II° capitolo
La cena
Un’ora, dopo con un landò, Khristian andò a prendere Diana.
Non fece in tempo a scendere che Diana corse fuori. Proprio come da ragazzi. Sembrava stanca però.
Desiderava che potessero cenare tranquillamente, anzi era proprio per quello che l’aveva invitata. Nutriva la speranza che la sua presenza riuscisse a mantenerlo calmo per la durata del pasto.
Da quando era tornato, non sopportava di cenare da solo con suo padre e spesso, in quei giorni, si era alzato da tavola ancor prima di iniziare. Sapeva che se avesse trovato un minimo motivo gli avrebbe riversato addosso tutto quello che aveva dentro.
_Sei bellissima Diana. _Affermò Khristian con un sorriso, mentre s’ incamminavano sul landò.
_Non prendermi in giro, Khris. Sono la stessa di un’ora fa. _ Ribatté compiaciuta Diana.
_Infatti, anche un’ora fa eri bellissima._ Affermò, guardando dritto davanti a sé.
Proseguirono in silenzio. Non c’era nulla da dire. E tutto.
Arrivarono subito e non appena entrarono nel vasto atrio della nuova dimora elisabettiana, lord Tomas, che li stava attendendo, accolse Diana con grande entusiasmo.
Guardando il conte Tomas, si notava subito che Khristian era il ritratto di suo padre. Rimaneva sbalordita ogni volta che li vedeva insieme.
Avevano entrambi gli stessi occhi verdissimi, l’identico atletico aspetto e, anche se con una trentina d’anni in più, il conte rimaneva in ogni caso un uomo molto affascinante e attraente.
Lord Lankaster, cercò lo sguardo di suo figlio, e non riuscendo ad incontrarlo, rimase molto amareggiato.
Diana si accorse di questo scoramento e si voltò a osservare Khristian che sembrava avere il viso scolpito nel granito, tanta era dura e implacabile la sua espressione e, da questo, comprese quanto malanimo, in realtà, Khristian covasse dentro.
Il conte la prese sottobraccio facendole i complimenti per la sua bellezza e l’accompagnò a tavola, nella grande sala da pranzo completamente arredata nei toni bianco e oro.
Tutto in quella stanza dava l’impressione di trovarsi su una nuvola candida colpita da un raggio di sole. La tavola era riccamente apparecchiata come se la regina stessa, e non lei, dovesse cenare.
Il conte le sposto la sedia e la fece accomodare alla sua destra. Egli si sedette a capo tavola e Khristian si accomodò di fronte a lei, alla sinistra del conte.
I candelabri, posti sulla tavola, facevano rilucere i bicchieri di fine cristallo e il bouquet di rose rosse emanava un delicato profumo subito coperto da quello delle vivande che i camerieri si apprestarono a servire.
Durante la cena, Diana e il conte conversarono amabilmente di vari argomenti, gustando il buon cibo servito, mentre Khristian spiluccava, taciturno, il cibo nel suo piatto, riempiendosi di continuo il bicchiere con dell’ottimo Borgogna.
Diana non riusciva a renderlo partecipe della conversazione. Alle domande che lei gli poneva, rispondeva con dei monosillabi e nonostante Diana sembrasse gioviale stava incominciando a rattristarsi e a non sapere come farlo reagire. Accorgendosi del suo imbarazzo, il conte ruppe la fragile barriera che conteneva le emozioni di Khristian.
_Non cercate di fare l’impossibile Diana. _Disse ad un tratto il conte. _Mio figlio non parlerà, a questa tavola, finché io sarò presente.
Diana impietrì sbiancando in viso, soprattutto dopo aver rivolto il suo sguardo verso Khristian.
Sembrava che una maschera di pietra gli avesse coperto il volto e lo sguardo pareva quello di un leone pronto a sbranare la sua preda. Sperava vivamente di non dover mai essere lei la causa di quell’espressione.
_Dunque padre, se sapete che è così, perché non vi ritirate?_ Ribatte sorridendo caustico giocando con le posate.
_Khristian!! _ Urlò il conte, alzandosi furioso. _Mi stai mancando di rispetto.
Khristian, finalmente, guardò suo padre in viso, distogliendo gli occhi dal bicchiere che aveva appena scolato tutto di un fiato.
_Oh! Sentite. Mancare di rispetto al conte. _Lo prese in giro, sarcastico.
Poi strinse gli occhi fino a farli diventare due fessure e fissò suo padre alzandosi in piedi e sbattendo i pugni sul tavolo rovesciando così i bicchieri sulla tovaglia.
_Voi mi parlate di rispetto padre? Voi che non n’avete avuto il minimo per la vita dei vostri figli? Voi che li avete mandati al macello senza avere il minimo rimorso?
Le parole di Khristian erano un sibilo minaccioso e si vedeva chiaramente che fremeva di furia repressa.
_Non credo che questi siano argomenti da discutere alla presenza di una signora. _Replicò il conte sedendosi nuovamente, senza batter ciglio.
Finalmente aveva avuto una reazione da suo figlio. Non gli importava cosa stesse per dirgli o quanto male potesse fargli con le sue parole: preferiva la rabbia all’ostinato mutismo in cui si era chiuso da quando era tornato a casa.
_Non sviate il discorso padre, non siate codardo. _Continuò Khristian.
_Ti prego Khristian, non parlare…_ Cercò di fermarlo Diana, in preda al panico. Non aveva mai visto nessuno in preda a tanta rabbia e men che meno Khristian.
_Come puoi chiedermi di tacere, quando a causa sua non potremo più avere una vita insieme, Diana? _Urlò.
Diana tacque all’istante e si preparò ad essere testimone della furia di un figlio contro un padre.
impedito di comunicare con la sua famiglia, costretto a rimanere senza uno straccio di notizia e _Come puoi chiedermi di tacere, quando anche a tuo fratello è stato senza neppure due righe di conforto in quei lunghi mesi in mare? No. Diana ora non starò zitto. _ Ringhiò.
_Come potete pretendere rispetto da me padre? Come osate solo chiederlo?Avete idea di quante notti abbiamo passato nelle tempeste non sapendo se avremmo visto nascere il nuovo giorno?Sapete quante volte abbiamo guardato in faccia la morte per esserne strappati all’ultimo momento?
Più Khristian parlava e più la sua voce si alzava, fino a quando non urlò al padre tutta la sua disperazione.
_Ditemi padre: voi siete a conoscenza di quante volte mi sono trovato davanti ad un plotone d’esecuzione straniero in questi cinque anni? No? Ve lo dico io. Due. _Urlò.
La prima volta, la mia condanna fu commutata in trenta colpi di gatto a nove code. Io ne contai solo dodici, poi persi i sensi. Mi risvegliai alla deriva su una lancia. Poco dopo aver aperto gli occhi, all’orizzonte comparve una nave. Era Francis Drake. Io ero un messaggio per lui. Mi avevano risparmiato, per non attirarsi le ire dell’Inghilterra, visto il nome che porto. Se mi avessero preso dopo che Elisabetta fece giustiziare Maria la Cattolica, adesso io non sarei qui.
Così dicendo si tolse la camicia e mostrò la sua schiena coperta da sottili cicatrici. Non c’era un piccolo angolo che non n’avesse una. Avevano fatto della sua schiena uno scempio. Diana e il conte, non poterono far altro che guardarlo e ascoltarlo, entrambi pallidi in viso, ma mentre il volto di Diana era solcato da lacrime silenziose, quello del conte era una maschera di compostezza. La sofferenza per quel figlio così disperato e arrabbiato era tale da non permettere di essere espressa.
_La volta successiva, dopo essere stato catturato con Lucas e David, insieme a nove dei nostri compagni, Josh riuscì a garantire un riscatto per noi tre e grazie nuovamente al mio altisonante nome ci salvammo. Gli altri furono fucilati uno ad uno davanti ai nostri occhi. Lo stesso Drake, quella volta, mise a repentaglio la sua vita e quella del proprio equipaggio per noi.
Silenzio. Opprimente e innaturale silenzio seguì a quei racconti, fino a quando Khristian non raccolse le proprie forze per continuare.
_Volete sapere, come sono morti i vostri figli, padre? _Continuò come un fiume in piena che travolge tutto e tutti, incurante del danno che arrecava. Ma non poteva fermarsi. Non ci riusciva.
_David è stato dilaniato da un colpo di cannone. Non capivo quali membra facessero parte del suo corpo o di quello degli altri. Invece, per Josh è stato diverso. _Khristian non urlava più. Il suo racconto, adesso era un sussurro appena udibile. _Dopo l’esplosione, gli cadde una parte dell’albero di maestra sul petto, schiacciandogli il torace e rompendogli la schiena. _Khristian guardò suo padre con sofferenza, come se lui stesso provasse il dolore che era toccato a Josh. _È morto in un inferno padre. E siete stato voi a mandarcelo. Voleva dimostrarvi il suo valore. Ripeteva sempre la stessa frase alla fine d’ogni battaglia: che ne pensi Khristian, nostro padre, adesso, sarà orgoglioso di noi? Stiamo coprendo il nome dei Lankaster d’onore e gloria. Non credo possa lamentarsi adesso. Capite padre? Era là per compiacere voi. Volevate dei veri uomini? Bene, ora avete due uomini morti e un filibustiere assassino.
Volete sapere perché un assassino padre? Perché dopo essere stati colpiti, ordinai di catturare quel maledetto galeone spagnolo, e di non fare prigionieri. Quando riuscimmo ad attaccare e catturare quella dannata nave, con l’immagine di David e Lucas negli occhi uccisi tredici soldati e due ufficiali, fino a che un colpo di moschetto non mi fermò, trapassandomi il fianco.
Ormai Khristian sembrava non parlare con nessuno in particolare. Aveva lo sguardo perso di chi e preda di un delirio di lucida follia. Si era seduto e non urlava più. Stava sciorinando il suo racconto con fredda chiarezza.
_Il giorno dopo, ferito nel corpo e nello spirito e arrabbiato perché quel che rimaneva dell’equipaggio spagnolo, grazie all’intromissione di Drake, era stato risparmiato, volli incontrarlo sul ponte e dopo aver saputo che il cannoniere che aveva ucciso David e Lucas era vivo tra loro, non contento di averlo ridotto a miseri brandelli, ordinai che fosse fucilato all’istante. Mi diede del codardo perché non avevo il fegato di ucciderlo io stesso. Lo accontentai prima che finisse di parlare, sparandogli dritto fra gli occhi.
Vedete padre? _Disse poi, come tornando in sé. _Non sono più una donnicciola come amavate apostrofarmi. Sono il comandante Lankaster, l’Implacabile. Mi sono congedato con onore, ho accumulato tali ricchezze da non conoscerne esattamente l’entità, ma sono e rimango un assassino a sangue freddo.
Che Dio possa avere pietà della vostra anima padre, perché la mia, mi avete costretto a gettarla all’inferno.
Detto questo s’alzò e se n’andò sbattendo la porta.
Diana e il conte, rimasero per alcuni minuti ammutoliti e immobili. Non c’era nulla da dire in un momento del genere. Ogni parola era fuori luogo.
Il comportamento di Khristian, però, esigeva delle scuse.
_Vi chiedo perdono Diana, per non averlo fermato in tempo, anzi per averlo provocato. Non immaginavo quanto rancore potesse portarmi. Ma preferisco questa rabbia, quest’odio forse, alla sua indifferenza.
So che avrei dovuto parlargli prima di questa sera e fargli sfogare la sua pena, ma non ne sono stato capace. Conosco le sue reazioni prima ancora che egli le pensi. Non siamo identici solo nell’aspetto, abbiamo anche la stessa testardaggine, il maledetto orgoglio e quando siamo feriti ci chiudiamo in noi stessi per esplodere in un secondo momento con molta più irruenza.
Io so perfettamente cosa ha passato. Sono stato anche io in guerra. Non volevo che dovessero viverla anche i miei figli.
Sapevo che la marina avrebbe insegnato loro un po’ di disciplina, ma hanno scelto la pirateria.
Il mare sì, ma alle loro condizioni. Non volevo prendessero parte ad una guerra, e cercai di impedirlo ma senza riuscirci.
Quando Elisabetta fece giustiziare Maria, capii subito che le cose non potevano che peggiorare. Filippo II di Spagna non avrebbe chinato il capo ad un simile affronto. Mi recai allora dalla regina per cercare di farli tornare in Inghilterra.
Nell’aprile dell’anno precedente però, sotto il comando diretto di Drake, Khristian, Lucas, Josh e David, insieme a pochi altri uomini scelti, si distinsero per coraggio e patriottismo, incendiando nella rada di Cadice tutta la flotta spagnola. In tal modo fu confermata la supremazia marittima e commerciale inglese, tanto che, a quel punto, la regina non mi permise di farli rimpatriare poiché li ritenne essenziali per le future imprese corsare.
“ Sono elementi d’eccezionale valore di cui la nostra patria non può farne a meno.
Abbiamo intenzione di donare al visconte vostro figlio, uno dei migliori vascelli inglesi perché n’assuma il comando, supponendo che porterà con se i propri congiunti e amici. Siamo altresì sicure che costituirà un ottimo equipaggio, che darà del filo da torcere ai galeoni spagnoli. Non si era mai visto un tale affiatamento fra uomini come quello che lega i vostri figli e il visconte Templeton. Si compensano e completano a vicenda. Drake stesso li ha elogiati di fronte a noi, lodando le loro capacità comunicative e combattive. Queste loro capacità, unite alle cento bocche di fuoco di cui è dotato il vascello, li renderanno temibili. Il vostro onorato nome milord, si ricoprirà di gloria.”.
_Con queste parole e con la promessa che non gli sarebbe successo niente che lei avesse potuto evitare, mi rimandò a casa. Per la prima volta in dodici anni, sono felice che la madre di Khristian sia morta. Non credo che sopporterebbe tanto dolore adesso, né potrebbe perdonarmi per averli spinti a partire.
Si vedeva chiaramente la sofferenza nei tratti del volto del conte, mentre raccontava quest’episodio e la triste rassegnazione che si percepiva nel suo tono, gli dava perfettamente voce.
_Vi chiedo scusa anche per aver separato Khristian da te. Non sapevo della vostra intenzione di sposarvi, ma ora che è tornato potrete farlo se è vostro desiderio.
Diana a quelle parole avrebbe voluto urlare.
Non sapeva se piangere o cercare di mantenere un po’ di contegno.
Dopo due lunghi sospiri, però, si decise a rispondere.
_Non scusatevi con me. Khristian non ha detto nulla che io non avrei voluto ascoltare. Per lui, credo sia stata una liberazione. Sono sicura, però, che dovreste parlarne ancora milord. Quella di questa sera, dal mio punto di vista, è solo la punta dell’ice-berg. Mettete da parte l’orgoglio entrambi e parlate ancora. Salvate il vostro rapporto, voi che n’avete la possibilità. _ Suggerì con dolcezza stringendogli la mano.
Abbassando lo sguardo su un punto imprecisato del suo piatto, Diana continuò a parlare.
_ Quanto a noi e alla nostra storia, ormai non ha più ragione d’essere.
Alla naturale richiesta di spiegazioni da parte del conte Diana racconto di come Khristian fosse rimasto intrappolato della promessa fatta ad uno Josh morente.
_Non lo permetterò, Diana. Fosse l’ultima cosa che faccio. Non permetterò che si rovini la vita. Sposarsi è una cosa troppo importante. Non si può stare con una donna se per lo meno non la si rispetta. Oltretutto, se Khristian è innamorato di te, non sopporterà di stare con un’altra donna.
_Lasciatelo stare milord, se non riuscirà a mantenere la sua promessa a causa vostra, non solo noi non saremo felici lo stesso, ma avrete qualcosa in più da farvi perdonare, e poi oggi nessuno si sposa per amore. Tutto è una questione d’interesse. _Terminò Diana rassegnata.
Il conte sembrava più vecchio dei suoi sessanta anni.
Sembrava che fosse invecchiato di colpo.
_Vado a cercarlo milord. Voglio parlargli. Vogliate scusarmi. _Disse alzandosi e uscendo da una delle grandi portefinestre della sala.
_Andate Diana, andate pure. Khristian ha bisogno di voi più di quanto egli stesso possa immaginare.
Il conte la guardò uscire, promettendo a se stesso che in un modo o in un altro li avrebbe fatti sposare.
Si diresse nel suo studio e sKhrisse una breve lettera, che sigillò con la ceralacca. Chiamato un valletto gliela consegnò perché fosse recapitata con la massima urgenza alla corte di Londra alla Regina Elisabetta.
Diana aveva la certezza del posto in cui cercare Khristian.
Uscì nei giardini della grande dimora e si diresse nel frutteto.
Sapeva che lo avrebbe trovato sotto il grande ciliegio.
S’incontravano sempre là da ragazzi, soprattutto nel periodo in cui fioriva. Da piccoli vi si arrampicavano per avere l’impressione di essere sopra una nuvola.
Il profumo dei giardini circostanti era inebriante e la chiara luce lunare rendeva possibile passeggiare tranquillamente anche al buio, senza pericolo di inciampare.
Camminò un paio di minuti prima di raggiungere il ciliegio.
Arrivata al grande albero però, Diana non vide nessuno e ne rimase delusa, poiché si rese conto che, forse Khristian non ricordava i loro incontri sotto quei rami.
Quando si voltò per tornare indietro, però Khristian le parlò dall’albero.
_Noto che le vecchie abitudini sono dure a morire._ Osservò saltando giù.
_Khristian mi hai spaventato!_ Esclamò confusa.
_Speravo mi raggiungessi._ Le confessò.
Era buio, ma i raggi della luna che trapassavano i rami illuminavano i tratti di entrambi.
_Ti chiedo scusa per quello che ho detto poc’anzi a cena. _Disse prendendole una mano e portandosela al viso. _Non avrei voluto alzare la voce con te, né tanto meno renderti partecipe della mia sfuriata, o dello spettacolo di dubbio gusto che offre la mia schiena.
_Non chiedermi scusa, non hai bisogno di scusarti con me. _Ribadì Diana con dolcezza, carezzandogli il viso reso ispido dalla barba appena accennata. _Sai che con me puoi parlare di tutto. Anche se non potremo stare insieme in futuro, lo siamo stati in passato. La tua schiena, in ogni caso, non è uno spettacolo di cattivo gusto. Rimarrà in me indelebilmente. Preferisco, però l’aver visto quelle cicatrici che saperti sepolto infondo all’oceano.
Se vuoi parlare con me sai che puoi farlo, di me potrai sempre fidarti, Khristian. Io ci sarò sempre per te, come amica o in che ruolo tu vorrai, perché io ti amo. _Confessò limpidamente Diana.
_Non dire questo. Non voglio far di te la mia amante, anche se averti come amica non mi basta. _Sussurrò baciandole il palmo della mano e l’interno del polso.
_Ti prego Khristian, fai l’amore con me. Anche solo per una volta dammi dei ricordi che mi possano scaldare il cuore, quando ne avrò più bisogno. _Supplicò Diana non credendo, lei per prima, che avesse
pronunciato le parole che le erano sfuggite dalla bocca.
Queste poche, sincere parole, accesero il desiderio in Khristian mettendolo in conflitto con se stesso, e non era questa una battaglia che poteva perdere.
_Non chiedermi questo Diana. _Disse stringendola a sé. _Non voglio condannarti al disonore. Neanche immagini quanto mi costi resisterti, ma dopo che sarebbe di te se io accettassi di farti mia?
_Sarei la donna più felice del mondo perché avrei imparato l’amore tra le braccia dell’uomo che ho sempre amato. Ti prego Khristian, fa l’amore con me. Non farmi rimpiangere per sempre di non averti avuto anche solo per una notte.
_E tu, non farmi rimordere la coscienza per tutta la vita. Non posso Diana. _Le disse con collera verso se stesso e quell’assurda situazione che si era venuta a creare. _Non posso fare l’amore con te. Non sarebbe giusto. Sa iddio cosa ti farei se potessi. Ma non possiamo Dini. Avresti tutto da perdere. Non farmi avere anche il peso della tua rovina sulla coscienza. Non tentarmi. Non chiedermelo più. _Ribadì stringendola dolcemente. _ Non mi è mai capitato di dover rifiutare una donna così desiderabile come sei tu. Ma capisci le mie motivazioni vero, Diana?_ Le domandò tenendole il viso tra le mani, mentre un raggio di luna ne rivelava le fattezze.
Diana chiuse gli occhi. Non credeva di poter riuscire a guardarlo in faccia dopo essersi offerta senza esitazione, anzi supplicandolo. Chissà se Khristian la credeva una svergognata?
_Guardami Dini, ho bisogno di sapere che mi hai capito.
Diana aprì gli occhi e fissandolo intensamente mosse la testa facendo un segno di diniego.
_Non ti capisco, ma accetto la tua decisione, se è questo che vuoi. Non tornerò mai più sull’argomento.
Guardandola, Khristian vide la donna più bella che avesse mai avuto l’onore di conoscere e l’innocenza con la quale gli si era offerta gli faceva tenerezza oltre che eccitarlo oltre ogni limite.
Era meglio smetterla con quella schermaglia o avrebbe accontentato Diana e se stesso sotto quel ciliegio.
_Cara, piccola, testarda Diana. Non ti smentisci mai. Non mentire a me e a te stessa. Ritornerai sull’argomento fino alla mia capitolazione, ma non avverrà questa volta. E’ troppo importante per me la tua felicità. Un giorno mi ringrazierai per questo.
_Ne dubito. _ Sussurrò più a se stessa che a Khristian che, dopo averle dato un casto bacio sulla bocca, tenendola per mano, la riportò in casa.
Diana, si sentiva piena di vergogna. Khristian l’aveva risolutamente rifiutata.
_Vorrei ritornare a casa Khristian. _Disse rossa in viso.
Khristian riusciva a capire il suo imbarazzo. Si era offerta a lui ed era stata respinta.
Solo un pazzo avrebbe fatto una cosa tanto stupida e solo uno scellerato l’avrebbe invece, disonorata.
Sapeva d’essere ambo le cose, ma sperava che il pazzo prevalesse ancora per un po’.
Consapevole di non poter starle troppo vicino senza cederle, prese la sua decisione. Sarebbe partito l’indomani. Anzi subito.
_Ti accompagno immediatamente a casa. Faccio preparare il landò.
_Non ti disturbare Khristian, preferirei andare a piedi. Da sola. _Chiarì.
_Vorrai scherzare? Sono passate già le undici di sera. Non ti lascerò andare da sola. _Ribadì Khristian.
_Per favore Khristian, lasciami andare. _ Lo scongiurò Diana prossima alle lacrime.
_Se non vuoi che sia io ad accompagnarti, lascia che ti riaccompagni almeno qualche servitore. _Cercò di convincerla, mentre rientravano in casa.
_Non capisci proprio, vero? Voglio starmene sola. Non voglio né te né qualcun altro al seguito. Ho percorso il nostro sentiero da sola da quando avevo appena sei anni. Non credo possa succedermi nulla. Tu hai preso le tue decisioni. Ora, io prendo le mie.
Dopo questa sfuriata, si voltò e lasciatolo di stucco nell’atrio, di fronte ad all’impassibile Dickinson, il maggiordomo, attraversò la porta che era stata appena aperta e se n’andò.
Khristian la guardò incamminarsi, allibito, ma anche divertito. Non era per niente cambiata da come la ricordava. Beh! Per niente proprio, no. Era molto più testarda e aveva un fisico da favola.
La reazione del suo corpo fu immediata e lo colse alla sprovvista. Qualche sua parte anatomica, evidentemente, non pareva essere d’accordo con la sua testa sulla decisione di non avere delle implicazioni sessuali con Diana.
_Dickinson, fa preparare le mie cose. Starò via circa venti, venticinque giorni. Poi, fa preparare anche la carrozza nuova. Appena sarà tutto pronto avvertimi. Partirò subito per Wallace Village, in Scozia. _Ordinò.
_Sì milord. _Rispose il maggiordomo.
Khristian andò nelle sue stanze e decise di scrivere una breve lettera per Diana. Le doveva per lo meno una spiegazione. Si sdraiò sul letto per riposare qualche ora prima della partenza, ma non fece i conti con la sua stanchezza. Si addormentò profondamente e si svegliò solo quando il suo valletto non vedendolo arrivare, lo andò a chiamare.
Era quasi l’alba.
Si lavò in fretta e si cambiò d’abito e senza fare colazione partì come se avesse il diavolo alle calcagna.
Il conte lo guardò andar via dalla finestra chiedendogli perdono, in cuor suo, per le dure prove a cui era stato sottoposto, anche per causa sua.
Prima di salire in carrozza, Khristian, per istinto si volse verso la sua finestra e lo vide. Non fece il minimo cenno di saluto, ma con indifferenza entrò nella carrozza e ordinò al cocchiere di partire.
Quando la carrozza sparì dalla sua vista, il conte permise ad una solitaria lacrima di scendere lungo il suo viso, e con un gesto di rabbia, l’asciugò.
_Non ti permetterò di sposarla e rovinare la tua vita Khristian. Farò di tutto per impedirtelo.
Un’ora, dopo con un landò, Khristian andò a prendere Diana.
Non fece in tempo a scendere che Diana corse fuori. Proprio come da ragazzi. Sembrava stanca però.
Desiderava che potessero cenare tranquillamente, anzi era proprio per quello che l’aveva invitata. Nutriva la speranza che la sua presenza riuscisse a mantenerlo calmo per la durata del pasto.
Da quando era tornato, non sopportava di cenare da solo con suo padre e spesso, in quei giorni, si era alzato da tavola ancor prima di iniziare. Sapeva che se avesse trovato un minimo motivo gli avrebbe riversato addosso tutto quello che aveva dentro.
_Sei bellissima Diana. _Affermò Khristian con un sorriso, mentre s’ incamminavano sul landò.
_Non prendermi in giro, Khris. Sono la stessa di un’ora fa. _ Ribatté compiaciuta Diana.
_Infatti, anche un’ora fa eri bellissima._ Affermò, guardando dritto davanti a sé.
Proseguirono in silenzio. Non c’era nulla da dire. E tutto.
Arrivarono subito e non appena entrarono nel vasto atrio della nuova dimora elisabettiana, lord Tomas, che li stava attendendo, accolse Diana con grande entusiasmo.
Guardando il conte Tomas, si notava subito che Khristian era il ritratto di suo padre. Rimaneva sbalordita ogni volta che li vedeva insieme.
Avevano entrambi gli stessi occhi verdissimi, l’identico atletico aspetto e, anche se con una trentina d’anni in più, il conte rimaneva in ogni caso un uomo molto affascinante e attraente.
Lord Lankaster, cercò lo sguardo di suo figlio, e non riuscendo ad incontrarlo, rimase molto amareggiato.
Diana si accorse di questo scoramento e si voltò a osservare Khristian che sembrava avere il viso scolpito nel granito, tanta era dura e implacabile la sua espressione e, da questo, comprese quanto malanimo, in realtà, Khristian covasse dentro.
Il conte la prese sottobraccio facendole i complimenti per la sua bellezza e l’accompagnò a tavola, nella grande sala da pranzo completamente arredata nei toni bianco e oro.
Tutto in quella stanza dava l’impressione di trovarsi su una nuvola candida colpita da un raggio di sole. La tavola era riccamente apparecchiata come se la regina stessa, e non lei, dovesse cenare.
Il conte le sposto la sedia e la fece accomodare alla sua destra. Egli si sedette a capo tavola e Khristian si accomodò di fronte a lei, alla sinistra del conte.
I candelabri, posti sulla tavola, facevano rilucere i bicchieri di fine cristallo e il bouquet di rose rosse emanava un delicato profumo subito coperto da quello delle vivande che i camerieri si apprestarono a servire.
Durante la cena, Diana e il conte conversarono amabilmente di vari argomenti, gustando il buon cibo servito, mentre Khristian spiluccava, taciturno, il cibo nel suo piatto, riempiendosi di continuo il bicchiere con dell’ottimo Borgogna.
Diana non riusciva a renderlo partecipe della conversazione. Alle domande che lei gli poneva, rispondeva con dei monosillabi e nonostante Diana sembrasse gioviale stava incominciando a rattristarsi e a non sapere come farlo reagire. Accorgendosi del suo imbarazzo, il conte ruppe la fragile barriera che conteneva le emozioni di Khristian.
_Non cercate di fare l’impossibile Diana. _Disse ad un tratto il conte. _Mio figlio non parlerà, a questa tavola, finché io sarò presente.
Diana impietrì sbiancando in viso, soprattutto dopo aver rivolto il suo sguardo verso Khristian.
Sembrava che una maschera di pietra gli avesse coperto il volto e lo sguardo pareva quello di un leone pronto a sbranare la sua preda. Sperava vivamente di non dover mai essere lei la causa di quell’espressione.
_Dunque padre, se sapete che è così, perché non vi ritirate?_ Ribatte sorridendo caustico giocando con le posate.
_Khristian!! _ Urlò il conte, alzandosi furioso. _Mi stai mancando di rispetto.
Khristian, finalmente, guardò suo padre in viso, distogliendo gli occhi dal bicchiere che aveva appena scolato tutto di un fiato.
_Oh! Sentite. Mancare di rispetto al conte. _Lo prese in giro, sarcastico.
Poi strinse gli occhi fino a farli diventare due fessure e fissò suo padre alzandosi in piedi e sbattendo i pugni sul tavolo rovesciando così i bicchieri sulla tovaglia.
_Voi mi parlate di rispetto padre? Voi che non n’avete avuto il minimo per la vita dei vostri figli? Voi che li avete mandati al macello senza avere il minimo rimorso?
Le parole di Khristian erano un sibilo minaccioso e si vedeva chiaramente che fremeva di furia repressa.
_Non credo che questi siano argomenti da discutere alla presenza di una signora. _Replicò il conte sedendosi nuovamente, senza batter ciglio.
Finalmente aveva avuto una reazione da suo figlio. Non gli importava cosa stesse per dirgli o quanto male potesse fargli con le sue parole: preferiva la rabbia all’ostinato mutismo in cui si era chiuso da quando era tornato a casa.
_Non sviate il discorso padre, non siate codardo. _Continuò Khristian.
_Ti prego Khristian, non parlare…_ Cercò di fermarlo Diana, in preda al panico. Non aveva mai visto nessuno in preda a tanta rabbia e men che meno Khristian.
_Come puoi chiedermi di tacere, quando a causa sua non potremo più avere una vita insieme, Diana? _Urlò.
Diana tacque all’istante e si preparò ad essere testimone della furia di un figlio contro un padre.
impedito di comunicare con la sua famiglia, costretto a rimanere senza uno straccio di notizia e _Come puoi chiedermi di tacere, quando anche a tuo fratello è stato senza neppure due righe di conforto in quei lunghi mesi in mare? No. Diana ora non starò zitto. _ Ringhiò.
_Come potete pretendere rispetto da me padre? Come osate solo chiederlo?Avete idea di quante notti abbiamo passato nelle tempeste non sapendo se avremmo visto nascere il nuovo giorno?Sapete quante volte abbiamo guardato in faccia la morte per esserne strappati all’ultimo momento?
Più Khristian parlava e più la sua voce si alzava, fino a quando non urlò al padre tutta la sua disperazione.
_Ditemi padre: voi siete a conoscenza di quante volte mi sono trovato davanti ad un plotone d’esecuzione straniero in questi cinque anni? No? Ve lo dico io. Due. _Urlò.
La prima volta, la mia condanna fu commutata in trenta colpi di gatto a nove code. Io ne contai solo dodici, poi persi i sensi. Mi risvegliai alla deriva su una lancia. Poco dopo aver aperto gli occhi, all’orizzonte comparve una nave. Era Francis Drake. Io ero un messaggio per lui. Mi avevano risparmiato, per non attirarsi le ire dell’Inghilterra, visto il nome che porto. Se mi avessero preso dopo che Elisabetta fece giustiziare Maria la Cattolica, adesso io non sarei qui.
Così dicendo si tolse la camicia e mostrò la sua schiena coperta da sottili cicatrici. Non c’era un piccolo angolo che non n’avesse una. Avevano fatto della sua schiena uno scempio. Diana e il conte, non poterono far altro che guardarlo e ascoltarlo, entrambi pallidi in viso, ma mentre il volto di Diana era solcato da lacrime silenziose, quello del conte era una maschera di compostezza. La sofferenza per quel figlio così disperato e arrabbiato era tale da non permettere di essere espressa.
_La volta successiva, dopo essere stato catturato con Lucas e David, insieme a nove dei nostri compagni, Josh riuscì a garantire un riscatto per noi tre e grazie nuovamente al mio altisonante nome ci salvammo. Gli altri furono fucilati uno ad uno davanti ai nostri occhi. Lo stesso Drake, quella volta, mise a repentaglio la sua vita e quella del proprio equipaggio per noi.
Silenzio. Opprimente e innaturale silenzio seguì a quei racconti, fino a quando Khristian non raccolse le proprie forze per continuare.
_Volete sapere, come sono morti i vostri figli, padre? _Continuò come un fiume in piena che travolge tutto e tutti, incurante del danno che arrecava. Ma non poteva fermarsi. Non ci riusciva.
_David è stato dilaniato da un colpo di cannone. Non capivo quali membra facessero parte del suo corpo o di quello degli altri. Invece, per Josh è stato diverso. _Khristian non urlava più. Il suo racconto, adesso era un sussurro appena udibile. _Dopo l’esplosione, gli cadde una parte dell’albero di maestra sul petto, schiacciandogli il torace e rompendogli la schiena. _Khristian guardò suo padre con sofferenza, come se lui stesso provasse il dolore che era toccato a Josh. _È morto in un inferno padre. E siete stato voi a mandarcelo. Voleva dimostrarvi il suo valore. Ripeteva sempre la stessa frase alla fine d’ogni battaglia: che ne pensi Khristian, nostro padre, adesso, sarà orgoglioso di noi? Stiamo coprendo il nome dei Lankaster d’onore e gloria. Non credo possa lamentarsi adesso. Capite padre? Era là per compiacere voi. Volevate dei veri uomini? Bene, ora avete due uomini morti e un filibustiere assassino.
Volete sapere perché un assassino padre? Perché dopo essere stati colpiti, ordinai di catturare quel maledetto galeone spagnolo, e di non fare prigionieri. Quando riuscimmo ad attaccare e catturare quella dannata nave, con l’immagine di David e Lucas negli occhi uccisi tredici soldati e due ufficiali, fino a che un colpo di moschetto non mi fermò, trapassandomi il fianco.
Ormai Khristian sembrava non parlare con nessuno in particolare. Aveva lo sguardo perso di chi e preda di un delirio di lucida follia. Si era seduto e non urlava più. Stava sciorinando il suo racconto con fredda chiarezza.
_Il giorno dopo, ferito nel corpo e nello spirito e arrabbiato perché quel che rimaneva dell’equipaggio spagnolo, grazie all’intromissione di Drake, era stato risparmiato, volli incontrarlo sul ponte e dopo aver saputo che il cannoniere che aveva ucciso David e Lucas era vivo tra loro, non contento di averlo ridotto a miseri brandelli, ordinai che fosse fucilato all’istante. Mi diede del codardo perché non avevo il fegato di ucciderlo io stesso. Lo accontentai prima che finisse di parlare, sparandogli dritto fra gli occhi.
Vedete padre? _Disse poi, come tornando in sé. _Non sono più una donnicciola come amavate apostrofarmi. Sono il comandante Lankaster, l’Implacabile. Mi sono congedato con onore, ho accumulato tali ricchezze da non conoscerne esattamente l’entità, ma sono e rimango un assassino a sangue freddo.
Che Dio possa avere pietà della vostra anima padre, perché la mia, mi avete costretto a gettarla all’inferno.
Detto questo s’alzò e se n’andò sbattendo la porta.
Diana e il conte, rimasero per alcuni minuti ammutoliti e immobili. Non c’era nulla da dire in un momento del genere. Ogni parola era fuori luogo.
Il comportamento di Khristian, però, esigeva delle scuse.
_Vi chiedo perdono Diana, per non averlo fermato in tempo, anzi per averlo provocato. Non immaginavo quanto rancore potesse portarmi. Ma preferisco questa rabbia, quest’odio forse, alla sua indifferenza.
So che avrei dovuto parlargli prima di questa sera e fargli sfogare la sua pena, ma non ne sono stato capace. Conosco le sue reazioni prima ancora che egli le pensi. Non siamo identici solo nell’aspetto, abbiamo anche la stessa testardaggine, il maledetto orgoglio e quando siamo feriti ci chiudiamo in noi stessi per esplodere in un secondo momento con molta più irruenza.
Io so perfettamente cosa ha passato. Sono stato anche io in guerra. Non volevo che dovessero viverla anche i miei figli.
Sapevo che la marina avrebbe insegnato loro un po’ di disciplina, ma hanno scelto la pirateria.
Il mare sì, ma alle loro condizioni. Non volevo prendessero parte ad una guerra, e cercai di impedirlo ma senza riuscirci.
Quando Elisabetta fece giustiziare Maria, capii subito che le cose non potevano che peggiorare. Filippo II di Spagna non avrebbe chinato il capo ad un simile affronto. Mi recai allora dalla regina per cercare di farli tornare in Inghilterra.
Nell’aprile dell’anno precedente però, sotto il comando diretto di Drake, Khristian, Lucas, Josh e David, insieme a pochi altri uomini scelti, si distinsero per coraggio e patriottismo, incendiando nella rada di Cadice tutta la flotta spagnola. In tal modo fu confermata la supremazia marittima e commerciale inglese, tanto che, a quel punto, la regina non mi permise di farli rimpatriare poiché li ritenne essenziali per le future imprese corsare.
“ Sono elementi d’eccezionale valore di cui la nostra patria non può farne a meno.
Abbiamo intenzione di donare al visconte vostro figlio, uno dei migliori vascelli inglesi perché n’assuma il comando, supponendo che porterà con se i propri congiunti e amici. Siamo altresì sicure che costituirà un ottimo equipaggio, che darà del filo da torcere ai galeoni spagnoli. Non si era mai visto un tale affiatamento fra uomini come quello che lega i vostri figli e il visconte Templeton. Si compensano e completano a vicenda. Drake stesso li ha elogiati di fronte a noi, lodando le loro capacità comunicative e combattive. Queste loro capacità, unite alle cento bocche di fuoco di cui è dotato il vascello, li renderanno temibili. Il vostro onorato nome milord, si ricoprirà di gloria.”.
_Con queste parole e con la promessa che non gli sarebbe successo niente che lei avesse potuto evitare, mi rimandò a casa. Per la prima volta in dodici anni, sono felice che la madre di Khristian sia morta. Non credo che sopporterebbe tanto dolore adesso, né potrebbe perdonarmi per averli spinti a partire.
Si vedeva chiaramente la sofferenza nei tratti del volto del conte, mentre raccontava quest’episodio e la triste rassegnazione che si percepiva nel suo tono, gli dava perfettamente voce.
_Vi chiedo scusa anche per aver separato Khristian da te. Non sapevo della vostra intenzione di sposarvi, ma ora che è tornato potrete farlo se è vostro desiderio.
Diana a quelle parole avrebbe voluto urlare.
Non sapeva se piangere o cercare di mantenere un po’ di contegno.
Dopo due lunghi sospiri, però, si decise a rispondere.
_Non scusatevi con me. Khristian non ha detto nulla che io non avrei voluto ascoltare. Per lui, credo sia stata una liberazione. Sono sicura, però, che dovreste parlarne ancora milord. Quella di questa sera, dal mio punto di vista, è solo la punta dell’ice-berg. Mettete da parte l’orgoglio entrambi e parlate ancora. Salvate il vostro rapporto, voi che n’avete la possibilità. _ Suggerì con dolcezza stringendogli la mano.
Abbassando lo sguardo su un punto imprecisato del suo piatto, Diana continuò a parlare.
_ Quanto a noi e alla nostra storia, ormai non ha più ragione d’essere.
Alla naturale richiesta di spiegazioni da parte del conte Diana racconto di come Khristian fosse rimasto intrappolato della promessa fatta ad uno Josh morente.
_Non lo permetterò, Diana. Fosse l’ultima cosa che faccio. Non permetterò che si rovini la vita. Sposarsi è una cosa troppo importante. Non si può stare con una donna se per lo meno non la si rispetta. Oltretutto, se Khristian è innamorato di te, non sopporterà di stare con un’altra donna.
_Lasciatelo stare milord, se non riuscirà a mantenere la sua promessa a causa vostra, non solo noi non saremo felici lo stesso, ma avrete qualcosa in più da farvi perdonare, e poi oggi nessuno si sposa per amore. Tutto è una questione d’interesse. _Terminò Diana rassegnata.
Il conte sembrava più vecchio dei suoi sessanta anni.
Sembrava che fosse invecchiato di colpo.
_Vado a cercarlo milord. Voglio parlargli. Vogliate scusarmi. _Disse alzandosi e uscendo da una delle grandi portefinestre della sala.
_Andate Diana, andate pure. Khristian ha bisogno di voi più di quanto egli stesso possa immaginare.
Il conte la guardò uscire, promettendo a se stesso che in un modo o in un altro li avrebbe fatti sposare.
Si diresse nel suo studio e sKhrisse una breve lettera, che sigillò con la ceralacca. Chiamato un valletto gliela consegnò perché fosse recapitata con la massima urgenza alla corte di Londra alla Regina Elisabetta.
Diana aveva la certezza del posto in cui cercare Khristian.
Uscì nei giardini della grande dimora e si diresse nel frutteto.
Sapeva che lo avrebbe trovato sotto il grande ciliegio.
S’incontravano sempre là da ragazzi, soprattutto nel periodo in cui fioriva. Da piccoli vi si arrampicavano per avere l’impressione di essere sopra una nuvola.
Il profumo dei giardini circostanti era inebriante e la chiara luce lunare rendeva possibile passeggiare tranquillamente anche al buio, senza pericolo di inciampare.
Camminò un paio di minuti prima di raggiungere il ciliegio.
Arrivata al grande albero però, Diana non vide nessuno e ne rimase delusa, poiché si rese conto che, forse Khristian non ricordava i loro incontri sotto quei rami.
Quando si voltò per tornare indietro, però Khristian le parlò dall’albero.
_Noto che le vecchie abitudini sono dure a morire._ Osservò saltando giù.
_Khristian mi hai spaventato!_ Esclamò confusa.
_Speravo mi raggiungessi._ Le confessò.
Era buio, ma i raggi della luna che trapassavano i rami illuminavano i tratti di entrambi.
_Ti chiedo scusa per quello che ho detto poc’anzi a cena. _Disse prendendole una mano e portandosela al viso. _Non avrei voluto alzare la voce con te, né tanto meno renderti partecipe della mia sfuriata, o dello spettacolo di dubbio gusto che offre la mia schiena.
_Non chiedermi scusa, non hai bisogno di scusarti con me. _Ribadì Diana con dolcezza, carezzandogli il viso reso ispido dalla barba appena accennata. _Sai che con me puoi parlare di tutto. Anche se non potremo stare insieme in futuro, lo siamo stati in passato. La tua schiena, in ogni caso, non è uno spettacolo di cattivo gusto. Rimarrà in me indelebilmente. Preferisco, però l’aver visto quelle cicatrici che saperti sepolto infondo all’oceano.
Se vuoi parlare con me sai che puoi farlo, di me potrai sempre fidarti, Khristian. Io ci sarò sempre per te, come amica o in che ruolo tu vorrai, perché io ti amo. _Confessò limpidamente Diana.
_Non dire questo. Non voglio far di te la mia amante, anche se averti come amica non mi basta. _Sussurrò baciandole il palmo della mano e l’interno del polso.
_Ti prego Khristian, fai l’amore con me. Anche solo per una volta dammi dei ricordi che mi possano scaldare il cuore, quando ne avrò più bisogno. _Supplicò Diana non credendo, lei per prima, che avesse
Queste poche, sincere parole, accesero il desiderio in Khristian mettendolo in conflitto con se stesso, e non era questa una battaglia che poteva perdere.
_Non chiedermi questo Diana. _Disse stringendola a sé. _Non voglio condannarti al disonore. Neanche immagini quanto mi costi resisterti, ma dopo che sarebbe di te se io accettassi di farti mia?
_Sarei la donna più felice del mondo perché avrei imparato l’amore tra le braccia dell’uomo che ho sempre amato. Ti prego Khristian, fa l’amore con me. Non farmi rimpiangere per sempre di non averti avuto anche solo per una notte.
_E tu, non farmi rimordere la coscienza per tutta la vita. Non posso Diana. _Le disse con collera verso se stesso e quell’assurda situazione che si era venuta a creare. _Non posso fare l’amore con te. Non sarebbe giusto. Sa iddio cosa ti farei se potessi. Ma non possiamo Dini. Avresti tutto da perdere. Non farmi avere anche il peso della tua rovina sulla coscienza. Non tentarmi. Non chiedermelo più. _Ribadì stringendola dolcemente. _ Non mi è mai capitato di dover rifiutare una donna così desiderabile come sei tu. Ma capisci le mie motivazioni vero, Diana?_ Le domandò tenendole il viso tra le mani, mentre un raggio di luna ne rivelava le fattezze.
Diana chiuse gli occhi. Non credeva di poter riuscire a guardarlo in faccia dopo essersi offerta senza esitazione, anzi supplicandolo. Chissà se Khristian la credeva una svergognata?
_Guardami Dini, ho bisogno di sapere che mi hai capito.
Diana aprì gli occhi e fissandolo intensamente mosse la testa facendo un segno di diniego.
_Non ti capisco, ma accetto la tua decisione, se è questo che vuoi. Non tornerò mai più sull’argomento.
Guardandola, Khristian vide la donna più bella che avesse mai avuto l’onore di conoscere e l’innocenza con la quale gli si era offerta gli faceva tenerezza oltre che eccitarlo oltre ogni limite.
Era meglio smetterla con quella schermaglia o avrebbe accontentato Diana e se stesso sotto quel ciliegio.
_Cara, piccola, testarda Diana. Non ti smentisci mai. Non mentire a me e a te stessa. Ritornerai sull’argomento fino alla mia capitolazione, ma non avverrà questa volta. E’ troppo importante per me la tua felicità. Un giorno mi ringrazierai per questo.
_Ne dubito. _ Sussurrò più a se stessa che a Khristian che, dopo averle dato un casto bacio sulla bocca, tenendola per mano, la riportò in casa.
Diana, si sentiva piena di vergogna. Khristian l’aveva risolutamente rifiutata.
_Vorrei ritornare a casa Khristian. _Disse rossa in viso.
Khristian riusciva a capire il suo imbarazzo. Si era offerta a lui ed era stata respinta.
Solo un pazzo avrebbe fatto una cosa tanto stupida e solo uno scellerato l’avrebbe invece, disonorata.
Sapeva d’essere ambo le cose, ma sperava che il pazzo prevalesse ancora per un po’.
Consapevole di non poter starle troppo vicino senza cederle, prese la sua decisione. Sarebbe partito l’indomani. Anzi subito.
_Ti accompagno immediatamente a casa. Faccio preparare il landò.
_Non ti disturbare Khristian, preferirei andare a piedi. Da sola. _Chiarì.
_Vorrai scherzare? Sono passate già le undici di sera. Non ti lascerò andare da sola. _Ribadì Khristian.
_Per favore Khristian, lasciami andare. _ Lo scongiurò Diana prossima alle lacrime.
_Se non vuoi che sia io ad accompagnarti, lascia che ti riaccompagni almeno qualche servitore. _Cercò di convincerla, mentre rientravano in casa.
_Non capisci proprio, vero? Voglio starmene sola. Non voglio né te né qualcun altro al seguito. Ho percorso il nostro sentiero da sola da quando avevo appena sei anni. Non credo possa succedermi nulla. Tu hai preso le tue decisioni. Ora, io prendo le mie.
Dopo questa sfuriata, si voltò e lasciatolo di stucco nell’atrio, di fronte ad all’impassibile Dickinson, il maggiordomo, attraversò la porta che era stata appena aperta e se n’andò.
Khristian la guardò incamminarsi, allibito, ma anche divertito. Non era per niente cambiata da come la ricordava. Beh! Per niente proprio, no. Era molto più testarda e aveva un fisico da favola.
La reazione del suo corpo fu immediata e lo colse alla sprovvista. Qualche sua parte anatomica, evidentemente, non pareva essere d’accordo con la sua testa sulla decisione di non avere delle implicazioni sessuali con Diana.
_Dickinson, fa preparare le mie cose. Starò via circa venti, venticinque giorni. Poi, fa preparare anche la carrozza nuova. Appena sarà tutto pronto avvertimi. Partirò subito per Wallace Village, in Scozia. _Ordinò.
_Sì milord. _Rispose il maggiordomo.
Khristian andò nelle sue stanze e decise di scrivere una breve lettera per Diana. Le doveva per lo meno una spiegazione. Si sdraiò sul letto per riposare qualche ora prima della partenza, ma non fece i conti con la sua stanchezza. Si addormentò profondamente e si svegliò solo quando il suo valletto non vedendolo arrivare, lo andò a chiamare.
Era quasi l’alba.
Si lavò in fretta e si cambiò d’abito e senza fare colazione partì come se avesse il diavolo alle calcagna.
Il conte lo guardò andar via dalla finestra chiedendogli perdono, in cuor suo, per le dure prove a cui era stato sottoposto, anche per causa sua.
Prima di salire in carrozza, Khristian, per istinto si volse verso la sua finestra e lo vide. Non fece il minimo cenno di saluto, ma con indifferenza entrò nella carrozza e ordinò al cocchiere di partire.
Quando la carrozza sparì dalla sua vista, il conte permise ad una solitaria lacrima di scendere lungo il suo viso, e con un gesto di rabbia, l’asciugò.
_Non ti permetterò di sposarla e rovinare la tua vita Khristian. Farò di tutto per impedirtelo.

3 commenti:
Hai un modo di descrivere le cose che permette al lettore di vedere coi propri occhi ciò che legge.
Molto bello anche il secondo capitolo!
Sembra di essere a tavola con i commensali e percepire la tensione!
Prima di tutto ti ringrazio di avermi inserito tra i tui blog preferiti; secondo non mi offendo affatto dei tuoi consigli, anzi ben vengano da una persona che ha già scritto un libro. Ne farò tesoro e cercherò di integrare il romanzo/giallo nel corso della pubblicazione sul mio blog.
P.S. ho pubblicato, nel mio blog, altri brevi racconti, mi farebbe piacere che tu li leggessi e nello stesso tempo darmi qualche parere, negativo o positivo che sia. Scusa se ne approfitto!
Un bacia anche a te
SPIRIT
Posta un commento