mercoledì 1 ottobre 2008

Capitolo V "Il perdono"



Khristian era preda di mille pensieri e altrettante emozioni. Aveva lasciato Diana con una miserevole lettera ed era scappato come un vigliacco, non riuscendo a dominare i propri impulsi.
Altro che l’implacabile capitano Lankaster alleato del temutissimo Drake.
Negli anni passati in mare, aveva imparato a razionalizzare tutto con la massima freddezza; da questa sua capacità era dipesa la sua vita e quella dell’equipaggio, ma da quando era ritornato a casa e aveva tenuto Diana tra le braccia, si sentiva in balia di una tempesta e, come il mare gli aveva insegnato, spesso dalle tempeste se ne usciva distrutti, se mai se ne veniva fuori.
Lasciando Diana avrebbe perso l’unico motivo per cui valeva veramente la pena di vivere, ma se non l’avesse fatto, avrebbe mancato di rispetto alla memoria di suo fratello e a quel punto avrebbe ferito anche Mary. Dopo averle proposto di sposarlo, non poteva rimangiarsi la parola. Era pur sempre un uomo d’onore e, oltretutto, il senso di colpa forse l’avrebbe logorato col tempo anche se cominciava a presagire che vivere con il suo senso di colpa sarebbe stato nulla se paragonato alla perdita di Diana.
Vivere senza di lei sarebbe stato inammissibile e sapeva di non aver nessuna speranza di dimenticata. Più ci pensava e più si rendeva conto di aver commesso un imperdonabile errore cercando Mary.
Maledizione a lui! Era stato troppo impulsivo nel prendere quella decisione.
Se avesse atteso, forse se ne sarebbe reso conto prima di andare in Scozia.
Se avesse mantenuto la promessa fatta a Diana, di aspettare fino il lunedì successivo, forse lei gli avrebbe fatto vedere le cose sotto una prospettiva diversa e forse l’avrebbe convinto a restare.
Ma di se e di forse non si poteva vivere. Proprio per paura di cambiare facilmente idea se l’era data a gambe levate. Sarebbe stato comodo cedere a Diana.
Come avrebbe dovuto comportarsi adesso con lei?
Di sicuro sarebbe andato subito a cercarla, ma per dirle cosa?
La cosa più giusta da fare era di lasciarle vivere la sua vita in pace lontano da lui, di questo era consapevole, com’era cosciente del fatto che avrebbe fatto esattamente il contrario.
Il suo bagno, che avrebbe dovuto essere riposante e distensivo, si era trasformato in un luogo di torture mentali auto inflitte. Di buono, c’era che almeno non aveva dovuto incontrarsi con suo padre. Il maggiordomo gli aveva riferito che era fuori da cinque giorni. Chissà dov’era andato? Ma sì! Che andasse pure al diavolo, non aveva il tempo di pensare a lui, in quel momento.
Era meglio prepararsi e andare a cercare Diana.
Vestito con dei pantaloni neri e una camicia dello stesso colore, montò in sella a Satan e si diresse verso la casa di Diana.
Quando la governante venne ad aprire, Khristian vide solo che l’atrio era disseminato di bauli e cappelliere. Forse era arrivato per tempo, salvo che Diana non avesse deciso di precedere i bagagli a Londra.
_Buona sera Lord Lankaster, se siete qui per lady Templeton, v’informo che non è in casa.
Era già partita?
_Se non sono indiscreto, credete che tarderà? O non ritornerà per nulla?_ Domandò alludendo ai bagagli.
_No, tornerà, ma non so dirvi quando. E’ appena uscita a cavallo.
Dunque, non era ancora partita. Già, ma dov’era andata?
_Posso chiedervi dov’era diretta?
_Credo, sia andata a fare un giro per congedarsi da questo posto milord. Domani si trasferirà a Londra.
Quindi, sarebbe partita l’indomani. Era arrivato appena in tempo.
_Vi ringrazio signora Simpson, quando torna, ditele che l’ho cercata. Tornerò più tardi, magari.
_Come preferite milord.
Col cavolo che avrebbe aspettato di tornare più tardi, pensò Khristian, euforico per essere arrivato per tempo.
Sarebbe andato a cercarla immediatamente, ma non voleva che la signora Simpson capisse che Diana era stata con lui nel caso in cui l’avesse trovata.
Non aveva dubbi su dove cercarla.
Prima sarebbe andato al promontorio, se non l’avesse trovata lì, sarebbe sceso alla spiaggetta seminascosta in un anfratto della costa, dove erano soliti andare da bambini. Per lo meno erano quelli i posti dov’era stato lui prima di andare per mare.
Cavalcò per pochi minuti, guardandosi intorno per evitare che non si accorgesse di lei qualora si fosse trovata in giro per i frutteti, ma quando arrivò alla quercia del promontorio, vide un cavallo legato al tronco.
Doveva appartenere a Diana.
Contento d’averla trovata subito, si diresse al promontorio senza scendere da Satan.
Diana, però non era lì. Costeggiò il promontorio guardando sempre in avanti alla sua destra, fino a quando non trovò lo scosceso sentiero che portava alla loro spiaggetta. Decise di proseguire a cavallo, anche se era molto pericoloso. Satan, era un ottimo animale, non avrebbe avuto problemi.
Mentre discendeva il sentiero, sul piccolo lembo di spiaggia, vide una figuretta passeggiare con passo pigro, mentre fissava il mare. Non era Diana. Sembrava un ragazzino piuttosto. Pensò di tornare indietro, quando notò che si toglieva il berretto che aveva calcato sulla testa.
Un manto di nera seta scivolò lungo le spalle fin sotto la rotondità dei glutei.
Il cuore cominciò a battergli tanto forte nel petto, che pensò gli sarebbe esploso.
L’aveva trovata. Come aveva fatto a confonderla con un ragazzino?
Cosa avrebbe potuto dirle, adesso?
Si sentiva veramente rattristato e arrabbiato con se stesso per come si era comportato. Sperava che Diana capisse il motivo della sua fuga.
Già fuga, perché proprio di questo s’era trattato.

Richiamata dal rumore di zoccoli sulla roccia, l’attenzione di Diana, si spostò dal mare al sentiero che scendeva fino lì, e si bloccò guardando la figura che lo discendeva.
Non poteva credere ai propri occhi. Khristian stava percorrendo quello scosceso sentiero a cavallo.
Si sarebbe ammazzato certamente. Bastava che a Satan scivolasse uno zoccolo, e sarebbe precipitato giù dagli scogli. Doveva essere completamente pazzo.
Non pensava di rivederlo, perlomeno non così presto, e di sicuro non voleva vederlo morto. Come una mano gelida, l’ansia le strinse lo stomaco, togliendole il respiro. Era preoccupata per lui e per se stessa.
Cosa poteva volere da lei adesso, dopo che l’aveva abbandonata con un misero biglietto che ancora, in quel momento stringeva in mano?
Si asciugò gli occhi, con rabbia. Non voleva che Khristian la vedesse piangere.
Il giovane, terminò di scendere il sentiero e le si avvicinò lentamente, guardandola in viso.
Nonostante fosse molto delusa e arrabbiata con lui, non poté fare a meno di ammirarlo nella sua incredibile mascolina bellezza. Tutto vestito di nero, con la camicia sbottonata sul collo e l’orecchino, sembrava un pirata venuto a rapirla. Un corsaro già. Infondo, la verità era quella.
Aveva i capelli ancora bagnati che gli arrivavano fino alle spalle. Sicuramente doveva averli lavati da poco.
Il naso, lievemente aquilino, doveva essere un ricordo delle recenti battaglie. Prima era perfettamente dritto.
E quelle labbra morbide? Vederle così tirate, facevano venire la voglia di baciarle e morderle, per cambiarle in un sorriso.
La cosa che più la colpiva da sempre, però erano i suoi occhi. Era possibile che, ogni qualvolta si specchiasse in quelle smeraldine profondità, perdesse la testa? E com’era tormentato il suo sguardo in quel momento! Avrebbe voluto accarezzarli il viso e scacciare quelle ombre dai suoi occhi.
Diana sapeva che non avrebbe retto a rivederlo di nuovo, ma la lettera che stringeva in pugno le infuse coraggio. Coraggio e rabbia. L’avrebbe affrontato e gliela avrebbe sbattuta in faccia.

Khristian, con un agile movimento saltò giù dal cavallo e con un groppo in gola le si avvicinò. Diana aveva pianto, realizzò subito. Era chiaro come il sole. Doveva aver pianto parecchio anche, perché i suoi occhi erano rossi e gonfi.
Che miserabile bastardo era stato!
_Perdonami. Perdonami Diana, ti prego._ Esordì con la voce rotta dall’emozione. _So che ti ho ferito, ma perdonami ugualmente. _Khristian respirò profondamente prima di continuare._ Mi sono comportato come un maledetto codardo egoista, e ho sbagliato tutto con te… Ma tu perdonami, se puoi. _Le parlava col cuore, le mani che teneva sui fianchi gli tremavano leggermente e preferì non guardarla in viso adesso. Non voleva leggere il disprezzo nei suoi occhi. _Ho commesso un imperdonabile errore…Non sarei dovuto andare in Scozia. Avrei dovuto mandare al diavolo tutto e sposarti subito, perché io ti amo. _Le disse alzando gli occhi sul suo viso, mentre una calda lacrima rigava il giovane viso perdendosi tra le sue labbra. _Non posso stare senza di te. Mi manca l’aria se non ci sei. Ti prego Diana: perdonami. _Concluse.
Non era riuscito a trattenere l’emozione; come poteva farlo, annientato com’era?
Aveva iniziato a parlare fissando ora il mare ora la finissima sabbia della spiaggia e adesso, guardandola, rimase sorpreso da quello che le vide dipinto sul volto, dall’amore che vi lesse.
Diana, con gli occhi lucidi di pianto ridendo e piangendo insieme, gli si gettò tra le braccia, con tanta foga che quasi caddero sulla sabbia.
Khristian la strinse a sé mentre silenziosi singhiozzi gli scuotevano le spalle. Queste, ora non erano lacrime disperate ma di sollievo e felicità.
Era stravolto dalle emozioni.
Quanta tenerezza in quel momento!

Per Diana era la stessa cosa, come avrebbe potuto non perdonarlo?
Si sentiva scoppiare d’amore per quest’uomo che aveva solcato i sette mari come un temibile corsaro, mentre ora le chiedeva perdono con il viso rigato di lacrime. Era il suo amore da una vita ormai. Era la sua stessa vita.
_Ti amo anch’io Khristian. Più di quanto io stessa riesca ad immaginare.
Sollevato dalle sue parole, si scostò da lei per guardarla e la fissò con tanta intensità, mentre si chinava a baciarla, da farle tremare le ginocchia.
Fu un bacio dolcissimo, fatto di passione trattenuta e di promesse future, anche se entrambi sapevano che niente era incerto come il loro futuro insieme.
Non ricordava di averlo mai visto piangere e questo l’aveva colpita molto profondamente. Vedere un uomo con il viso rigato di lacrime faceva un certo effetto.
Chissà quante n’aveva viste e tollerate, rimanendo freddo e impassibile? E ora, la paura di perderla, l’aveva scombussolato al punto di farlo scoppiare.
Non l’avrebbe persa mai. Lei non lo avrebbe mai abbandonato, ci sarebbe sempre stata per lui, e glielo disse.
_Non ti merito Diana. Non sono degno neanche di guardarti. _Le rispose Khristian, consapevole di aver ottenuto da Diana, non solo il suo perdono ma anche il suo amore imperituro.
_Non dire sciocchezze. Sei l’unico uomo con il quale vorrei passare la mia vita, sia essa una vita onorata come tua moglie o segreta come tua amante. Non posso perderti Khristian. Sei troppo importante per me.
Khristian la baciò ancora, liberando tutta la passione trattenuta.
Diana non aveva vestiti ingombranti per fortuna e lui l’ammirò in tutte le sue sinuose forme. Passò le mani nella serica bellezza dei suoi capelli, immaginandoli sparsi su un candido cuscino. Era eccitato, e Diana se n’accorse. Khristian le accarezzò il viso coprendoglielo di delicatissimi baci, mentre con le mani carezzava con dolce violenza la sensuale rotondità dei suoi glutei, risalendo verso i fianchi. Continuò a baciarla, scendendo con la bocca sul suo collo mordicchiandole l’orecchio, le sussurrò parole audaci.
_Senti cosa mi fai?_ le sussurrò, riferendosi alla sua evidente eccitazione.
Diana si sentì morire dall’imbarazzo. Sentiva il volto in fiamme, ma Khristian non le lasciava un attimo di respiro con quel dolce e passionale assalto ai suoi sensi.
Si rese conto che non avrebbe mai smesso.
La lingua di Khristian duellava con la sua in una danza primordiale, com’era giusto che fosse. Sentiva il suo respiro farsi sempre più affannoso e le sue mani farsi sempre più audaci. Dai glutei risalirono fino ai suoi seni i cui capezzoli si erano inturgiditi.
Khristian le sbottonò la camicia e svelò le dolci pienezze, assaggiando con sensuale avidità i capezzoli che ne sormontavano l’armoniosa sommità.
Diana gemette di piacere e dalle labbra le sfuggì un grido, che non fece altro che eccitare maggiormente Khristian.
La fece sdraiare sulla calda spiaggia, e rimasero avvinghiati in un abbraccio tumultuoso, rotolandosi nella sabbia baciandosi e toccandosi con foga passionale.
Dopo quello che sembrava essere stato solo un attimo, con grande sforzo Khristian mise fine a quel pericoloso gioco di sensi in cui erano invischiati.
_Non voglio fare l’amore qua, Diana. _Mormorò Khristian, cercando di smettere di baciarla. _Non voglio succeda così, e non adesso. Meriti più di un pugno di sabbia. Voglio che rifletta bene su quello che desideri veramente. Ti devo almeno questo. Semmai dovesse succedere, voglio che sia meraviglioso per te e che tu ne sia davvero sicura.
Khristian si sollevò tanto da poterla guardare in viso e le sorrise.
_Non se Khristian, ma quando. Perchè succederà. Io desidero che succeda almeno quanto lo vuoi tu.
Diana, era sicura di ciò che voleva. E voleva lui.
Credeva di sognare. Non riusciva a smettere di guardarlo. Era troppo bello e lei troppo innamorata. Stavano per fare l’amore, ma lui aveva avuto il buon senso di mettere fine a quello scambio d’effusioni appassionate, consapevole di volere qualcosa di meglio per lei. Doveva essergli costato molto. Si leggeva dal suo viso tirato che la rinuncia a soddisfare il suo desiderio aveva richiesto un enorme sforzo.
Khristian si stese al suo fianco e ancora abbracciati fissarono il cielo che da azzurro stava mutandosi in arancio. Il sole stava tramontando.
_Sembra che il tramonto segni sempre i nostri momenti insieme! _Notò Diana.
_Gia! Spero di vedere ogni giorno un nuovo tramonto con te Diana.
Dopo minuti di silenzio, in cui cercarono di riprendere il controllo ognuno delle proprie emozioni, il pensiero di Diana corse in Scozia, spinto dall’aver visto la lettera di Khristian, che lei teneva in mano, finire in acqua spostata dalla leggera brezza marina. La mente era corsa inevitabilmente là. Voleva e doveva sapere cosa era successo, anche se questo non sarebbe dipesa nessuna sua decisione futura. Qualunque decisione avesse preso Khristian, lei sarebbe stata al suo fianco.
_Khristian so che non è il momento e non vorrei rovinare questi istanti meravigliosi, ma ho bisogno di sapere cos’è successo in Scozia.
Khristian s’irrigidì, non voleva parlane adesso, anzi non voleva parlarne per niente, ma dopo che lei gli aveva perdonato tutto gettandosi tra le sue braccia senza chiedere niente in cambio, le doveva almeno questo.
Si sollevò a sedere accanto a lei che rimase sdraiata, e giocherellando con una lunga ciocca di capelli neri, mentre il sole proseguiva la sua inesorabile discesa nel mare, le raccontò cosa era successo nei giorni in cui era stato via, e soprattutto le raccontò del piccolo Anthony, che gli aveva rubato il cuore.
_Spero che Mary decida di rifiutare la mia proposta! Se lo farà Diana ti sposerò subito. Non voglio aspettare la fine del periodo di lutto, ti voglio tutta per me Diana, subito. _Le dichiarò attirandola a sé.
Anche lei sperava la stessa cosa, ma non voleva crearsi delle illusioni. Al posto di Mary, pur di garantire un futuro felice al figlio, avrebbe accettato di sposare Khristian immediatamente. Adesso però, non voleva pensare a ciò che sarebbe stato del loro futuro, voleva solo godersi quei momenti con Khristian, e serbarne un dolce ricordo in fondo al cuore.
_Domani sarei dovuta partire, Khristian. Cosa devo fare adesso? _Domandò, intenzionata a seguire qualsiasi proposta le avesse fatto.
_Speravo decidessi di fermarti qualche giorno, ma voglio che sia tu a decidere. _Disse un po’ rattristato, mentre le loro labbra parlando quasi si sfioravano.
Diana sorrise.
_Non mettermi il broncio Khris. Non mi piace vederti arrabbiato.
_Non sono arrabbiato. Mi sarebbe piaciuto passare più tempo con te. Vorrà dire che se partirai domani, io verrò con te. Devo chiedere udienza alla regina. Prima risolverò tutte le questioni in sospeso, prima potremo stare tranquilli. E poi c’è il problema delle tue proprietà. Non voglio che la regina te le requisisca per darle a qualche idiota.
_Non m’ importa niente della casa, né dei campi. A me interessi solo tu Khristian.
_Lo so, ma devo discutere molte questioni con Elisabetta. Ho rischiato la pelle per lei e l’Inghilterra troppe volte perché non esaudisca almeno qualche mia richiesta.
Rimasero abbracciati, in silenzio, ad appagarsi con la reciproca compagnia, e si baciarono ancora, fino a che non cominciò a fare buio.
_Sta scendendo la notte. Credo che si staranno preoccupando non vedendoti tornare Dini, e oltretutto tra poco il sentiero non sarà più visibile e non potremo tornare a casa. _Le disse alzandosi e tendendole la mano per aiutarla a fare altrettanto.
_Si. Credo sia meglio tornare. _Convenne Diana. _Ma promettimi, davvero questa volta, che ci rivedremo prestissimo, appena n’avremo l’opportunità. _Finì accennando un rimprovero per la volta in cui se n’era andato.
Khristian sorrise e la baciò ancora.
_Sei un angelo spudorato Diana. Tu sai cosa succederà se passeremo un altro pomeriggio insieme vero?
Diana arrossì violentemente. Comprendeva benissimo che, per com’erano andate le cose quel pomeriggio, stando insieme avrebbero fatto l’amore.
_Sai quante donne farebbero carte false per essere al posto mio?
_Sicuramente meno di quanti uomini vorrebbero essere al mio per tenerti tra le braccia, così. Disse baciandola nuovamente. _Basta o ricominceremo. _Ribadì sorridendo Khristian, e afferrandola per mano si diressero verso lo scosceso sentiero.
Prese le redini di Satan e lo portò con loro.
Diana li precedette, mentre lui teneva ancora le redini del baio che sembrava nervoso.
Non senza difficoltà, arrivarono in cima e si fermarono sotto la quercia dove era legato il cavallo di Diana. Da dentro una sacca della sella, Diana tirò fuori un vestito non certo in buone condizioni e lo indossò sui pantaloni, poi si coprì con un grande scialle, e terminò la metamorfosi.
_Mi stavo domandando come ti avessero permesso di uscire vestita con gli abiti di tuo fratello, ma vedo che sei piena d’inventiva.
_Non prendermi in giro. Sarebbe venuto un infarto a Rose se mi avesse visto con degli abiti maschili.
_Francamente trovo ti stiano molto bene. Non lasciano molto all’immaginazione. Prometti comunque che non uscirai più vestita così. Preferirei essere il solo a bearsi del tuo grazioso fondoschiena inguainato nei pantaloni._Concluse, prendendola in giro.
Diana arrossì all’allusione esplicita di Khristian. Sentiva ancora le sue mani che gli stringevano con ardore le parti del suo corpo tirate in ballo.
_Andiamo. Forse é meglio che tu non mi accompagni o capiranno che siamo stati insieme.
_Come preferisci. _Rispose accomodante, nonostante volesse gridare a tutto il mondo il suo amore.
Khristian la salutò con un bacio e la lasciò andare, guardandola incamminarsi, convinto tuttavia che probabilmente avrebbero capito ugualmente che erano stati insieme. Aveva tutti i capelli arruffati e pieni di granelli di sabbia e anche lui non doveva essere meglio, ma soprattutto aveva una languida gioia dipinta sul viso e le labbra tumide di baci.
Ripensando a quello che era successo quel pomeriggio, si sentì molto fortunato.
Diana aveva dimostrato di amarlo veramente. Sinceramente, non credeva che l’avrebbe potuto perdonare. Lui al suo posto, non sarebbe stato così magnanimo. Avrebbe mosso mari e monti per non farle sposare un altro. Invece, lei si trovava in una situazione in cui non poteva decidere niente della sua vita. Tutto era un’incognita e più d’ogni altra cosa dipendeva in tutto e per tutto dalle decisioni altrui.
Le doveva molto.
Quanto lo amasse era chiaro dal suo sguardo, per lui era un libro aperto.
Era così ingenua che si sentiva un bastardo ad approfittare di lei non potendo garantirle nessun futuro. Era un fottutissimo bastardo sì, ma incredibilmente fortunato, però.
In quei pochi giorni che avevano a disposizione, avrebbe dimostrato a Diana tutto il suo amore, vivendo ogni attimo intensamente, nel modo che lei preferiva.
Le avrebbe donato tutto se stesso e quei ricordi li avrebbero accompagnati per il resto della loro vita. Se quello fosse stato tutto ciò che potevano avere, si sarebbero accontentati. Avrebbe fatto di tutto per rendere quei momenti memorabili ad entrambi.
Era innamorato come un ragazzino. Stentava a crederci.
Le sue avventure erano finite per fortuna. Negli ultimi anni aveva vissuto la sua vita al massimo e in ogni porto aveva trovato una donna pronta a compiacerlo, ma si rendeva conto che si era trattato soltanto di sesso e, nonostante la sua età adulta, non aveva mai fatto l’amore veramente. Da tanto non si sentiva così sereno ed eccitato.

5 commenti:

rosadeiventi ha detto...

Ciao Katja...
ma quando li farai finire ciò che entrambi vogliono...e anche tutti noi?
ciao rosadeiventi

ginab ha detto...

ciao...
ma lui esiste davvero? Magnifico...
aspetto con ansia i prossimi capitoli che spero saranno altrettanto appassionanti....

m. ha detto...

Ciao katja
ho un messaggio per tutti coloro che dovessero leggere questo commento:
leggete,leggete la promessa e vi assicuro che ne resterete completamente presi.
io ho avuto la fortuna di leggere il dattiloscritto in toto e vi assicuro che fino all'ultimo mi sono sentita trasportare in un altro mondo, per non parlare del conte di ghiaccio.. stupendi entrambi.....
ciao katja e ciao a tutti
...tu sai chi sono... :o)

Dolcelei ha detto...

Ciao Katja, grazie per esser passata da me. Sono sul tuo bellissimo blog. Ho iniziato a leggere "Il conte di ghiaccio". Scrivi molto bene e la scrittura è scorrevole e piacevole.
La fantasia è un ingrediente di cui non possiamo fare a meno nella vita secondo me..
Un abbraccione ^_^

Laura ha detto...

Sempre più intrigante questa tua storia. Potresti proporla alla Mondadori per il suo ciclo di "Romanzi storici"!

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