domenica 2 novembre 2008

"Sei tu mia moglie"




Dopo pochi minuti di sonno, Khristian tornò alla realtà svegliandosi di colpo. Diana non poteva rimanere là. Presto la servitù si sarebbe alzata e lei non sarebbe potuta tornare a casa senza che qualcuno si accorgesse di lei.
Si sciolse dal suo abbraccio e la svegliò.
_Diana. Diana, svegliati su amore. Dai, non puoi rimanere qua. Diana su. Non fare la bambina.
Un mugolio le sfuggì dalle labbra e con grande difficoltà sbattendo più volte le palpebre aprì gli occhi.
_Adesso vado via. Un attimo ti prego. _Bofonchiò intorpidita dal sonno.
_Non c’è tempo, se ti scoprono qui saremo nei guai. _La incitò, vestendosi.
Con enorme fatica, Diana si alzò e si rivestì insonnolita e lo seguì in un dedalo di corridoi nell’ala che era in disuso.

Quando furono fuori, Diana rabbrividì per frescura dell’aria mattutina.
_ Mi dispiace Diana, non ho preso nulla per coprirti, anch’io sono in maniche di camicia e non possiamo porvi rimedio adesso, come stanotte._ Sostenne sorridendo, ricordando le parole di quando lei era piombata nella sua stanza.
_Beh ! Pazienza. Vorrà dire che farò una corsa fino a casa e mi metterò subito a letto.
Khristian l’accompagnò lungo il sentiero che collegava le due abitazioni tenendola per mano e si fermò tra gli alberi per non essere visto da qualche servo già sveglio.
_Ciao Diana. Già mi manchi. _Le assicurò, abbracciandola.
_Quando ci rivedremo Khristian?
_Passerò a prenderti intorno alle tre e faremo un pick-nick alla spiaggetta. Ti piace come programma?Propose baciandola delicatamente sulle labbra imbronciate.
_Naturalmente, Khristian. Ora corro, altrimenti Rose si accorgerà della mia assenza.
Si diedero un ultimo bacio e si lasciarono.

Khristian la guardò sparire in casa e soltanto quando lei si affacciò per assicurargli che tutto era tranquillo, tornò sui suoi passi.
Arrivato a casa vide che suo padre era tornato. Stava scendendo in quel momento dalla carrozza. Non aveva voglia di incontrarlo. Non in quel momento perlomeno. Adesso non era in grado di fronteggiarlo, non sarebbe stato capace di gestire al meglio le proprie emozioni.
Era troppo stanco e soprattutto troppo soddisfatto per arrabbiarsi con lui.
Anche se Khristian fece l’impossibile per non farsi notare, il conte Tomas, scendendo dalla carrozza, vide distintamente che l’aveva evitato, introducendosi in casa dall’entrata riservata alla servitù. Non si preoccupò più di tanto però, perché sapeva che era inutile discuterci finché non avesse sbollito la rabbia. Ad ogni modo, quel giorno avrebbero dovuto parlare per forza.
Entrò in casa, si fece servire la colazione e in seguito si fece preparare un bagno.
Sapeva di non potergli proibire di sposare Mary Bishop, anche perché era capacissimo, per fargli dispetto, di affrettare i tempi e, per questo motivo, si era rivolto alla regina in persona. Intanto che si serviva una bella porzione di bacon, ripensò alla conversazione che aveva avuto con la sovrana.
Elisabetta lo aveva ricevuto nelle sue stanze private, rifiutando anche la presenza del suo più fedele segretario, W. Cecil, poiché sapeva che se il conte Lankaster le aveva domandato udienza doveva essere sicuramente per qualcosa d’importante e personale.
Arrivato alla sua presenza, il conte s’inginocchiò.
Quanto tempo era passato!
Quando si erano conosciuti lei era una giovane donna, libera dal peso della corona, poiché era soltanto terza nella linea di successione al trono ed era soprattutto bisognosa di protezione contro i continui intrighi di corte.
Era stato il suo più fedele alleato e protettore, sempre attento che i complotti non si traducessero in vere e proprie minacce alla sua incolumità.
Non sempre, però egli vi era riuscito: infatti, nel 1554 Elisabetta, sospettata di connivenza con gli oppositori della politica religiosa di Maria la Cattolica, fu imprigionata per due mesi nella torre di Londra per poi essere relegata a Woodstock sotto stretta sorveglianza. Ma finalmente, nel 1558 ebbe la sua rivincita diventando a soli venticinque anni regina, lo stesso anno in cui era nato Khristian.
_ Quale onore, caro Tomas…a cosa dobbiamo la vostra gradita e inaspettata visita? _Aveva esordito Elisabetta.
_ Anzitutto, voglio ringraziarvi per il tempo che avete così gentilmente acconsentito di dedicarmi e vi chiedo perdono se in qualche modo la mia richiesta vi causerà rincrescimento. ”
La regina aveva sbuffato poco regalmente.
_Non perdetevi in inutili salamelecchi Tomas. Non è da voi. Siete stato sempre una persona diretta, non avvezza ad inutili giri di parole. Dunque, venite subito al punto. La nostra persona è molto curiosa di sapere perché avete richiesto un’udienza privata e oltretutto in tempi così brevi.
_Vostra maestà, è in nome della nostra antica amicizia che oggi sono qui, affinché mi concediate un gesto della vostra benevolenza.
Il conte Tomas, aveva raccontato nei particolari tutto quello che Diana gli aveva riferito in merito al fatto che Khristian intendeva sposare la fidanzata del suo figlio minore. Le raccontò della promessa fatta al fratello morente dopo la battaglia che aveva visto la sconfitta dell’Invincibile Armata per mano degli inglesi.
_Ebbene, Tomas qual è la vostra richiesta?
_Vorrei che, la vostra maestà impedisse questo matrimonio senza tuttavia vietarlo, salvando la reputazione della signorina Bishop, il tutto tenendo fuori me. Non voglio che mio figlio abbia sentore che in questa faccenda ci sia la mia mano. Non desidero che lo proibiate perché è necessario capisca che, se nella vita l’onore è importante, quando un sentimento raro e inestimabile come l’amore si degna di bussare alla tua porta, gli si deve assoloutamente assolutamente aprirgli e metterlo al primo posto.
_ Siete stato sempre un romantico. Sembra che voi parliate per esperienza.
_ Difatti e così. Non sposai la madre dei miei figli per amore. Questo fu un sentimento che venne solo in seguito, e difatti non appena me ne resi conto abbandonai Londra per dedicarmi alla mia famiglia. Fino alla nascita di mio figlio Khristian, rimasi sempre a corte. Quando voi saliste al trono decisi di trasferirmi, lasciandovi nelle sapienti mani del mio amico Cecil”.
_ Siete stato un buon amico, caro conte. Crediamo che se non fosse stato per voi, noi non saremmo qui oggi. Per questo, intendo aiutarvi, ma temo che per quanto astuta io possa essere, forse voi ci sopravvalutiate. L’unico modo per far ragionare vostro figlio è il tempo. Non possiamo fare altro che costringerlo ad aspettare. Riguardo alla signorina Bishop, rimettere in sesto la sua reputazione con un figlio illegittimo, sarà difficile.
La regina era alla ricerca di complimenti.

Il conte sapeva che, se lei voleva, era in grado di fare tutto ciò che desiderava.
_Vostra maestà, sono venuto qui da voi poiché vi ritengo, capace di realizzare questa mia richiesta. Un’intelligenza acuta e vivace come la vostra non può indubbiamente fallire. Penso tuttavia, che questo documento possa facilitare la riabilitazione della signorina Bishop, lavando la macchia sulla sua reputazione fatta dalla relazione clandestina che intrattenne con mio figlio, cinque anni or sono.
Il conte porse alla regina un certificato di nozze su cui figuravano i nomi della signorina Bishop e di suo figlio, con la data risalente a prima della sua partenza.
_Non vi domanderemo come siete venuto in possesso di questo certificato, poiché crediamo si tratti di un documento di non comprovata veridicità, ma sarà sicuramente utile.
Credo tuttavia, che dovreste parlarne alla signorina in questione, anche se non potrebbe negare di essersi sposata dato che sul certificato sarà apposto il nostro sigillo.
_Vi ringrazio vostra maestà. Vi sono debitore. _ Rispose Lord Tomas con un sorriso compiaciuto stampato sull'affascinante viso
_ Tomas, avete sacrificato la vita di due vostri figli per la corona; sono morti con onore e il visconte, nonostante abbia deciso di ritirarsi dalla guerra di corsa, è stato uno dei migliori corsari dopo Drake; merita senza dubbio un poco di serenità, se non felicità. Vi offrirò questo, come ricompensa per i vostri servigi passati.

Il conte tornò alla realtà con l’angosciante ricordo dei suoi figli caduti, e smise di far colazione. Immediatamente salì nei suoi appartamenti, rimanendovi il tempo di fare un bagno e di cambiarsi, in seguito andò a cercare Khristian.
Lo trovò nella sua stanza da letto, allo scrittoio, mentre apponeva il sigillo dei Lankaster.
_Avanti. _Invitò Khristian, senza voltarsi, pensando si trattasse della servitù.
_Buon giorno, Khristian. _ Lo salutò il conte.
Sentendo la voce di suo padre, Khristian si alzò di scatto come un bambino colto a fare una birichinata.
_ Padre!!! A cosa devo l’onore di una vostra visita? _ Domandò serafico.
_Voglio parlarti.
_Io no. _ Fu la laconica risposta di Khristian, sedendosi nuovamente, fingendo una calma che in realtà non possedeva.
Il conte non era pronto certo ad arrendersi, e cercando un pretesto per convincerlo a discutere con lui, volse lo sguardo sul letto disfatto dove una macchia di sangue faceva bella mostra di sè, nel centro delle lenzuola. Forse, dopotutto, le cose si sarebbero aggiustate da sole; era sicuro che la donna che aveva passato la notte con Khristian fosse Diana.
Khristian si accorse della direzione che gli occhi di suo padre avevano preso e vedendo spiccare la macchia vermiglia sulle lenzuola candide, imprecò nella sua mente contro se stesso e la sua stupidità.
_Vedo, figliolo che stanotte ti sei dato ai bagordi. _Constatò con fare sornione il conte.
_Non è affar vostro cosa faccio o non faccio nelle mie stanze. _Rispose infuriato Khristian. Ci mancava solo una predica.
_Potrebbe esserlo, dato che la ragazza in questione era vergine. Non vorrei che qualche padre infuriato chiedesse soddisfazione sfidandoti a duello, né tanto meno desidero che il mio erede nasca illegittimo.
_Non avrete nessun erede illegittimo né tanto meno verrà mai padre o fratello a chiedere soddisfazione. Vi pregherei di smetterla con questi discorsi.
Il conte cambiò tattica.
_Visto che non hai intenzione di parlare con me, lasciamo stare. _ Fece per andarsene e all’ultimo momento, si voltò per dimostrare al figlio che non era uno stupido e che aveva compreso chiaramente chi si era portato a letto.
_Ah dimenticavo: quando incontrerai Diana, salutala da parte mia e ricordale che l'aspetto una sera di queste a cena. E falla entrare dalla porta principale. _Aggiunse provocatorio.
_Non vi permetto di fare certe insinuazioni, padre. _Cercò di difendersi Khristian.
_Non sto insinuando niente Khristian, sto dicendo chiaramente che ho capito benissimo che stanotte Diana è stata qui. Non avresti portato nessun’ altra nel tuo letto.
Khristian non replicò. Suo padre aveva ragione.
_Touché figliolo?_ Disse beffardamente il conte andandosene via.

_Mille volte maledizione._ Imprecò Khristian, dando un pugno alla parete, dopo che il padre se ne fu andato.
Cosa avrebbe dovuto fare adesso? Non voleva che si dubitasse della reputazione di Diana.
Non credeva che suo padre spifferasse ai quattro venti che lui l’aveva disonorata, ma non gli piaceva il fatto che qualcuno sapesse di loro due.
Avrebbe voluto serbare il ricordo di quei momenti soltanto per loro.
Si voltò a guardare verso lo scrittoio e si ricordò della lettera che aveva appena finito di sigillare.
Suonò e quando il suo valletto arrivò, gliela consegnò perché fosse recapitata a Londra. Era indirizzata alla regina Elisabetta I.
Si lavò e si cambiò d’abito. Indossò una camicia di lino senza gale, col collo finemente ricamato, e un paio di pantaloni neri abbinati alla giacca del medesimo colore. S’infilò un paio di lucidi stivali al ginocchio e un tricorno e uscì per recarsi da Diana. Non poteva aspettare fino al pomeriggio.
Scendendo incontrò suo padre e si voltò dall’altra parte.
Il conte non gli diede peso e sorrise fra sé. Chiamò il valletto al quale Khristian aveva consegnato la lettera e volle sapere a chi fosse indirizzata, rimanendo soddisfatto dalla risposta del servitore.
Khristian prese il suo cavallo e dopo averlo sellato personalmente, si precipitò, a rotta di collo, da Diana.
Fu accolto calorosamente dalla governante, la signora Simpson, ma quando Rose lo vide gli scoccò un’occhiata che avrebbe potuto annientarlo.
_Accompagno io milord nel salotto, non vi preoccupare, tornate pure alle vostre incombenze. _Assicurò Rose alla governante.
_ Prego milord, seguitemi. _Continuò rivolgendosi a Khristian con tono poco socievole.
Arrivati nel salotto, la cameriera si rivolse a Khristian come avrebbe fatto con un suo pari e, soprattutto, come una madre molto in ansia ber la sua bambina.
_Milord, non credo che la relazione che avete instaurato con milady sia auspicabile dato che non intendete sposarla. Perciò vi chiedo: se davvero le volete bene come lei afferma, lasciatele fare la sua vita. Non legatela a voi se non potete darle l’onorabilità e la rispettabilità del vostro nome. Dopo avervi atteso per un lustro, credo che meriti più che d’essere la vostra amante. _Terminò diretta, Rose.
_Non credo sia affar tuo, donna, nè sei nella posizione di chiedere qualcosa. Non sta a te decidere cosa devo o non devo fare con la tua padrona, non permetterti mai più di rivolgerti a me in questo tono o di rivolgermi la parola se non per compiti che hanno attinenza con il tuo lavoro.
Non era da Khristian parlare in quel modo neanche al più umile dei servi, ma sentire qualcuno che dava voce ai propri pensieri, era davvero troppo.
Sapeva benissimo che non avrebbe dovuto avvicinarsi a Diana per nessun motivo, dato che non poteva sposarla, ma l’istinto era più forte della ragione. L’istinto e l’amore.
Avrebbero dovuto mettere fine anche troppo presto alla loro relazione e non voleva che i pochi giorni che avevano a loro disposizione fossero sciupati.
Si accomodò e dopo quasi mezzora d’attesa Diana lo raggiunse, lasciando per dovere di convenienze la porta aperta.
_Come mai, siete venuto a trovarmi, milord?_ Disse a beneficio della servitù, facendogli intanto l’occhietto.
_Sono venuto, anche se mi rendo conto che l’ora è poco consona ad una visita di cortesia. Vedo che avete l’aria stanca, non avete riposato bene? _Le domandò facendola arrossire. _ Sono passato a salutarvi, dato che sto per partire, volevo però invitarvi a farmi compagnia durante il viaggio visto che anche voi siete in partenza.
Diana fu colta alla sprovvista e non sapeva come rispondere. Avevano deciso che non sarebbe partita almeno per alcuni giorni, ma evidentemente Khristian ci aveva ripensato. Perchè?
_Mio padre è tornato, e dato che sarei dovuto andare lo stesso a Londra, prima o dopo non fa grossa differenza. Che ne dici di partire domani? _Bisbigliò Khristian, rispondendo alla sua muta domanda.
_ Milord, mi farebbe piacere viaggiare in vostra compagnia. Ditemi quando intendete partire e predisporrò tutto per il viaggio. _Rispose a beneficio della servitù.
_Voglio parlarti in privato e non credo sia il caso che venga a prenderti io oggi. Poi ti spiegherò. Ci vedremo al promontorio, all’ora stabilita. _Sussurrò.
_Come preferisci. _Acconsentì, non senza una punta di nervosismo.
_Adesso vado via; voglio far preparare le mie cose. Domani mattina, per le nove potremo metterci in viaggio.
_Va benissimo. A Londra mi attendevano oggi quindi già adesso sarà tutto pronto per il mio arrivo. Non c’è nessun problema.
Khristian la salutò, baciandole l’interno del polso, accarezzandole la tenera carne con il mento reso ispido dalla barba non ancora rasata e, dopo averla guardata tanto intensamente da farla arrossire, senza dir nulla si congedò. Quello sguardo carico di passione era molto eloquente anche da solo.

Quando furono le due passate Diana, preparata di tutto punto e abbigliata con un’enorme gonna come imponeva la moda, si recò al suo appuntamento con un cestino colmo di prelibatezze. Non volle dire a nessuno dove stava andando. Ordinò alla cuoca di preparare un cesto con delle vivande, che avrebbe consumato fuori all’aperto, giustificandosi col fatto che dopo essersi trasferita a Londra sarebbe stato molto più difficile concedersi simili libertà e Rose, dimostrò chiaramente il suo disappunto.
Sapeva di essere uscita dalle regole troppe volte, ma l’indomani avrebbero raggiunto Londra e lì nessuno sapeva del loro passato d’amici e poi di fidanzatini, né tanto meno della relazione che avevano adesso. Per Londra sarebbero stati solo vicini di casa.
Khristian era già alla quercia ad attenderla nel momento in cui Diana vi giunse e quando si avvicinò per prenderle il cestino che lei stava portando, era chiaro il suo turbamento.
_Ciao amore mio. _ Disse passandogli il cestino e gettandosi fra le sue braccia.
_Ciao Diana._ Rispose baciandola.
Khristian aveva un foulard di seta nera legato sul capo, alla maniera corsara, e Diana pensò quanto le abitudini fossero dure da perdere.
_Ciao pirata, sei qui per rapirmi? _Domandò, scherzosamente Diana.
_Si, ti porterò dove il mare si confonde col cielo, dove le spiagge sono bianche e i mari cristallini.
_Che meraviglia! _Sospirò immaginando il paradiso descrittola Khristian. _E dov’è questo posto? _Domandò estasiata.
_Ti porterò ai Carabi, nel mio covo segreto, dove nessuno ci potrà mai trovare.
Magari!, pensò Khristian desiderando ardentemente di poterlo fare veramente.
Diana rise, ma Khristian, nonostante scherzasse con lei, sembrava assente.
_Che hai mio bel pirata?_ Domandò scherzosamente, ma facendogli capire che intuiva che qualcosa non andava.
_Sarebbe meglio non scendere oggi sulla spiaggia, anche perché, con quel vestito non riusciresti a percorrer il sentiero. Credo sia meglio fermarci qui. Sotto questa quercia staremo al fresco. Vorrei parlarti e laggiù non ci riuscirei. Quando stiamo insieme per me è difficile non toccarti, e non credo riuscirei a fermarmi solo a questo. _Le confessò sinceramente Khristian facendola arrossire anche se un'ombra di ansietà le percorse il volto niveo.
_Mi stai facendo preoccupare Khris. Cosa è successo? _Gli domandò.
_Diana ascoltami e non fraintendermi. _Cominciò Khristian. _Io sono felice di ciò che è successo fra noi stanotte, ma è stato un grosso errore che andrà sicuramente a tuo discapito se non potremo sposarci. Possedendoti ti ho messa in una posizione poco invidiabile. Rose, mi ha fatto sentire più verme di quanto già mi sentissi. _Le rivelò.
_Rose? Che c’entra lei, adesso?
_Abbiamo parlato stamattina, e non ha fatto altro che ripetermi le cose che già pensavo.
_Mi vuoi lasciare Khris? _Gli domandò sconvolta Diana.
_Non ci penso nemmeno. _La rassicurò abbracciandola._ Voglio solo che tu sappia che sono pienamente consapevole di aver sbagliato con te in ogni decisione che ho preso, ma io non riesco staccarmi da te. Sono innamorato di te e non voglio rinunciare a starti vicino prima del tempo.
Se potessi tornare in dietro, cancellerei tutto il male che ti ho causato con le mie scelte. Non vorrei mai vederti soffrire, ma so che succederà se non potrò sposare te. Soffrirai tu e io con te, ma il mio dolore, per quanto grande sarà sopportabile sapendoti felice.
_ Khris, non farti carico di colpe che non hai. _Affermò Diana, accarezzandogli il viso, perdendosi nel verde smeraldo dei suoi occhi. _Ti sono piombata in camera e ti ho chiesto io di fare l’amore, _ disse arrossendo _ tu mi hai lasciato il tempo di andarmene e mi hai dato la possibilità di fermarti. Io ho voluto, con tutta me stessa, stare con te Khris, forse molto più di quanto lo desiderassi tu.
_Non dire sciocchezze. Diana ti volevo talmente tanto da starci male. Con la bocca ti dicevo di andare e con il cuore ti supplicavo di restare. _Le confessò.
Mise la mano nella tasca della sua giacca e tirò fuori una scatolina di velluto rosso. L’aprì e la porse a Diana. Dentro c’era un anello.
_E’ per te. _Le disse. _Voglio che sia solo tu a portarlo. Davanti a Dio sei e sarai sempre mia moglie. Dio non ha necessità di un pezzo di carta e nel suo nome Diana ti giuro che amerò te sola. Se il destino sarà benevolo con noi, lo griderò al mondo intero. Non c’è, né ci sarà mai, un’altra donna degna di portare quest’anello.
Diana, con le lacrime agli occhi per le parole di Khristian, prese la scatolina che lui le tendeva e si accorse che si trattava dell’anello facente parte della parure dei gioielli di famiglia dei Lankaster. Quell’anello era appartenuto alla madre di Khristian, da generazioni lo portavano solo le mogli dei conti o le viscontesse della famiglia. Era un rubino tagliato come un rosa e incastonato in un sottile cerchio d’oro.
_Non posso accettarlo Khris. Dovrai darlo a tua moglie.
_L’ho gia dato a mia moglie. Per me sei solo tu mia moglie.
Diana abbracciò Khristian e scoppiò in singhiozzi.
Non riuscì a dirgli niente. Era troppo emozionata, felice e disperata per poter parlare.
_Non piangere amore mio, ti prego. _Disse prendendole il viso tra le mani.
Com’era bello, perdersi tra le braccia di Khristian.
Rimasero così fino a quando Diana prese il cestino che aveva portato e dispose le leccornie su una tovaglia.
_Cosa pensi dirà tuo padre, vedendomi quest’anello al dito?
_Sinceramente, la cosa mi lascia indifferente.
_Ancora sei adirato con lui?
_Adirato dici? Ti assicuro che definirmi adirato è solo un eufemismo.
_Khris, dovresti smettere di essere così duro con lui. Non voleva che finiste in una guerra e i tuoi fratelli perdessero la vita. Ha cercato di riportarvi a casa, ma la regina glielo ha impedito. Eravate indispensabili, ma soprattutto facevate parte della ristretta rosa dei migliori nel vostro campo. Dovette piegarsi al volere regale e rassegnarsi ad aspettarvi ancora.
_Chi ti ha raccontato queste cose?_ Le domandò Khristian incuriosito.
_Tuo padre. _Rispose Diana semplicemente.
_Perché non le ha dette a me?_ Domandò a se stesso, furioso.
_Perché non glielo hai permesso, Khristian. Come ti sentiresti tu a perdere due figli e sapere che forse la colpa è anche tua? Non portargli rancore, sta passando le pene dell’inferno e non ha nessuno per condividerlo. Perdonalo Khristian, ha bisogno di te e tu di lui. Rispondimi sinceramente: come hai fatto a diventare secondo solo a Drake se non ti piaceva stare in mare e scontrarti col nemico? Ammettilo Khristian, tu amavi quella vita. _Gli fece notare.
_Sarò sincero con te, Diana. Amavo il mare per le continue sfide a cui mi sottoponeva, sono stato in meravigliosi paradisi tropicali e mi eccitava inseguire il nemico e abbatterlo.
Non ho mai temuto per la mia vita, la mia preoccupazione costante era l’incolumità dei miei fratelli e del tuo, ed ora non riesco perdonarmi per la loro morte. So che non è colpa mia la battaglia era al suo culmine, non potevo evitare nulla di quello che successe, ma ero il loro fratello e amico.
Quando decidemmo di attaccare gli spagnoli, sapevo che sarebbe stata dura. Distruggere l’armata spagnola composta di 130 navi e più di 50.000 uomini, non sarebbe stato facile. Pensa che Filippo II l’ha chiamata l’Invecible Armada tanto era imponente e tanto era convinto di vincere. Ma quando l’Invincibile salpò verso Calais per unirsi alle truppe d’Alessandro Farnese, noi attaccammo. Eravamo ben armati, non c’è dubbio, anche se la nostra flotta era composta soprattutto da navi mercantili, oltre che da navi corsare e vascelli della marina Inglese, ma eravamo guidati da Hawkins un uomo d’eccezionale tempra e abile stratega. Se gli spagnoli ci superavano di numero, la nostra abilità manovriera ci permise di sbaragliare l’Invincibile, distruggendo metà delle navi e costringendo la restante parte a riparare verso la Scozia dove sapevamo che le tempeste avrebbero fatto il resto. E fu proprio, mentre costringevamo i galeoni a prendere la rotta della Scozia che David e Lucas hanno perso la vita e Josh fu ferito.
Khristian interruppe il racconto perso nei suoi dolorosi ricordi.
_Non è stata colpa tua, né di tuo padre. Non farti del male, addossandoti colpe che non hai.
Parla con tuo padre, urlate se necessario, però chiaritevi. Lui ha solo te Khris e non vuole perderti. E tu non devi permetterlo. Ha commesso numerosi errori nei vostri confronti, ne convengo. Vi ha sempre umiliato, lo ricordo anch’io questo, ma era l’unico modo che conosceva per spronarvi a fare qualcosa che lui reputava adatto a voi. Adatto a degli uomini veri, per usare una sua definizione. Vedeva in voi una dolcezza che forse non riusciva a capire essendo stato sempre un uomo burbero e duro. La vostra naturale amabilità era vista da tuo padre come debolezza, probabilmente.
Khristian la lasciò parlare e si abbandonò a quelle parole, lasciando che penetrassero nella sua anima ferita, sanandola come un miracoloso medicamento.
_Sei un angelo, Diana._ Disse accarezzandola e sorridendole.
_Strano stanotte non la pensavi così? _Gli rispose maliziosa, riportando il discorso su un terreno meno doloroso.
_Impudente. Non lo sai che non dovresti fare allusioni così esplicite?_ Le domandò Khristian con una luce divertita negli occhi.
_No, mio signore. Non sapevo di non poter alludere alla notte passata insieme. Ma di grazia, illustratene a questa povera sciocca ragazza il motivo.
Khristian la strinse tra le braccia e iniziò a baciarla con molto slancio e ben presto, Diana si ritrovò le sue mani dappertutto sul proprio corpo.
_Capisci adesso, sciocca ragazza, perché è meglio non parlare di certe cose; una volta iniziato il gioco non è più possibile fermarsi. _Khristian rispose scherzosamente, ma la sua eccitazione era reale.
_ Mio signore, chi vi ha chiesto di fermarvi?
Così quello che doveva essere un pick-nick, si trasformò in un gioco sensuale, dove anche il cibo divenne un modo seducente di provocarsi......

Continua

5 commenti:

anna ha detto...

Ti sto leggendo, tutto d'un fiato, devo dire che sai tenere incollato il lettore a quello che racconti, è scorrevole, lineare, avvincente.

Sei brava, davvero... ma forse questo tu lo sai già!

Buon inizio di settimana

Anna

Luna70 ha detto...

Sempre più bello il tuo romanzo a puntate. Mi piace in particolare il personaggio del padre di Khristian, credo che riuscirà in qualche modo ad aiutare i due amanti. Bravissima, Katja.

Lady Evelyn ha detto...

complimenti!!! E buona fortuna, metti tanta passione in quello che fai!!!!!

Vele/Ivy ha detto...

Ma ciao Katja, complimenti per il tuo blog e per la passione per la scrittura! E' una passione che condivido anch'io, perciò ho deciso che comincerò a seguirti e quando avrò tempo leggerò per bene tutte le puntate. Un bacio, e ancora complimenti:-)

Dolcelei ha detto...

Bellissimo..sempre più avvincente. Faccio il tifo per questi due amanti..Sei brava e ti sei documentata bene nella storia. Bacioni ^_^

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