazioni tenendola per mano e si fermò tra gli alberi per non essere visto da qualche servo già sveglio.
_Ciao Diana. Già mi manchi. _Le assicurò, abbracciandola.
_Quando ci rivedremo Khristian?
_Passerò a prenderti intorno alle tre e faremo un pick-nick alla spiaggetta. Ti piace come programma?Propose baciandola delicatamente sulle labbra imbronciate.
_Naturalmente, Khristian. Ora corro, altrimenti Rose si accorgerà della mia assenza.
Si diedero un ultimo bacio e si lasciarono.

Khristian la guardò sparire in casa e soltanto quando lei si affacciò per assicurargli che tutto era tranquillo, tornò sui suoi passi.
Arrivato a casa vide che suo padre era tornato. Stava scendendo in quel momento dalla carrozza. Non aveva voglia di incontrarlo. Non in quel momento perlomeno. Adesso non era in grado di fronteggiarlo, non sarebbe stato capace di gestire al meglio le proprie emozioni.
Era troppo stanco e soprattutto troppo soddisfatto per arrabbiarsi con lui.
Anche se Khristian fece l’impossibile per non farsi notare, il conte Tomas, scendendo dalla carrozza, vide distintamente che l’aveva evitato, introducendosi in casa dall’entrata riservata alla servitù. Non si preoccupò più di tanto però, perché sapeva che era inutile discuterci finché non avesse sbollito la rabbia. Ad ogni modo, quel giorno avrebbero dovuto parlare per forza.
Entrò in casa, si fece servire la colazione e in seguito si fece preparare un bagno.
Sapeva di non potergli proibire di sposare Mary Bishop, anche perché era capacissimo, per fargli dispetto, di affrettare i tempi e, per questo motivo, si era rivolto alla regina in persona. Intanto che si serviva una bella porzione di bacon, ripensò alla conversazione che aveva avuto con la sovrana.
Elisabetta lo aveva ricevuto nelle sue stanze private, rifiutando anche la presenza del suo più fedele segretario, W. Cecil, poiché sapeva che se il conte Lankaster le aveva domandato udienza doveva essere sicuramente per qualcosa d’importante e personale.
Arrivato alla sua presenza, il conte s’inginocchiò.
Quanto tempo era passato!
Quando si erano conosciuti lei era una giovane donna, libera dal peso della corona, poiché era soltanto terza nella linea di successione al trono ed era soprattutto bisognosa di protezione contro i continui intrighi di corte.
Era stato il suo più fedele alleato e protettore, sempre attento che i complotti non si traducessero in vere e proprie minacce alla sua incolumità.
Non sempre, però egli vi era riuscito: infatti, nel 1554 Elisabetta, sospettata di connivenza con gli oppositori della politica religiosa di Maria la Cattolica, fu imprigionata per due mesi nella torre di Londra per poi essere relegata a Woodstock sotto stretta sorveglianza. Ma finalmente, nel 1558 ebbe la sua rivincita diventando a soli venticinque anni regina, lo stesso anno in cui era nato Khristian.
_ Quale onore, caro Tomas…a cosa dobbiamo la vostra gradita e inaspettata visita? _Aveva esordito Elisabetta.
_ Anzitutto, voglio ringraziarvi per il tempo che avete così gentilmente acconsentito di dedicarmi e vi chiedo perdono se in qualche modo la mia richiesta vi causerà rincrescimento. ”
La regina aveva sbuffato poco regalmente.
_Non perdetevi in inutili salamelecchi Tomas. Non è da voi. Siete stato sempre una persona diretta, non avvezza ad inutili giri di parole. Dunque, venite subito al punto. La nostra persona è molto curiosa di sapere perché avete richiesto un’udienza privata e oltretutto in tempi così brevi.
_Vostra maestà, è in nome della nostra antica amicizia che oggi sono qui, affinché mi concediate un gesto della vostra benevolenza.
Il conte Tomas, aveva raccontato nei particolari tutto quello che Diana gli aveva riferito in merito al fatto che Khristian intendeva sposare la fidanzata del suo figlio minore. Le raccontò della promessa fatta al fratello morente dopo la battaglia che aveva visto la sconfitta dell’Invincibile Armata per mano degli inglesi.
_Ebbene, Tomas qual è la vostra richiesta?
_Vorrei che, la vostra maestà impedisse questo matrimonio senza tuttavia vietarlo, salvando la reputazione della signorina Bishop, il tutto tenendo fuori me. Non voglio che mio figlio abbia sentore che in questa faccenda ci sia la mia mano. Non desidero che lo proibiate perché è necessario capisca che, se nella vita l’onore è importante, quando un sentimento raro e inestimabile come l’amore si degna di bussare alla tua porta, gli si deve assoloutamente assolutamente aprirgli e metterlo al primo posto.
_ Siete stato sempre un romantico. Sembra che voi parliate per esperienza.
_ Difatti e così. Non sposai la madre dei miei figli per amore. Questo fu un sentimento che venne solo in seguito, e difatti non appena me ne resi conto abbandonai Londra per dedicarmi alla mia famiglia. Fino alla nascita di mio figlio Khristian, rimasi sempre a corte. Quando voi saliste al trono decisi di trasferirmi, lasciandovi nelle sapienti mani del mio amico Cecil”.
_ Siete stato un buon amico, caro conte. Crediamo che se non fosse stato per voi, noi non saremmo qui oggi. Per questo, intendo aiutarvi, ma temo che per quanto astuta io possa essere, forse voi ci sopravvalutiate. L’unico modo per far ragionare vostro figlio è il tempo. Non possiamo fare altro che costringerlo ad aspettare. Riguardo alla signorina Bishop, rimettere in sesto la sua reputazione con un figlio illegittimo, sarà difficile.
La regina era alla ricerca di complimenti.

Il conte sapeva che, se lei voleva, era in grado di fare tutto ciò che desiderava.
_Vostra maestà, sono venuto qui da voi poiché vi ritengo, capace di realizzare questa mia richiesta. Un’intelligenza acuta e vivace come la vostra non può indubbiamente fallire. Penso tuttavia, che questo documento possa facilitare la riabilitazione della signorina Bishop, lavando la macchia sulla sua reputazione fatta dalla relazione clandestina che intrattenne con mio figlio, cinque anni or sono.
Il conte porse alla regina un certificato di nozze su cui figuravano i nomi della signorina Bishop e di suo figlio, con la data risalente a prima della sua partenza.
_Non vi domanderemo come siete venuto in possesso di questo certificato, poiché crediamo si tratti di un documento di non comprovata veridicità, ma sarà sicuramente utile.
Credo tuttavia, che dovreste parlarne alla signorina in questione, anche se non potrebbe negare di essersi sposata dato che sul certificato sarà apposto il nostro sigillo.
_Vi ringrazio vostra maestà. Vi sono debitore. _ Rispose Lord Tomas con un sorriso compiaciuto stampato sull'affascinante viso
_ Tomas, avete sacrificato la vita di due vostri figli per la corona; sono morti con onore e il visconte, nonostante abbia deciso di ritirarsi dalla guerra di corsa, è stato uno dei migliori corsari dopo Drake; merita senza dubbio un poco di serenità, se non felicità. Vi offrirò questo, come ricompensa per i vostri servigi passati.

Il conte tornò alla realtà con l’angosciante ricordo dei suoi figli caduti, e smise di far colazione. Immediatamente salì nei suoi appartamenti, rimanendovi il tempo di fare un bagno e di cambiarsi, in seguito andò a cercare Khristian.
Lo trovò nella sua stanza da letto, allo scrittoio, mentre apponeva il sigillo dei Lankaster.
_Avanti. _Invitò Khristian, senza voltarsi, pensando si trattasse della servitù.
_Buon giorno, Khristian. _ Lo salutò il conte.
Sentendo la voce di suo padre, Khristian si alzò di scatto come un bambino colto a fare una birichinata.
_ Padre!!! A cosa devo l’onore di una vostra visita? _ Domandò serafico.
_Voglio parlarti.
_Io no. _ Fu la laconica risposta di Khristian, sedendosi nuovamente, fingendo una calma che in realtà non possedeva.
Il conte non era pronto certo ad arrendersi, e cercando un pretesto per convincerlo a discutere con lui, volse lo sguardo sul letto disfatto dove una macchia di sangue faceva bella mostra di sè, nel centro delle lenzuola. Forse, dopotutto, le cose si sarebbero aggiustate da sole; era sicuro che la donna che aveva passato la notte con Khristian fosse Diana.
Khristian si accorse della direzione che gli occhi di suo padre avevano preso e vedendo spiccare la macchia vermiglia sulle lenzuola candide, imprecò nella sua mente contro se stesso e la sua stupidità.
_Vedo, figliolo che stanotte ti sei dato ai bagordi. _Constatò con fare sornione il conte.
_Non è affar vostro cosa faccio o non faccio nelle mie stanze. _Rispose infuriato Khristian. Ci mancava solo una predica.
_Potrebbe esserlo, dato che la ragazza in questione era vergine. Non vorrei che qualche padre infuriato chiedesse soddisfazione sfidandoti a duello, né tanto meno desidero che il mio erede nasca illegittimo.
_Non avrete nessun erede illegittimo né tanto meno verrà mai padre o fratello a chiedere soddisfazione. Vi pregherei di smetterla con questi discorsi.
Il conte cambiò tattica.
_Visto che non hai intenzione di parlare con me, lasciamo stare. _ Fece per andarsene e all’ultimo momento, si voltò per dimostrare al figlio che non era uno stupido e che aveva compreso chiaramente chi si era portato a letto.
_Ah dimenticavo: quando incontrerai Diana, salutala da parte mia e ricordale che l'aspetto una sera di queste a cena. E falla entrare dalla porta principale. _Aggiunse provocatorio.
_Non vi permetto di fare certe insinuazioni, padre. _Cercò di difendersi Khristian.
_Non sto insinuando niente Khristian, sto dicendo chiaramente che ho capito benissimo che stanotte Diana è stata qui. Non avresti portato nessun’ altra nel tuo letto.
Khristian non replicò. Suo padre aveva ragione.
_Touché figliolo?_ Disse beffardamente il conte andandosene via.

_Mille volte maledizione._ Imprecò Khristian, dando un pugno alla parete, dopo che il padre se ne fu andato.
Cosa avrebbe dovuto fare adesso? Non voleva che si dubitasse della reputazione di Diana.
Non credeva che suo padre spifferasse ai quattro venti che lui l’aveva disonorata, ma non gli piaceva il fatto che qualcuno sapesse di loro due.
Avrebbe voluto serbare il ricordo di quei momenti soltanto per loro.
Si voltò a guardare verso lo scrittoio e si ricordò della lettera che aveva appena finito di sigillare.
Suonò e quando il suo valletto arrivò, gliela consegnò perché fosse recapitata a Londra. Era indirizzata alla regina Elisabetta I.
Si lavò e si cambiò d’abito. Indossò una camicia di lino senza gale, col collo finemente ricamato, e un paio di pantaloni neri abbinati alla giacca del medesimo colore. S’infilò un paio di lucidi stivali al ginocchio e un tricorno e uscì per recarsi da Diana. Non poteva aspettare fino al pomeriggio.
Scendendo incontrò suo padre e si voltò dall’altra parte.
Il conte non gli diede peso e sorrise fra sé. Chiamò il valletto al quale Khristian aveva consegnato la lettera e volle sapere a chi fosse indirizzata, rimanendo soddisfatto dalla risposta del servitore.
Khristian prese il suo cavallo e dopo averlo sellato personalmente, si precipitò, a rotta di collo, da Diana.
Fu accolto calorosamente dalla governante, la signora Simpson, ma quando Rose lo vide gli scoccò un’occhiata che avrebbe potuto annientarlo.
_Accompagno io milord nel salotto, non vi preoccupare, tornate pure alle vostre incombenze. _Assicurò Rose alla governante.
_ Prego milord, seguitemi. _Continuò rivolgendosi a Khristian con tono poco socievole.
Arrivati nel salotto, la cameriera si rivolse a Khristian come avrebbe fatto con un suo pari e, soprattutto, come una madre molto in ansia ber la sua bambina.
_Milord, non credo che la relazione che avete instaurato con milady sia auspicabile dato che non intendete sposarla. Perciò vi chiedo: se davvero le volete bene come lei afferma, lasciatele fare la sua vita. Non legatela a voi se non potete darle l’onorabilità e la rispettabilità del vostro nome. Dopo avervi atteso per un lustro, credo che meriti più che d’essere la vostra amante. _Terminò diretta, Rose.
_Non credo sia affar tuo, donna, nè sei nella posizione di chiedere qualcosa. Non sta a te decidere cosa devo o non devo fare con la tua padrona, non permetterti mai più di rivolgerti a me in questo tono o di rivolgermi la parola se non per compiti che hanno attinenza con il tuo lavoro.
Non era da Khristian parlare in quel modo neanche al più umile dei servi, ma sentire qualcuno che dava voce ai propri pensieri, era davvero troppo.
Sapeva benissimo che non avrebbe dovuto avvicinarsi a Diana per nessun motivo, dato che non poteva sposarla, ma l’istinto era più forte della ragione. L’istinto e l’amore.
Avrebbero dovuto mettere fine anche troppo presto alla loro relazione e non voleva che i pochi giorni che avevano a loro disposizione fossero sciupati.
Si accomodò e dopo quasi mezzora d’attesa Diana lo raggiunse, lasciando per dovere di convenienze la porta aperta.
_Come mai, siete venuto a trovarmi, milord?_ Disse a beneficio della servitù, facendogli intanto l’occhietto.
_Sono venuto, anche se mi rendo conto che l’ora è poco consona ad una visita di cortesia. Vedo che avete l’aria stanca, non avete riposato bene? _Le domandò facendola arrossire. _ Sono passato a salutarvi, dato che sto per partire, volevo però invitarvi a farmi compagnia durante il viaggio visto che anche voi siete in partenza.
Diana fu colta alla sprovvista e non sapeva come rispondere. Avevano deciso che non sarebbe partita almeno per alcuni giorni, ma evidentemente Khristian ci aveva ripensato. Perchè?
_Mio padre è tornato, e dato che sarei dovuto andare lo stesso a Londra, prima o dopo non fa grossa differenza. Che ne dici di partire domani? _Bisbigliò Khristian, rispondendo alla sua muta domanda.
_ Milord, mi farebbe piacere viaggiare in vostra compagnia. Ditemi quando intendete partire e predisporrò tutto per il viaggio. _Rispose a beneficio della servitù.
_Voglio parlarti in privato e non credo sia il caso che venga a prenderti io oggi. Poi ti spiegherò. Ci vedremo al promontorio, all’ora stabilita. _Sussurrò.
_Come preferisci. _Acconsentì, non senza una punta di nervosismo.
_Adesso vado via; voglio far preparare le mie cose. Domani mattina, per le nove potremo metterci in viaggio.
_Va benissimo. A Londra mi attendevano oggi quindi già adesso sarà tutto pronto per il mio arrivo. Non c’è nessun problema.
Khristian la salutò, baciandole l’interno del polso, accarezzandole la tenera carne con il mento reso ispido dalla barba non ancora rasata e, dopo averla guardata tanto intensamente da farla arrossire, senza dir nulla si congedò. Quello sguardo carico di passione era molto eloquente anche da solo.

Quando furono le due passate Diana, preparata di tutto punto e abbigliata con un’enorme gonna come imponeva la moda, si recò al suo appuntamento con un cestino colmo di prelibatezze. Non volle dire a nessuno dove stava andando. Ordinò alla cuoca di preparare un cesto con delle vivande, che avrebbe consumato fuori all’aperto, giustificandosi col fatto che dopo essersi trasferita a Londra sarebbe stato molto più difficile concedersi simili libertà e Rose, dimostrò chiaramente il suo disappunto.
Sapeva di essere uscita dalle regole troppe volte, ma l’indomani avrebbero raggiunto Londra e lì nessuno sapeva del loro passato d’amici e poi di fidanzatini, né tanto meno della relazione che avevano adesso. Per Londra sarebbero stati solo vicini di casa.
Khristian era già alla quercia ad attenderla nel momento in cui Diana vi giunse e quando si avvicinò per prenderle il cestino che lei stava portando, era chiaro il suo turbamento.
_Ciao amore mio. _ Disse passandogli il cestino e gettandosi fra le sue braccia.
_Ciao Diana._ Rispose baciandola.
Khristian aveva un foulard di seta nera legato sul capo, alla maniera corsara, e Diana pensò quanto le abitudini fossero dure da perdere.
_Ciao pirata, sei qui per rapirmi? _Domandò, scherzosamente Diana.
_Si, ti porterò dove il mare si confonde col cielo, dove le spiagge sono bianche e i mari cristallini.
_Che meraviglia! _Sospirò immaginando il paradiso descrittola Khristian. _E dov’è questo posto? _Domandò estasiata.
_Ti porterò ai Carabi, nel mio covo segreto, dove nessuno ci potrà mai trovare.
Magari!, pensò Khristian desiderando ardentemente di poterlo fare veramente.
Diana rise, ma Khristian, nonostante scherzasse con lei, sembrava assente.
_Che hai mio bel pirata?_ Domandò scherzosamente, ma facendogli capire che intuiva che qualcosa non andava.
_Sarebbe meglio non scendere oggi sulla spiaggia, anche perché, con quel vestito non riusciresti a percorrer il sentiero. Credo sia meglio fermarci qui. Sotto questa quercia staremo al fresco. Vorrei parlarti e laggiù non ci riuscirei. Quando stiamo insieme per me è difficile non toccarti, e non credo riuscirei a fermarmi solo a questo. _Le confessò sinceramente Khristian facendola arrossire anche se un'ombra di ansietà le percorse il volto niveo.
_Mi stai facendo preoccupare Khris. Cosa è successo? _Gli domandò.
_Diana ascoltami e non fraintendermi. _Cominciò Khristian. _Io sono felice di ciò che è successo fra noi stanotte, ma è stato un grosso errore che andrà sicuramente a tuo discapito se non potremo sposarci. Possedendoti ti ho messa in una posizione poco invidiabile. Rose, mi ha fatto sentire più verme di quanto già mi sentissi. _Le rivelò.
_Rose? Che c’entra lei, adesso?
_Abbiamo parlato stamattina, e non ha fatto altro che ripetermi le cose che già pensavo.
_Mi vuoi lasciare Khris? _Gli domandò sconvolta Diana.
_Non ci penso nemmeno. _La rassicurò abbracciandola._ Voglio solo che tu sappia che sono pienamente consapevole di aver sbagliato con te in ogni decisione che ho preso, ma io non riesco staccarmi da te. Sono innamorato di te e non voglio rinunciare a starti vicino prima del tempo.
Se potessi tornare in dietro, cancellerei tutto il male che ti ho causato con le mie scelte. Non vorrei mai vederti soffrire, ma so che succederà se non potrò sposare te. Soffrirai tu e io con te, ma il mio dolore, per quanto grande sarà sopportabile sapendoti felice.
_ Khris, non farti carico di colpe che non hai. _Affermò Diana, accarezzandogli il viso, perdendosi nel verde smeraldo dei suoi occhi. _Ti sono piombata in camera e ti ho chiesto io di fare l’amore, _ disse arrossendo _ tu mi hai lasciato il tempo di andarmene e mi hai dato la possibilità di fermarti. Io ho voluto, con tutta me stessa, stare con te Khris, forse molto più di quanto lo desiderassi tu.
_Non dire sciocchezze. Diana ti volevo talmente tanto da starci male. Con la bocca ti dicevo di andare e con il cuore ti supplicavo di restare. _Le confessò.
Mise la mano nella tasca della sua giacca e tirò fuori una scatolina di velluto rosso. L’aprì e la porse a Diana. Dentro c’era un anello.
_E’ per te. _Le disse. _Voglio che sia solo tu a portarlo. Davanti a Dio sei e sarai sempre mia moglie. Dio non ha necessità di un pezzo di carta e nel suo nome Diana ti giuro che amerò te sola. Se il destino sarà benevolo con noi, lo griderò al mondo intero. Non c’è, né ci sarà mai, un’altra donna degna di portare quest’anello.
Diana, con le lacrime agli occhi per le parole di Khristian, prese la scatolina che lui le tendeva e si accorse che si trattava dell’anello facente parte della parure dei gioielli di famiglia dei Lankaster. Quell’anello era appartenuto alla madre di Khristian, da generazioni lo portavano solo le mogli dei conti o le viscontesse della famiglia. Era un rubino tagliato come un rosa e incastonato in un sottile cerchio d’oro.
_Non posso accettarlo Khris. Dovrai darlo a tua moglie.
_L’ho gia dato a mia moglie. Per me sei solo tu mia moglie.
Diana abbracciò Khristian e scoppiò in singhiozzi.
Non riuscì a dirgli niente. Era troppo emozionata, felice e disperata per poter parlare.
_Non piangere amore mio, ti prego. _Disse prendendole il viso tra le mani.
Com’era bello, perdersi tra le braccia di Khristian.
Rimasero così fino a quando Diana prese il cestino che aveva portato e dispose le leccornie su una tovaglia.
_Cosa pensi dirà tuo padre, vedendomi quest’anello al dito?
_Sinceramente, la cosa mi lascia indifferente.
_Ancora sei adirato con lui?
_Adirato dici? Ti assicuro che definirmi adirato è solo un eufemismo.
_Khris, dovresti smettere di essere così duro con lui. Non voleva che finiste in una guerra e i tuoi fratelli perdessero la vita. Ha cercato di riportarvi a casa, ma la regina glielo ha impedito. Eravate indispensabili, ma soprattutto facevate parte della ristretta rosa dei migliori nel vostro campo. Dovette piegarsi al volere regale e rassegnarsi ad aspettarvi ancora.
_Chi ti ha raccontato queste cose?_ Le domandò Khristian incuriosito.
_Tuo padre. _Rispose Diana semplicemente.
_Perché non le ha dette a me?_ Domandò a se stesso, furioso.
_Perché non glielo hai permesso, Khristian. Come ti sentiresti tu a perdere due figli e sapere che forse la colpa è anche tua? Non portargli rancore, sta passando le pene dell’inferno e non ha nessuno per condividerlo. Perdonalo Khristian, ha bisogno di te e tu di lui. Rispondimi sinceramente: come hai fatto a diventare secondo solo a Drake se non ti piaceva stare in mare e scontrarti col nemico? Ammettilo Khristian, tu amavi quella vita. _Gli fece notare.
_Sarò sincero con te, Diana. Amavo il mare per le continue sfide a cui mi sottoponeva, sono stato in meravigliosi paradisi tropicali e mi eccitava inseguire il nemico e abbatterlo.
Non ho mai temuto per la mia vita, la mia preoccupazione costante era l’incolumità dei miei fratelli e del tuo, ed ora non riesco perdonarmi per la loro morte. So che non è colpa mia la battaglia era al suo culmine, non potevo evitare nulla di quello che successe, ma ero il loro fratello e amico.
Quando decidemmo di attaccare gli spagnoli, sapevo che sarebbe stata dura. Distruggere l’armata spagnola composta di 130 navi e più di 50.000 uomini, non sarebbe stato facile. Pensa che Filippo II l’ha chiamata l’Invecible Armada tanto era imponente e tanto era convinto di vincere. Ma quando l’Invincibile salpò verso Calais per unirsi alle truppe d’Alessandro Farnese, noi attaccammo. Eravamo ben armati, non c’è dubbio, anche se la nostra flotta era composta soprattutto da navi mercantili, oltre che da navi corsare e vascelli della marina Inglese, ma eravamo guidati da Hawkins un uomo d’eccezionale tempra e abile stratega. Se gli spagnoli ci superavano di numero, la nostra abilità manovriera ci permise di sbaragliare l’Invincibile, distruggendo metà delle navi e costringendo la restante parte a riparare verso la Scozia dove sapevamo che le tempeste avrebbero fatto il resto. E fu proprio, mentre costringevamo i galeoni a prendere la rotta della Scozia che David e Lucas hanno perso la vita e Josh fu ferito.
Khristian interruppe il racconto perso nei suoi dolorosi ricordi.
_Non è stata colpa tua, né di tuo padre. Non farti del male, addossandoti colpe che non hai.
Parla con tuo padre, urlate se necessario, però chiaritevi. Lui ha solo te Khris e non vuole perderti. E tu non devi permetterlo. Ha commesso numerosi errori nei vostri confronti, ne convengo. Vi ha sempre umiliato, lo ricordo anch’io questo, ma era l’unico modo che conosceva per spronarvi a fare qualcosa che lui reputava adatto a voi. Adatto a degli uomini veri, per usare una sua definizione. Vedeva in voi una dolcezza che forse non riusciva a capire essendo stato sempre un uomo burbero e duro. La vostra naturale amabilità era vista da tuo padre come debolezza, probabilmente.
Khristian la lasciò parlare e si abbandonò a quelle parole, lasciando che penetrassero nella sua anima ferita, sanandola come un miracoloso medicamento.
_Sei un angelo, Diana._ Disse accarezzandola e sorridendole.
_Strano stanotte non la pensavi così? _Gli rispose maliziosa, riportando il discorso su un terreno meno doloroso.
_Impudente. Non lo sai che non dovresti fare allusioni così esplicite?_ Le domandò Khristian con una luce divertita negli occhi.
_No, mio signore. Non sapevo di non poter alludere alla notte passata insieme. Ma di grazia, illustratene a questa povera sciocca ragazza il motivo.
Khristian la strinse tra le braccia e iniziò a baciarla con molto slancio e ben presto, Diana si ritrovò le sue mani dappertutto sul proprio corpo.
_Capisci adesso, sciocca ragazza, perché è meglio non parlare di certe cose; una volta iniziato il gioco non è più possibile fermarsi. _Khristian rispose scherzosamente, ma la sua eccitazione era reale.
_ Mio signore, chi vi ha chiesto di fermarvi?
Così quello che doveva essere un pick-nick, si trasformò in un gioco sensuale, dove anche il cibo divenne un modo seducente di provocarsi......

Continua

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