_Mio Dio! Milady, eravamo in pena per voi. Dove siete stata? Cosa vi è successo?
La governante era corsa ad aprirle la porta appena l’aveva vista giungere cavallo e sembrava sinceramente preoccupata.
Forse aveva fatto troppo tardi, ma stare con Khristian le faceva perdere la cognizione del tempo.
Guardandosi intorno vide l’atrio disseminato dei suoi bagagli e improvvisamente si ricordò che aveva deciso di non partire l’indomani. Adesso era meglio tranquillizzare la signora Simpson e informarla del cambio di programma.
_ Non preoccupatevi non mi è successo nulla, é solo che sono stata sulla spiaggia e mi sono fatta cogliere dalla nostalgia perdendo la concezione del tempo. In ogni modo, ora sono qui. Per piacere signora Edith, fate spostare di qui i bagagli. Non partirò domani. Non riportateli su però, fateli mettere pure nello studio. _Ordinò indicando la prima porta alla loro destra. _Partirò fra un paio di giorni. Ho delle questioni in sospeso qui che richiedono la mia permanenza per un altro po’ di tempo. _Spiegò, cercando di togliersi dalla faccia l’espressione sognante che doveva avere in quel momento visto che poche ore prima era uscita da quella stessa casa con l’espressione di un cane bastonato.
Non voleva che la servitù si domandasse il motivo di un così repentino cambiamento d’umore.
_Dite a Sam di portare su dell’acqua. Desidero fare un bagno caldo e chiedete a Megan di prepararmi la cena. La consumerò nella mia camera. Non voglio essere disturbata per questa sera. _Concluse avvicinandosi alla bella scalinata di marmo bianco italiano.
_Milady, dimenticavo di avvisarvi che probabilmente lord Lankaster verrà a trovarvi stasera. E’ passato a cercarvi non appena voi siete uscita, lasciando intendere che sarebbe tornato più tardi.
A sentirlo nominare il suo cuore accelerò i battiti e la mano si bloccò sul corrimano di ciliegio che accompagnava la scala fino ai piani superiori, ma Diana s’impose di restare calma e di dimostrarsi indifferente.
_Se dovesse tornare stasera, ditegli che non mi sento molto bene e che lo incontrerò domani per l’ora del tè._ Rispose senza voltarsi, non voleva mostrare che era arrossita.
_Come desiderate. Mando subito Sam con l’acqua per il vostro bagno.
Diana salì le scale ripensando a quello che era successo quel pomeriggio. Che meraviglia! Tutto le sembrava un sogno dal quale non avrebbe voluto svegliarsi mai.
Percorse il corridoio che la portava alle stanze padronali in cui si era trasferita dopo la morte di sua madre, e non appena aprì la porta vi trovò Rose ad attenderla.
Appena vide entrare la sua padrona, si alzò dalla sedia dello scrittoio dove era seduta. Diana ebbe la sensazione che le mancasse il respiro. Rose sembrava molto preoccupata.
_Signora, _ esordì la cameriera _perdonatemi per quello che sto per dirvi, ma sento che è necessario. Potete darla a bere alla signora Edith ma non a me. Con me la storia della spiaggia e della nostalgia non funziona. Eravate insieme, vero? Intendo con lord Lank……
Diana era allibita. Non si sarebbe immaginato che Rose capisse tutto così in fretta.
Era così chiaro allora?
Ebbe, per lo meno, la decenza di arrossire di fronte allo sguardo accusatore della donna che considerava la sua seconda madre, più che una cameriera.
_Basta Rose. Non metterti a farmi la predica. Non sei mia madre. Le cose sono cambiate.
Rispose andando a sedersi sulla sedia che Rose aveva lasciato poco prima.
_Intendete dire che vi vuole sposare? _Chiese Rose, speranzosa.
Diana abbassò lo sguardo. Non riusciva a sostenere quello della donna che l’ aveva cresciuta.
_Vorrebbe, ma non può. Non per il momento. Forse mai, Rose, ma non m’importa. Mi prenderò tutto quello che può darmi. Forse sposerà Mary, ma lui ama me.
_Certo signora, vi ama, _ riprese Rose, sarcastica _ma perché allora non vi sposa?Perchè non rinuncia al suo orgoglio per una volta. Perchè non manca alla sua parola? Diana, non svendete il vostro amore. Datelo a chi vi merita. Non dategli il vostro corpo, milady, oltre alla vostra anima? Non n’ è degno. O gliel’ avete già concesso? _Domandò preoccupata.
Diana non voleva sentire quelle parole. Mettevano tutto il suo mondo sottosopra. Lei credeva a Khristian. Non poteva non farlo. Lui l’amava. Di questo era sicura.
_ No. Ha la mia anima, ma non ha avuto il mio corpo, e non certo per merito mio. _Ammise. _ L’amo troppo, Rose. Non m’interessa niente se non mi sposerò, se mi travolgerà uno scandalo. Io voglio lui e lui soltanto. Prenderò quello che ha da darmi e mi accontenterò. Ho già deciso Rose e non mi farai cambiare idea. Khristian non è cattivo. Non approfitterebbe mai di me. Sono io che voglio essere sua. Ha fatto quella promessa a suo fratello, mentre stava morendo. Come può, non mantenerla?
Non avrebbe ceduto a Rose. Non avrebbe rinunciato all’amore di Khristian.
_Se vi amasse veramente, avrebbe mandato tutto al diavolo. _Ribadì Rose.
_Non ammetto che tu dica queste cose. Tu non conosci Khristian. Non ti permetto di giudicarlo. _Lo difese alzandosi in piedi e sfidando Rose a contraddirla.
_Come volete. Non aprirò mai più quest’argomento. Voglio dirvi, tuttavia, una sola cosa ancora: questa storia vi porterà solo dolore. Non sarà mai veramente vostro e vi ferirà sapere che giacerà con sua moglie e guardando il ventre di quella donna ingrossare per il figlio che le sta crescendo dentro, vi struggerete nel desiderio di essere al suo posto.
Signora pagherete cara la vostra leggerezza di adesso. Non avrete più un attimo di pace.
Terminò arrabbiata, Rose. Poteva permettersi di comportarsi in quel modo poiché era la donna che più si avvicinava ad una figura materna che Diana avesse mai avuto, e soprattutto era la sua confidente e consigliera. Spesso, infatti, Rose in privato le dava del tu chiamandola per nome come una sua pari.
_Perchè mi dici questo? Che ne sai tu? _Le domandò col cuore in pena, perché già si sentiva morire al pensiero di dividerlo con un’altra.
_Perché è capitato a me. _Rispose Rose con la voce colma di tristezza. _Quando avevo la vostra età, m’innamorai di un uomo bellissimo ma privo di scrupoli e bevvi le sue bugie come fossero oro colato. Allorché si sposò, credetti di morire, ma fu nulla rispetto a quando vidi sua moglie col ventre prominente per il figlio che portava in grembo. _ Gli occhi di Rose si riempirono di lacrime. _Non fate il mio stesso errore.
_Per questo non ti sei mai sposata? Non lo hai ancora dimenticato? _Domandò Diana abbracciandola.
_Si. Sarebbe stato penoso per me dare spiegazioni ad un mio eventuale marito. Cosa potevo dirgli? Pensi che mi avrebbe sposato scoprendo la verità? Quanto a dimenticarlo, ormai è inutile. E’ morto e l’ho dovuto dimenticare per forza.
_Mi dispiace per te Rose, ma non tutti gli uomini sono uguali. Io so che Khristian è diverso. Deve esserlo. _Più che a Rose, quelle parole erano rivolte a se stessa. La sua fiducia in Khristian non doveva vacillare così facilmente, ma in quel momento avrebbe preferito trovarsi fra le sue rassicuranti braccia e non nelle proprie stanze a discutere con la sua cameriera.
_Ti prometto che rifletterò prima di prendere una decisione. Stai tranquilla.
_ Non fate promesse che non manterrete, milady. Voi avete già deciso. In ogni modo, qualora dovesse servirvi qualcosa, sappiate che io sarò sempre qui per voi. Vi voglio troppo bene Diana. Non scordatevelo.
_E come potrei dimenticarlo. Sei stata l’unica donna che si è veramente presa cura di me. Mia madre è stata sempre troppo occupata tra sete, balli e profumi, per avere il tempo di occuparsi dei suoi figli. Anche Lucas ti considerava tale e ti voleva molto bene.
Su quella, bussarono alla porta. Era Sam che, insieme con una sguattera, aveva portato l’acqua per il suo bagno.
Entrati che furono, misero a posto la grande tinozza al di là del grande letto e vi versarono alcuni secchi d’acqua, lasciandone altri perché Diana potesse risciacquarsi, e si congedarono.
_Volete il mio aiuto? _Domandò, mentre vicino alla tinozza le preparava la salvietta per asciugarsi e sul letto la camicia da notte con la vestaglia.
_No grazie, Rose. Puoi ritirarti per questa sera. Tra poco mi porteranno qui la cena, quindi indosserò semplicemente la camicia da notte. Potrò cenare in vestaglia.
_Se voi preferite così, dopo cena mi ritirerò nella mia stanza. Per qualunque cosa, suonate pure.
_Stai tranquilla Rose, e non stare in pena per me. Non ce n’è bisogno. Buona notte. _La salutò.
Diana si spogliò, e dopo aver spazzolato i capelli che erano un intrico di nodi, ricordo della spiaggia, si mise nella tinozza colma d’acqua calda che profumava di rose.
Mentre s’insaponava il corpo, ripensava a ciò che le grandi mani di Khristian le avevano fatto quel pomeriggio. Si sentì avvampare e provò un certo languore in un punto ben preciso.
Doveva essere impazzita per fare simili pensieri, continuamente. Khristian le provocava strane reazioni. Non riusciva a capacitarsi di averlo toccato a sua volta e di avergli fatto esplorare parti del suo corpo fino ad allora assolutamente inaccessibili a chiunque.
Diana si lavò con cura i capelli lunghissimi e quando ebbe terminato, si asciugò con la grande salvietta che le aveva preparato Rose prima di andar via, continuando a fantasticare su Khristian, sentendosi il cuore in gola.
Seduta davanti alla specchiera della sua toilette, si spazzolò i capelli ancora umidi senza vedere la propria immagine riflessa, lontana anni luce dalla realtà. Sentiva il bisogno di rivedere Khristian. Non voleva aspettare fino all’indomani. Voleva rivederlo subito. Ma come poteva fare?
Le sue riflessioni, furono interrotte da una cameriera che le portò un vassoio con la cena.
_Metti pure il vassoio sul tavolino di là, Lucy. Non tornare stasera per riprenderlo, potrai farlo domani, dopo che mi sarò alzata.
_Si signora. Come desiderate.
Lucy andò nella camera attigua e fece come le era stato ordinato. Ritornata nella camera in cui si trovava Diana, le augurò la buona notte.
_Buona notte anche a te Lucy ._Rispose.
Diana aveva un ottimo rapporto con la sua servitù. Il fatto stesso che permetteva a Rose di chiamarla per nome dandole del tu, ne era una chiara dimostrazione. In fondo, la sua vera famiglia, erano stati loro per vent’anni.
I suoi genitori erano sempre stati a Londra a svolazzare da una festa all’altra, badando esclusivamente al divertimento fino a quando suo padre non era morto in seguito alle ferite riportate in un duello per la difesa dell’onore di sua madre. Questa, dopo essere rimasta vedova era tornata nello York Shire per morire meno di un anno dopo cadendo da cavallo. Diana aveva sperato che potessero instaurare un rapporto, ma evidentemente non era stato destino.
Sinceramente, non aveva sofferto molto per la loro perdita, in fondo li aveva visti solo per pochi mesi l’anno. Lei e Lucas, erano cresciuti in quella proprietà, legati l’uno all’altra da un affetto infinito, liberi da ogni rigida regola che sarebbe stata imposta loro vivendo a Londra.
La morte di Lucas, quella sì che era stata una vera tragedia. Suo fratello, era una sua parte che adesso le mancava. Spesso si sentiva smembrata senza di lui.
Avevano studiato con i migliori precettori, letteratura, musica, arte, tutte cose che a corte erano molto in voga, grazie alla voglia che Elisabetta aveva di promuovere la cultura, circondandosi d’artisti e letterati.
Una volta, era stato loro ospite un giovane scrittore: William Shakespeare. A Diana era molto piaciuto. Era un giovane dall’animo molto sensibile e sembrava che trasferisse nei suoi scritti una parte di se stesso. Sicuramente sarebbe stato ricordato a lungo.
Chissà se l’amore tra lei e Khristian sarebbe stato come quello di Romeo e Giulietta, i due amanti di Verona? Sicuramente sperava in una felice conclusione per sé e Khristian non come quella dei due giovani innamorati morti entrambi per tragica fatalità.
_O Khristian, Khristian. Perché sei tu Khristian?Rinnega la tua promessa e sposa me. _Recitò Diana, ripetendo alcuni versi della tragedia Shakespeariana, cambiandoli per la sua personale vicenda.
Dopo aver indossato la casta camicia da notte in fine battista, andò nella saletta adiacente alla camera da letto. La sala, non era altro che un salottino che separava le due camere da letto padronali, quella del padre e quella della madre che adesso occupava lei.
Non era molto grande e si affacciava sul giardino dietro la casa, da dove si poteva vedere la dimora dei Lankaster.
Il candelabro d’argento, dove fluttuava leggera la luce d’alcune candele, era poggiato su un piccolo tavolo ovale, adatto alla cena di due persone al massimo. Le pareti erano ricoperte da seta color crema e alcuni ritratti dei suoi avi facevano bella mostra di sé sulle pareti chiare.
Sul lato opposto alla finestra c’era un piccolo camino, tutto in marmo bianco. Sua madre era amante dell’Italia e aveva fatto arrivare direttamente da lì i marmi per la loro casa.
Davanti al camino vi erano due piccoli divani, posti uno di fronte all’altro separati da un tappeto, dove era stato messo c’era un piccolo tavolino intarsiato, in noce. Le tende di pesante velluto color crema, erano tirate e la finestra era aperta per far entrare l’aria fresca della sera.
Prima di cenare si affacciò e guardò in direzione della dimora di Khristian.
Le luci dello studio al piano di sotto erano accese, mentre la stanza di Khristian era immersa nel buio. Chissà cosa stava facendo in quel momento? Chissà se la stava pensando?
Mentre respirava l’aria fresca, le finestre della camera di Khristian s’illuminarono, e una figura si stagliò nel bagliore. Era lui. Anche da quella distanza ne riconosceva le fattezze.
Si ricordò, all’improvviso, di come da piccoli si solevano augurare la buona notte e pensò di usare quel metodo per farsi notare.
Spense tutte le candele del salottino, tenendone accesa soltanto una. Si mise alla finestra e la fece ondeggiare più volte.
Nelle stanze di Khristian le luci si spensero e Diana, pensando che non avesse visto il suo saluto, rimase delusa.
Invece, dall’oscurità, emerse la luce di una candela. L’aveva vista!
Diana spense la candela e rientrò, contenta che Khristian non avesse dimenticato i giochi della loro infanzia. Tornò nella sua camera e prese una candela per poter far luce nel salottino e cenare.
Aveva fame, ma non di cibo. Solo Khristian poteva saziare il suo appetito.
Spiluccò svogliatamente il contenuto del vassoio ritornando con la mente alla sua spensierata infanzia.
Più tardi, stanca e con la mente in subbuglio coprì con un coperchio quello che restava nel vassoio e tornò nella sua stanza per dormire. Si gettò sul grande letto a baldacchino e cominciò a guardarsi intorno. Le sarebbe mancata quella stanza una volta arrivata a Londra.
Le pareti, qui come nel salottino, erano color crema così come le pesanti tende alle due finestre della camera. Invece, quelle del baldacchino erano di seta così fine da sembrare impalpabile. Il colore era indefinibile, poiché le sfumature di tale tessuto andavano dall’oro al bianco: tutto dipendeva da come si guardava e soprattutto mutava se mossa dal vento. Il camino, che anche qui era piccolo, era ai piedi del letto, separato da questo da un paio di metri dove sul pavimento vi era steso un grande tappeto persiano anch’esso composto da colori che andavano dall’oro al bianco e che disegnavano su di esso un arabesco tipicamente orientale, su cui erano disposti tanti piccoli cuscini.
Amava stare in quella camera, soprattutto d’inverno quando faceva freddo e amava distendersi sul tappeto e sui cuscini per leggere davanti al fuoco.
Vicino alla prima delle finestre, c’era uno scrittoio che lei non utilizzava quasi mai, preferiva recarsi nello studio di suo padre per scrivere. Vicino all’altra finestra c’era la sua toilette.
Diana si girò e si rigirò nel letto e nonostante fosse molto stanca, il sonno, però, non sopraggiunse. Spense tutte le candele pensando che forse al buio si sarebbe addormentata prima, ma il ricordo dei baci e delle audaci carezze di Khristian la lasciavano senza fiato.
_Basta._ Disse alzandosi.
Si affacciò nuovamente alla finestra e guardò in direzione delle stanze di Khristian. Erano al buio. Tutta la dimora era al buio. Stavano dormendo, beati loro!
Ad un tratto, l’idea che tutti stesero dormendo gliene fece venire un’altra e presto un piano si delineò nella sua mente. Sorrise nel buio.
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Non appena Diana scomparve alla sua vista, Khristian, non tornò subito a casa preferendo fare una cavalcata a rotta di collo fino ai boschi confinanti con la sua proprietà per scaricare l’eccitazione accumulata nelle ore precedenti; eccitazione a cui non aveva potuto dar sfogo. Non vi si addentrò nel bosco poiché stava facendo rapidamente notte e non voleva rischiare che Satan, inciampando in qualche radice, si ferisse.
Tornato a casa, strigliò egli stesso l’animale per farsi perdonare il fatto di averlo sfiancato.
_Caro amico, dovrei chiederti scusa, per averti fatto pagare il prezzo delle mie fantasie insoddisfatte._Si rammaricò, accarezzando il collo del cavallo dopo averlo riportato nel suo box e avergli dato della biada prima di entrare in casa.
_Ben tornato milord. _Lo salutò Dickens che aveva già aperto la porta.
_Buona sera Dick. Sai dov’è Robbie? _S’informò Khristian.
_Credo sia in cucina.
_Digli di raggiungermi nelle mie stanze. _Ordinò
_Subito signore.
Il maggiordomo sparì nella zona riservata alla servitù, dove erano situate anche le cucine dalla casa.
Khristian, invece andò nello studio dove sapeva che avrebbe trovato l’ottimo whiskey di suo padre e presa tutta la bottiglia la portò con sé. Poi salì la grande scala che dominava l’enorme atrio. Che calma!
Da che ricordava non c’era mai stato silenzio in quella casa. Con i suoi fratelli c’era sempre un gran baccano. Ora, c’era solo lui e un nulla agghiacciante. Era spaventosamente assordante come solo il silenzio poteva essere.
Khristian s’impose di non pensare ai suoi fratelli, non voleva intristire quella giornata che pur non essendo nata sotto i migliori auspici, era diventata indimenticabile.
Diana. Doveva tutto a lei.
Arrivato nelle sue stanze, accese le candele del candelabro posto su un mobiletto accanto alla porta e vi appoggiò la bottiglia di whiskey. Poi andò dritto verso il letto e vi si gettò sopra a peso morto. Era così stanco che avrebbe dormito un mese intero, ma la stanza era soffocante. Si rialzò e andò ad aprire le finestre per far cambiare l’aria. Rimase un attimo lì con le mani appoggiate al davanzale a respirare l’aria fresca della notte e quando guardò in direzione della casa di Diana vide provenire il segnale di quando erano bambini.
Che matta che era! Come avrebbe fatto a vivere senza di lei?
Prese una candela e spense le altre e con il medesimo segnale ricambiò la buona notte.
Di colpo la figura di Diana scomparve.
_Buona notte Diana. _ Sussurrò.
Il solo fatto di pensarla l’aveva riportato in uno stato d’eccitazione assoluta. Non poteva continuare in quel modo. Sarebbe impazzito, ma non poteva certo fare l’amore con Diana dovunque capitasse. A dire il vero non avrebbe dovuto fare l’amore affatto con lei.
Un lieve bussare alla porta lo distolse dai suoi pensieri. Era meglio sedersi, non poteva certo mostrare a Robbie d’essere preda di una tempesta ormonale.
Il servitore entrò al suo invito.
_Dickens mi ha riferito che mi cercavate signore.
_Si Robbie. Voglio fare un bagno caldo prima di dormire. Dì a Beth di non preparare niente per me per cena. Però, fa preparare doppia razione di bacon e uova domani mattina.
_ Come volete milord. Porterò subito l’acqua. _Silenziosamente com’era arrivato il servitore lasciò la stanza.
La camera di Khristian aveva chiaramente un’impronta maschile e molto essenziale.
Le pareti erano ricoperte di un pesante tessuto blu chiaro, mentre le tende del baldacchino e quelle delle finestre erano di una tonalità più scura. Non gli piaceva tutto quel blu. Avrebbe preferito tinte chiare e luminose. Si era abituato al bianco delle vele e alla luminosità del sole. Quel colore lo faceva sentire oppresso.
Avrebbe completamente rinnovato quella stanza, decise.
Robbie portò subito l’acqua calda per il bagno e non appena il servitore uscì dalla camera
La governante era corsa ad aprirle la porta appena l’aveva vista giungere cavallo e sembrava sinceramente preoccupata.
Forse aveva fatto troppo tardi, ma stare con Khristian le faceva perdere la cognizione del tempo.
Guardandosi intorno vide l’atrio disseminato dei suoi bagagli e improvvisamente si ricordò che aveva deciso di non partire l’indomani. Adesso era meglio tranquillizzare la signora Simpson e informarla del cambio di programma.
_ Non preoccupatevi non mi è successo nulla, é solo che sono stata sulla spiaggia e mi sono fatta cogliere dalla nostalgia perdendo la concezione del tempo. In ogni modo, ora sono qui. Per piacere signora Edith, fate spostare di qui i bagagli. Non partirò domani. Non riportateli su però, fateli mettere pure nello studio. _Ordinò indicando la prima porta alla loro destra. _Partirò fra un paio di giorni. Ho delle questioni in sospeso qui che richiedono la mia permanenza per un altro po’ di tempo. _Spiegò, cercando di togliersi dalla faccia l’espressione sognante che doveva avere in quel momento visto che poche ore prima era uscita da quella stessa casa con l’espressione di un cane bastonato.
Non voleva che la servitù si domandasse il motivo di un così repentino cambiamento d’umore.
_Dite a Sam di portare su dell’acqua. Desidero fare un bagno caldo e chiedete a Megan di prepararmi la cena. La consumerò nella mia camera. Non voglio essere disturbata per questa sera. _Concluse avvicinandosi alla bella scalinata di marmo bianco italiano.
_Milady, dimenticavo di avvisarvi che probabilmente lord Lankaster verrà a trovarvi stasera. E’ passato a cercarvi non appena voi siete uscita, lasciando intendere che sarebbe tornato più tardi.
A sentirlo nominare il suo cuore accelerò i battiti e la mano si bloccò sul corrimano di ciliegio che accompagnava la scala fino ai piani superiori, ma Diana s’impose di restare calma e di dimostrarsi indifferente.
_Se dovesse tornare stasera, ditegli che non mi sento molto bene e che lo incontrerò domani per l’ora del tè._ Rispose senza voltarsi, non voleva mostrare che era arrossita.
_Come desiderate. Mando subito Sam con l’acqua per il vostro bagno.
Diana salì le scale ripensando a quello che era successo quel pomeriggio. Che meraviglia! Tutto le sembrava un sogno dal quale non avrebbe voluto svegliarsi mai.
Percorse il corridoio che la portava alle stanze padronali in cui si era trasferita dopo la morte di sua madre, e non appena aprì la porta vi trovò Rose ad attenderla.
Appena vide entrare la sua padrona, si alzò dalla sedia dello scrittoio dove era seduta. Diana ebbe la sensazione che le mancasse il respiro. Rose sembrava molto preoccupata.
_Signora, _ esordì la cameriera _perdonatemi per quello che sto per dirvi, ma sento che è necessario. Potete darla a bere alla signora Edith ma non a me. Con me la storia della spiaggia e della nostalgia non funziona. Eravate insieme, vero? Intendo con lord Lank……
Diana era allibita. Non si sarebbe immaginato che Rose capisse tutto così in fretta.
Era così chiaro allora?
Ebbe, per lo meno, la decenza di arrossire di fronte allo sguardo accusatore della donna che considerava la sua seconda madre, più che una cameriera.
_Basta Rose. Non metterti a farmi la predica. Non sei mia madre. Le cose sono cambiate.
Rispose andando a sedersi sulla sedia che Rose aveva lasciato poco prima.
_Intendete dire che vi vuole sposare? _Chiese Rose, speranzosa.
Diana abbassò lo sguardo. Non riusciva a sostenere quello della donna che l’ aveva cresciuta.
_Vorrebbe, ma non può. Non per il momento. Forse mai, Rose, ma non m’importa. Mi prenderò tutto quello che può darmi. Forse sposerà Mary, ma lui ama me.
_Certo signora, vi ama, _ riprese Rose, sarcastica _ma perché allora non vi sposa?Perchè non rinuncia al suo orgoglio per una volta. Perchè non manca alla sua parola? Diana, non svendete il vostro amore. Datelo a chi vi merita. Non dategli il vostro corpo, milady, oltre alla vostra anima? Non n’ è degno. O gliel’ avete già concesso? _Domandò preoccupata.
Diana non voleva sentire quelle parole. Mettevano tutto il suo mondo sottosopra. Lei credeva a Khristian. Non poteva non farlo. Lui l’amava. Di questo era sicura.
_ No. Ha la mia anima, ma non ha avuto il mio corpo, e non certo per merito mio. _Ammise. _ L’amo troppo, Rose. Non m’interessa niente se non mi sposerò, se mi travolgerà uno scandalo. Io voglio lui e lui soltanto. Prenderò quello che ha da darmi e mi accontenterò. Ho già deciso Rose e non mi farai cambiare idea. Khristian non è cattivo. Non approfitterebbe mai di me. Sono io che voglio essere sua. Ha fatto quella promessa a suo fratello, mentre stava morendo. Come può, non mantenerla?
Non avrebbe ceduto a Rose. Non avrebbe rinunciato all’amore di Khristian.
_Se vi amasse veramente, avrebbe mandato tutto al diavolo. _Ribadì Rose.
_Non ammetto che tu dica queste cose. Tu non conosci Khristian. Non ti permetto di giudicarlo. _Lo difese alzandosi in piedi e sfidando Rose a contraddirla.
_Come volete. Non aprirò mai più quest’argomento. Voglio dirvi, tuttavia, una sola cosa ancora: questa storia vi porterà solo dolore. Non sarà mai veramente vostro e vi ferirà sapere che giacerà con sua moglie e guardando il ventre di quella donna ingrossare per il figlio che le sta crescendo dentro, vi struggerete nel desiderio di essere al suo posto.
Signora pagherete cara la vostra leggerezza di adesso. Non avrete più un attimo di pace.
Terminò arrabbiata, Rose. Poteva permettersi di comportarsi in quel modo poiché era la donna che più si avvicinava ad una figura materna che Diana avesse mai avuto, e soprattutto era la sua confidente e consigliera. Spesso, infatti, Rose in privato le dava del tu chiamandola per nome come una sua pari.
_Perchè mi dici questo? Che ne sai tu? _Le domandò col cuore in pena, perché già si sentiva morire al pensiero di dividerlo con un’altra.
_Perché è capitato a me. _Rispose Rose con la voce colma di tristezza. _Quando avevo la vostra età, m’innamorai di un uomo bellissimo ma privo di scrupoli e bevvi le sue bugie come fossero oro colato. Allorché si sposò, credetti di morire, ma fu nulla rispetto a quando vidi sua moglie col ventre prominente per il figlio che portava in grembo. _ Gli occhi di Rose si riempirono di lacrime. _Non fate il mio stesso errore.
_Per questo non ti sei mai sposata? Non lo hai ancora dimenticato? _Domandò Diana abbracciandola.
_Si. Sarebbe stato penoso per me dare spiegazioni ad un mio eventuale marito. Cosa potevo dirgli? Pensi che mi avrebbe sposato scoprendo la verità? Quanto a dimenticarlo, ormai è inutile. E’ morto e l’ho dovuto dimenticare per forza.
_Mi dispiace per te Rose, ma non tutti gli uomini sono uguali. Io so che Khristian è diverso. Deve esserlo. _Più che a Rose, quelle parole erano rivolte a se stessa. La sua fiducia in Khristian non doveva vacillare così facilmente, ma in quel momento avrebbe preferito trovarsi fra le sue rassicuranti braccia e non nelle proprie stanze a discutere con la sua cameriera.
_Ti prometto che rifletterò prima di prendere una decisione. Stai tranquilla.
_ Non fate promesse che non manterrete, milady. Voi avete già deciso. In ogni modo, qualora dovesse servirvi qualcosa, sappiate che io sarò sempre qui per voi. Vi voglio troppo bene Diana. Non scordatevelo.
_E come potrei dimenticarlo. Sei stata l’unica donna che si è veramente presa cura di me. Mia madre è stata sempre troppo occupata tra sete, balli e profumi, per avere il tempo di occuparsi dei suoi figli. Anche Lucas ti considerava tale e ti voleva molto bene.
Su quella, bussarono alla porta. Era Sam che, insieme con una sguattera, aveva portato l’acqua per il suo bagno.
Entrati che furono, misero a posto la grande tinozza al di là del grande letto e vi versarono alcuni secchi d’acqua, lasciandone altri perché Diana potesse risciacquarsi, e si congedarono.
_Volete il mio aiuto? _Domandò, mentre vicino alla tinozza le preparava la salvietta per asciugarsi e sul letto la camicia da notte con la vestaglia.
_No grazie, Rose. Puoi ritirarti per questa sera. Tra poco mi porteranno qui la cena, quindi indosserò semplicemente la camicia da notte. Potrò cenare in vestaglia.
_Se voi preferite così, dopo cena mi ritirerò nella mia stanza. Per qualunque cosa, suonate pure.
_Stai tranquilla Rose, e non stare in pena per me. Non ce n’è bisogno. Buona notte. _La salutò.
Diana si spogliò, e dopo aver spazzolato i capelli che erano un intrico di nodi, ricordo della spiaggia, si mise nella tinozza colma d’acqua calda che profumava di rose.
Mentre s’insaponava il corpo, ripensava a ciò che le grandi mani di Khristian le avevano fatto quel pomeriggio. Si sentì avvampare e provò un certo languore in un punto ben preciso.
Doveva essere impazzita per fare simili pensieri, continuamente. Khristian le provocava strane reazioni. Non riusciva a capacitarsi di averlo toccato a sua volta e di avergli fatto esplorare parti del suo corpo fino ad allora assolutamente inaccessibili a chiunque.
Diana si lavò con cura i capelli lunghissimi e quando ebbe terminato, si asciugò con la grande salvietta che le aveva preparato Rose prima di andar via, continuando a fantasticare su Khristian, sentendosi il cuore in gola.
Seduta davanti alla specchiera della sua toilette, si spazzolò i capelli ancora umidi senza vedere la propria immagine riflessa, lontana anni luce dalla realtà. Sentiva il bisogno di rivedere Khristian. Non voleva aspettare fino all’indomani. Voleva rivederlo subito. Ma come poteva fare?
Le sue riflessioni, furono interrotte da una cameriera che le portò un vassoio con la cena.
_Metti pure il vassoio sul tavolino di là, Lucy. Non tornare stasera per riprenderlo, potrai farlo domani, dopo che mi sarò alzata.
_Si signora. Come desiderate.
Lucy andò nella camera attigua e fece come le era stato ordinato. Ritornata nella camera in cui si trovava Diana, le augurò la buona notte.
_Buona notte anche a te Lucy ._Rispose.
Diana aveva un ottimo rapporto con la sua servitù. Il fatto stesso che permetteva a Rose di chiamarla per nome dandole del tu, ne era una chiara dimostrazione. In fondo, la sua vera famiglia, erano stati loro per vent’anni.
I suoi genitori erano sempre stati a Londra a svolazzare da una festa all’altra, badando esclusivamente al divertimento fino a quando suo padre non era morto in seguito alle ferite riportate in un duello per la difesa dell’onore di sua madre. Questa, dopo essere rimasta vedova era tornata nello York Shire per morire meno di un anno dopo cadendo da cavallo. Diana aveva sperato che potessero instaurare un rapporto, ma evidentemente non era stato destino.
Sinceramente, non aveva sofferto molto per la loro perdita, in fondo li aveva visti solo per pochi mesi l’anno. Lei e Lucas, erano cresciuti in quella proprietà, legati l’uno all’altra da un affetto infinito, liberi da ogni rigida regola che sarebbe stata imposta loro vivendo a Londra.
La morte di Lucas, quella sì che era stata una vera tragedia. Suo fratello, era una sua parte che adesso le mancava. Spesso si sentiva smembrata senza di lui.
Avevano studiato con i migliori precettori, letteratura, musica, arte, tutte cose che a corte erano molto in voga, grazie alla voglia che Elisabetta aveva di promuovere la cultura, circondandosi d’artisti e letterati.
Una volta, era stato loro ospite un giovane scrittore: William Shakespeare. A Diana era molto piaciuto. Era un giovane dall’animo molto sensibile e sembrava che trasferisse nei suoi scritti una parte di se stesso. Sicuramente sarebbe stato ricordato a lungo.
Chissà se l’amore tra lei e Khristian sarebbe stato come quello di Romeo e Giulietta, i due amanti di Verona? Sicuramente sperava in una felice conclusione per sé e Khristian non come quella dei due giovani innamorati morti entrambi per tragica fatalità.
_O Khristian, Khristian. Perché sei tu Khristian?Rinnega la tua promessa e sposa me. _Recitò Diana, ripetendo alcuni versi della tragedia Shakespeariana, cambiandoli per la sua personale vicenda.
Dopo aver indossato la casta camicia da notte in fine battista, andò nella saletta adiacente alla camera da letto. La sala, non era altro che un salottino che separava le due camere da letto padronali, quella del padre e quella della madre che adesso occupava lei.
Non era molto grande e si affacciava sul giardino dietro la casa, da dove si poteva vedere la dimora dei Lankaster.
Il candelabro d’argento, dove fluttuava leggera la luce d’alcune candele, era poggiato su un piccolo tavolo ovale, adatto alla cena di due persone al massimo. Le pareti erano ricoperte da seta color crema e alcuni ritratti dei suoi avi facevano bella mostra di sé sulle pareti chiare.
Sul lato opposto alla finestra c’era un piccolo camino, tutto in marmo bianco. Sua madre era amante dell’Italia e aveva fatto arrivare direttamente da lì i marmi per la loro casa.
Davanti al camino vi erano due piccoli divani, posti uno di fronte all’altro separati da un tappeto, dove era stato messo c’era un piccolo tavolino intarsiato, in noce. Le tende di pesante velluto color crema, erano tirate e la finestra era aperta per far entrare l’aria fresca della sera.
Prima di cenare si affacciò e guardò in direzione della dimora di Khristian.
Le luci dello studio al piano di sotto erano accese, mentre la stanza di Khristian era immersa nel buio. Chissà cosa stava facendo in quel momento? Chissà se la stava pensando?
Mentre respirava l’aria fresca, le finestre della camera di Khristian s’illuminarono, e una figura si stagliò nel bagliore. Era lui. Anche da quella distanza ne riconosceva le fattezze.
Si ricordò, all’improvviso, di come da piccoli si solevano augurare la buona notte e pensò di usare quel metodo per farsi notare.
Spense tutte le candele del salottino, tenendone accesa soltanto una. Si mise alla finestra e la fece ondeggiare più volte.
Nelle stanze di Khristian le luci si spensero e Diana, pensando che non avesse visto il suo saluto, rimase delusa.
Invece, dall’oscurità, emerse la luce di una candela. L’aveva vista!
Diana spense la candela e rientrò, contenta che Khristian non avesse dimenticato i giochi della loro infanzia. Tornò nella sua camera e prese una candela per poter far luce nel salottino e cenare.
Aveva fame, ma non di cibo. Solo Khristian poteva saziare il suo appetito.
Spiluccò svogliatamente il contenuto del vassoio ritornando con la mente alla sua spensierata infanzia.
Più tardi, stanca e con la mente in subbuglio coprì con un coperchio quello che restava nel vassoio e tornò nella sua stanza per dormire. Si gettò sul grande letto a baldacchino e cominciò a guardarsi intorno. Le sarebbe mancata quella stanza una volta arrivata a Londra.
Le pareti, qui come nel salottino, erano color crema così come le pesanti tende alle due finestre della camera. Invece, quelle del baldacchino erano di seta così fine da sembrare impalpabile. Il colore era indefinibile, poiché le sfumature di tale tessuto andavano dall’oro al bianco: tutto dipendeva da come si guardava e soprattutto mutava se mossa dal vento. Il camino, che anche qui era piccolo, era ai piedi del letto, separato da questo da un paio di metri dove sul pavimento vi era steso un grande tappeto persiano anch’esso composto da colori che andavano dall’oro al bianco e che disegnavano su di esso un arabesco tipicamente orientale, su cui erano disposti tanti piccoli cuscini.
Amava stare in quella camera, soprattutto d’inverno quando faceva freddo e amava distendersi sul tappeto e sui cuscini per leggere davanti al fuoco.
Vicino alla prima delle finestre, c’era uno scrittoio che lei non utilizzava quasi mai, preferiva recarsi nello studio di suo padre per scrivere. Vicino all’altra finestra c’era la sua toilette.
Diana si girò e si rigirò nel letto e nonostante fosse molto stanca, il sonno, però, non sopraggiunse. Spense tutte le candele pensando che forse al buio si sarebbe addormentata prima, ma il ricordo dei baci e delle audaci carezze di Khristian la lasciavano senza fiato.
_Basta._ Disse alzandosi.
Si affacciò nuovamente alla finestra e guardò in direzione delle stanze di Khristian. Erano al buio. Tutta la dimora era al buio. Stavano dormendo, beati loro!
Ad un tratto, l’idea che tutti stesero dormendo gliene fece venire un’altra e presto un piano si delineò nella sua mente. Sorrise nel buio.
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Non appena Diana scomparve alla sua vista, Khristian, non tornò subito a casa preferendo fare una cavalcata a rotta di collo fino ai boschi confinanti con la sua proprietà per scaricare l’eccitazione accumulata nelle ore precedenti; eccitazione a cui non aveva potuto dar sfogo. Non vi si addentrò nel bosco poiché stava facendo rapidamente notte e non voleva rischiare che Satan, inciampando in qualche radice, si ferisse.
Tornato a casa, strigliò egli stesso l’animale per farsi perdonare il fatto di averlo sfiancato.
_Caro amico, dovrei chiederti scusa, per averti fatto pagare il prezzo delle mie fantasie insoddisfatte._Si rammaricò, accarezzando il collo del cavallo dopo averlo riportato nel suo box e avergli dato della biada prima di entrare in casa.
_Ben tornato milord. _Lo salutò Dickens che aveva già aperto la porta.
_Buona sera Dick. Sai dov’è Robbie? _S’informò Khristian.
_Credo sia in cucina.
_Digli di raggiungermi nelle mie stanze. _Ordinò
_Subito signore.
Il maggiordomo sparì nella zona riservata alla servitù, dove erano situate anche le cucine dalla casa.
Khristian, invece andò nello studio dove sapeva che avrebbe trovato l’ottimo whiskey di suo padre e presa tutta la bottiglia la portò con sé. Poi salì la grande scala che dominava l’enorme atrio. Che calma!
Da che ricordava non c’era mai stato silenzio in quella casa. Con i suoi fratelli c’era sempre un gran baccano. Ora, c’era solo lui e un nulla agghiacciante. Era spaventosamente assordante come solo il silenzio poteva essere.
Khristian s’impose di non pensare ai suoi fratelli, non voleva intristire quella giornata che pur non essendo nata sotto i migliori auspici, era diventata indimenticabile.
Diana. Doveva tutto a lei.
Arrivato nelle sue stanze, accese le candele del candelabro posto su un mobiletto accanto alla porta e vi appoggiò la bottiglia di whiskey. Poi andò dritto verso il letto e vi si gettò sopra a peso morto. Era così stanco che avrebbe dormito un mese intero, ma la stanza era soffocante. Si rialzò e andò ad aprire le finestre per far cambiare l’aria. Rimase un attimo lì con le mani appoggiate al davanzale a respirare l’aria fresca della notte e quando guardò in direzione della casa di Diana vide provenire il segnale di quando erano bambini.
Che matta che era! Come avrebbe fatto a vivere senza di lei?
Prese una candela e spense le altre e con il medesimo segnale ricambiò la buona notte.
Di colpo la figura di Diana scomparve.
_Buona notte Diana. _ Sussurrò.
Il solo fatto di pensarla l’aveva riportato in uno stato d’eccitazione assoluta. Non poteva continuare in quel modo. Sarebbe impazzito, ma non poteva certo fare l’amore con Diana dovunque capitasse. A dire il vero non avrebbe dovuto fare l’amore affatto con lei.
Un lieve bussare alla porta lo distolse dai suoi pensieri. Era meglio sedersi, non poteva certo mostrare a Robbie d’essere preda di una tempesta ormonale.
Il servitore entrò al suo invito.
_Dickens mi ha riferito che mi cercavate signore.
_Si Robbie. Voglio fare un bagno caldo prima di dormire. Dì a Beth di non preparare niente per me per cena. Però, fa preparare doppia razione di bacon e uova domani mattina.
_ Come volete milord. Porterò subito l’acqua. _Silenziosamente com’era arrivato il servitore lasciò la stanza.
La camera di Khristian aveva chiaramente un’impronta maschile e molto essenziale.
Le pareti erano ricoperte di un pesante tessuto blu chiaro, mentre le tende del baldacchino e quelle delle finestre erano di una tonalità più scura. Non gli piaceva tutto quel blu. Avrebbe preferito tinte chiare e luminose. Si era abituato al bianco delle vele e alla luminosità del sole. Quel colore lo faceva sentire oppresso.
Avrebbe completamente rinnovato quella stanza, decise.
Robbie portò subito l’acqua calda per il bagno e non appena il servitore uscì dalla camera
Khristian si spogliò e si mise nella vasca, piegando le ginocchia quasi fino al petto essendo che, per quanto grande, era troppo corta per la lunghezza delle sue gambe, ma ciò nonostante non aveva importanza, l’acqua calda profumata di sandalo aveva il potere di rilassarlo e di conseguenza aveva fatto scemare la tensione dai suoi lombi.
Si sciacquò i capelli e appoggiò la testa sul bordo della vasca addormentandosi immediatamente per svegliarsi quando l’acqua era divenuta gelida.
_Cristo, sto gelando. _Imprecò Khristian uscendo dalla vasca.
_Beh! A questo, possiamo porre rimedio. _Assicurò una voce affaticata, alle sue spalle.
Si sciacquò i capelli e appoggiò la testa sul bordo della vasca addormentandosi immediatamente per svegliarsi quando l’acqua era divenuta gelida.
_Cristo, sto gelando. _Imprecò Khristian uscendo dalla vasca.
_Beh! A questo, possiamo porre rimedio. _Assicurò una voce affaticata, alle sue spalle.



4 commenti:
Bellissima anche questa puntata, cara Katja!
Riguardo a quella cosa che sai le notizie non sono affatto buone purtroppo!!!!
Saluti
riconoscerei quelle spalle ovunque! Bella scelta.... :-)
Cmq complimenti anche per la storia... ma poi, andranno al dunque o devo aspettare tanto...
Ho letto finalmente..scusa se non sono riuscita a farlo prima. Mi piace moltissimo e scrivi bene. Mi piace proprio questo genere di racconti. Quindi ritornerò a leggerti cara Katja..voglio sapere come prosegue la storia.
Un abbraccio ^_^
Scusa il mio silenzio, ma non mi sono perso: sono diventato "bionico"!
AI primi di ottobre sono cascato con il vespone sul cordolo che delimita la corsia preferenziale del bus. Disastro! Per non cadere ho messo male la gamba e ... disastro!. Rottora del menisco e dei legamenti. Ricoverato in ospedale sono stato operato e adesso sono costretto a camminare con il bastone (come dott. House)e a portare un tutore, che mi sorregge il ginocchio. Questo "aggeggio", che si fissa sopra e sotto il ginocchio con un ingranaggio al centro, che mi permette di piegare la gamba senza dolore (cazzata), lo dovrò portare per due mesi. Il lato positivo è che trovo sempre posto sull'autobus (bella consolazione!); il lato negativo è che per un pò di tempo non potrò andare in Vespa (sicuramente troverò la soluzione per ovviare a ciò!)
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