venerdì 19 settembre 2008

III e IV Capitolo








Capitolo terzo

Il risveglio

A mattina inoltrata, un valletto dei Lankaster consegnò una lettera a casa Templeton.

_Milady, c’è una lettera per voi. C’è impresso l’emblema dei Lankaster.
Rose, la cameriera di Diana, poggiò la lettera sigillata sul vassoio della colazione.
Diana, ancora insonnolita, borbottò qualcosa d’inintelligibile all’indirizzo della cameriera, ma in qualche modo il nome di Khristian era penetrato nella cortina di sonno in cui era caduta poco prima dell’alba. Aveva passato la notte in bianco, pensando a quello che era successo la sera prima vergognandosi per ciò che gli aveva chiesto. Non avrebbe avuto il coraggio di guardarlo in faccia mai più.


Dio come si era sentita umiliata!
_Mio Dio. _ Disse a voce bassa. _Che vergogna!
Quando, sbadigliando, riuscì a mettersi seduta, colta da curiosità preferì leggere la lettera prima di far colazione e guardandola mille domande si affollarono nella sua testa.
Come mai una lettera sigillata? Cosa c’era di così privato in quella lettera? Diana cominciò ad avere una sgradevole sensazione. Ruppe il sigillo e l’aprì e i suoi peggiori sospetti divennero realtà.
“Carissima Diana,
Ti consiglio di bruciare questa lettera subito dopo averla letta.
Non conservarla romanticamente, perché ciò che voglio dirti è troppo privato.
Perdonami per ieri sera. Perdonami per essere tornato nella tua vita solo per farti del male, ma non è mai stata mia intenzione fartene. Sa solo Iddio quanto mi è costato non fare l’amore con te, ma sto per sposare un’altra donna e amarti non sarebbe certo la cosa giusta.
Intanto che tu stai leggendo questa lettera, io sono già sulla strada per la Scozia.
Lo so che ti avevo assicurato che sarei rimasto ancora qualche giorno, ma per noi non sarebbe stato prudente.
Avrei ceduto Diana.
Avrei ceduto a te e al mio desiderio, e poi saremmo stati perduti entrambi. Non giudicarmi. Sono in un inferno inestinguibile Diana, e non voglio peggiorare la situazione.
Non odiarmi, perché io ti amo, e ti amerò al di là della vita stessa.
Tuo per sempre.
Khristian.”
Diana, lesse ripetutamente la lettera di Khristian, non capacitandosi del suo contenuto e sprofondando, ogni volta di più, nella disperazione. Sentimenti contrastanti tiravano a sorte la sua anima. Alla fine, prevalse una disperata consapevolezza: lo aveva perso. Per sempre.
_Maledetto vigliacco. Codardo, stupido, orgoglioso e…Mio Dio, perché?Perchè? _Imprecò piangendo.
Con un colpo della mano, rovesciò il vassoio della colazione sul candido tappeto, e affondò il viso nel cuscino soffocando così i singhiozzi disperati, stringendo in pugno la lettera di Khristian.
Richiamata dalle urla, Rose, si precipitò nella sua stanza.
_Mio Dio signora, cosa vi è successo? _Domandò preoccupata.
Diana neppure l’udì, rimanendo col viso affondato nei cuscini e il corpo scosso dai singhiozzi.
_Vi prego mia signora, ditemi cosa vi è capitato. _ La scongiurò, avvicinandosi e cercando di farla sollevare.
_Lasciami sola Rose. Ti prego. Porta via il vassoio e lasciami stare. Non voglio parlare con nessuno e non desidero vedere nessuno. _Asserì con lo sguardo perso, voltata verso una delle finestre.
_Milady non posso vedervi così sconvolta. Si tratta di quella lettera, vero? E’ del visconte?
Rose era da sempre la sua unica amica e confidente. Sapeva tutto dei sentimenti che nutriva per Khristian e spesso le aveva consigliato di non illudersi, poiché probabilmente Khristian in quei lunghi anni, si era dimenticato di lei. In quel momento le ritornarono in mente anche le parole di sua madre: “Non illuderti Diana, a quest’ora non si ricorderà più di te. Sei solo una ragazzina e Khristian è un uomo con le necessità di un uomo. Al suo ritorno avrà bisogno di una donna non di una bambina”.
Le cose non erano andate così, ma il risultato era identico. Khristian non era più suo e forse, ripensandoci, non lo era mai stato.
_Sì Rose. Si tratta di Khristian. Sai, infondo avevate tutti ragione: non valeva la pena di aspettarlo. Sposerà un’altra. _ Disse, guardando la cameriera con un mesto sorriso e gli occhi rossi e gonfi di pianto.
_Oh signora! Mi dispiace davvero tanto. E ora cosa farete?_E vedendola nuovamente in lacrime, visibilmente preoccupata l’abbracciò. _ Sapete che con me potete sfogarvi se volete.
_Cosa farei senza di te?
_Adesso calmatevi e riposatevi. Non riferirò a nessuno la nostra conversazione. Quando sarete pronta a parlarne, io sarò qui.
Rose, le sorrise dolcemente e stava per uscire dalla stanza, quando Diana le fece un’osservazione.
_Hai visto com’è diventato bello, Rose? Credo non potrò mai scordarmi di lui.
_Si milady e davvero bellissimo. Ma il mondo è pieno d’uomini affascinanti. Lo so che adesso può sembrare tutto difficile, ma passerà milady. Lo scorderete molto presto.
_Ne dubito Rose.
Rimase chiusa nella sua stanza per tre giorni.
Gli occhi di Khristian le davano il tormento. Le labbra, così sensuali!
Non le avrebbe più potute baciare e non avrebbe più potuto guadarlo negli occhi con amore. Avrebbe dovuto nascondere i suoi sentimenti.
La cosa che più la lacerava dentro, però, era che forse in quegli amati occhi non vi avrebbe più potuto leggere amore.
In quei giorni, non volle mai vedere nessuno e i vassoi con le portate ritornarono in cucina sempre intatti.
La solitudine l’aiutò a maturare la decisione di partire e trasferirsi a Londra definitivamente.
_Rose, ho deciso che mi trasferirò in città. Khristian, volevo dire il visconte, sarà qui fra poco più di quindici, venti giorni e io per allora dovrò essere a Londra. Decidi tu come organizzare al meglio la cosa. Mi affido a te completamente.
_Come desiderate. Manderò qualcuno a ripulire la casa di vostra madre. Poi prepareremo i bagagli e partiremo.
_Fai come meglio credi. La mia unica condizione è non essere qui al suo ritorno.

Nel frattempo, sulla strada verso Wallace Village, Khristian stava imprecando contro la sua malasorte e contro il cattivo tempo che li aveva fatti impantanare per l’ennesima volta. Se non avesse piovuto così ininterrottamente, sarebbe già stato in vista del villaggio, ma procedendo in quelle condizioni non erano arrivati neanche a metà strada. Forse, era destino, pensò Khristian. Forse sarebbe dovuto tornare indietro. Ma poi rivedeva lo sguardo morente di Josh e la sua decisione si rafforzava. Sarebbe andato avanti, anche se il suo cuore gridava a gran voce di tornare a casa.


Capitolo quarto


La Scozia

_Inferno e dannazione. _Imprecò Khristian.
Le condizioni del tempo erano implacabili, sembrava che anche la pioggia fosse contro di lui.
_ Per favore James, appena possibile, fermati e domanda a qualcuno quanto dista da qui il villaggio di Wallace. Alla prima locanda fermiamoci comunque. Non ne posso più di stare qui dentro richiuso. _Disse sporgendosi dal finestrino rivolgendosi ad un inzaccherato James.
Khristian stava impazzendo chiuso nella carrozza, nonostante avesse tutte le comodità che questa potesse permettersi, sedili comodi in morbida pelle e un abitacolo capiente. Il fatto era che da più di sei giorni viaggiavano senza che la pioggia cessasse per più di qualche minuto e come se non bastasse, la tempesta che c’era fuori era niente rispetto a quella che si agitava dentro di lui.
Stava male al pensiero di aver lasciato Diana senza una parola, con solo poche misere righe su un foglio di carta.
L’essere certo d’averla delusa per l’ennesima volta, gli era insopportabile.
La immaginava piangente e rivedeva quei bellissimi occhi colmi di lacrime, il viso pallido come il giorno in cui si erano incontrati quando lui era tornato e il fatto che solo lui fosse il responsabile lo rendeva furioso con se stesso.
Lei, gli aveva offerto tutta se stessa e lui le aveva detto addio con poche, misere parole.
Si sentiva un dannatissimo bastardo.
Non ricordava più da quanto tempo non rideva. Era sempre arrabbiato e troppo stanco anche per parlare.
Niente andava per il verso giusto.
Niente era come lui desiderava da quando aveva messo piede su quella maledetta nave, cinque anni prima.
Una volta era sicuro d’essere una bella persona, sempre gentile, disponibile, sempre allegra, felice forse, o per lo meno serena. Ora si sentiva sempre arrabbiato, era diventato cinico, e soprattutto non si rassegnava al fatto di avere le mani lorde di troppo sangue, anche se sapeva benissimo che in guerra valeva il famoso detto ‘mors tua vitae mea’.
Dopotutto, forse era meglio non caricare di quel fardello anche Diana. Lei avrebbe potuto rifarsi una vita in cui il sole tornava a splendere, lui invece le avrebbe portato solo tenebre. Meritava un marito che l’amasse e gli desse dei figli facendola vivere serena.
Forse, quella di lasciarla, era stata una buona decisione dopotutto. Almeno per lei.
Per lui sarebbe stato sempre com’essere rimasto mutilato, gli sarebbe mancata sempre una parte importante di se stesso. L’anima. Diana era quello per lui.
Aveva un modo di fare straordinario. Difficilmente, si arrabbiava con lui. Riusciva, con la sua pacatezza a calmarlo e a fargli vedere le questioni sempre sotto una luce diversa, più buona, più ottimistica. Solo lei avrebbe potuto salvarlo, e solo lui l’avrebbe voluta avere e invece per il suo bene e per mantenere la parola data doveva rinunciarvi.
_Signore, la prima locanda è qui vicino, ma il villaggio dista almeno venti miglia. Impiegheremo almeno un’altra giornata di viaggio._
Così dicendo, James strappò Khristian dalle sue elucubrazioni.
_Va bene James. Ci fermeremo alla locanda. Domani riprenderemo il viaggio. _Rispose rassegnato.
Andava bene un corno!!!
Non vedeva l’ora di mettere fine a tutta quella storia, ma tutto sembrava congiurare contro di lui.
L’indomani, anche a costo di andare a piedi, sarebbe arrivato a quello stramaledetto villaggio.
Cenò dentro la locanda in una saletta privata. Subito dopo, andò nella sua stanza a riposare.
Poteva contare tutte le ossa del suo corpo, tanto era indolenzito, e la ferita al fianco, anche se guarita, gli faceva un male del diavolo. In ogni caso preferiva sentire il dolore fisico che con una buona notte di sonno spariva, piuttosto, che essere tormentato, senza posa, nello spirito. Non aveva più avuto incubi notturni spaventosi, ma il suo cervello rimuginava ugualmente sempre sulle stesse cose.
Nonostante la spossatezza, quella notte non riuscì a chiudere occhio. Il volto di Diana gli dava il tormento.
Prima che albeggiasse si alzò. Si diresse alla finestra e apertala guardò il cielo. Era terso e stellato. Finalmente! La pioggia era lontana e Khristian decise di proseguire il resto del tragitto a cavallo, mentre James con la carrozza l’avrebbe raggiunto con comodo.
Si vestì, andò alle stalle e affittò un cavallo. Prese accordi con il suo cocchiere e partì.
Cavalcò tutta la mattina come se dalla velocità tenuta dipendesse la sua vita e verso mezzogiorno arrivò in vista del villaggio.
Wallace Village era un paesino, arroccato fra il verde su una collinetta.
Proseguì fin quando non arrivò ad un edificio sul quale spiccava una targa con raffigurato un grande cervo bianco. Una locanda.
Affittò una stanza e chiese di poter avere dell’acqua per darsi una ripulita e cambiarsi d’abito, prima però, chiese le indicazioni di cui aveva bisogno per trovare Mary.
_Vorrei delle informazioni. _ Disse al locandiere. _ Sono venuto a cercare la signora Bishop. Si è trasferita qui da circa quattro anni. Ho delle notizie urgenti per lei. _Concluse, facendogli scivolare sul bancone alcune ghinee.
_Forse voi parlate della giovane vedova che si è trasferita qui da Londra?_Domandò il locandiere, con gli occhi luccicanti d’avidità.
_Già, cerco proprio lei. Sapete dirmi dove posso trovarla?_Riprese, disgustato da tanta palese cupidigia.
_Si. La potrete trovare nel villino della luna. E’ il cottage più in alto. Lo chiamano così perché spesso di notte la luna lo illumina ed essendo tutto bianco sembra che la luna vi si soffermi. Affacciandovi potrete tranquillamente scorgerlo da qui. Povera ragazza. Rimanere vedova così presto e con un figlio non ancora nato. Quella maledetta guerra ha distrutto tante famiglie. _Terminò pensoso.
Dunque, un figlio esisteva davvero. Non si trattava solo dicerie.
A tale scoperta, il cuore di Khristian mancò di un battito. Adesso doveva proteggere anche suo nipote e cancellare l’onta dell’illegittimità da quel povero innocente.
Diana si allontanava sempre di più, inaridendo il suo cuore.
_Grazie per le vostre informazioni. Vorrei, però mandare un biglietto alla signora per sapere quando potrà ricevermi. Voi avete qualche servitore che possa concedermi un po’ del suo tempo?_Domandò.
_Beh! Dipende. _Disse il locandiere, ammiccando smanioso verso il borsellino di Khristian.
_Diciamo che, queste dovrebbero bastare per far trovare al vostro servo il tempo per una passeggiata. _Rispose sbattendo altre due monete sul bancone e, guardando il locandiere fisso negli occhi, gli fece chiaramente intendere che non ne avrebbe avute altre e sarebbe stato molto pericoloso chiederne.
Khristian sapeva essere molto convincente anche solo con lo sguardo.
_Penso che troverà il tempo. Scrivete pure il biglietto. Sarà subito consegnato. _Assicurò servizievole.
Il locandiere chiamò un ragazzino di circa undici anni e dopo che Khristian gli ebbe dato il biglietto, gli chiese di attendere presso la signora una risposta immediata.
Poi andò a rinfrescarsi.

La risposta arrivò molto più immediata di quanto Khristian si sarebbe aspettato. L’avrebbe ricevuto quella stessa sera per l’ora del te.

Attese con impazienza l’ora dell’appuntamento, seduto sul letto della sua stanza nella locanda, col pensiero fisso su Diana. Ancora era in tempo. Ancora poteva tornare da lei senza problemi. Ma era cosciente che non l’avrebbe fatto.
Era diviso fra Diana e la promessa fatta a suo fratello, non sarebbe vissuto sereno se non l’avesse mantenuta, e se invece l’avesse fatto si sarebbe condannato ad una vita arida senza amore.
In ogni caso sarebbe stato infelice.
Però, Josh aveva avuto un figlio e adesso doveva proteggerlo, non come aveva fatto con suo fratello. Aveva un gran senso di colpa per non essere riuscito a salvarlo, ma adesso avrebbe avuto la possibilità di riparare alla sua colpa prendendosi cura del bambino.
Arrivò al cottage puntualissimo, vestito in modo impeccabile, un completo di velluto verde scuro, camicia immacolata con modeste gale al collo e ai polsi, e un mantello, perchè lì anche in estate le temperature erano molto rigide.
Notò che molti, durante quel breve tragitto, soffermavano il loro sguardo sull’orecchino che gli pendeva all’orecchio sinistro e poi su tutta la sua figura, e nei loro sguardi c’era spesso stupore e forse anche timore riconoscendo in lui un possibile corsaro al servizio d’Elisabetta I, la stessa che aveva fatto giustiziare la loro regina Maria Stuarda. Che credessero pure ciò che volevano, la cosa lo lasciava del tutto indifferente.
Non fece in tempo a scendere da cavallo che la porta del bel cottage si spalancò, aperta da una donna sui quaranta, di non certo bell’aspetto. Passò le redini del suo cavallo ad un ragazzo che, data la forte somiglianza con la cameriera, non poteva che esserne il figlio.
_Voi siete il Visconte Lankaster? _Domandò conoscendo benissimo la risposta, e prima che Khristian rispondesse si spostò per farlo passare. _Prego, la signora vi sta attendendo. _Fece ossequiosa, prendendo guanti e mantello che lui le porgeva e facendogli strada in un salottino modesto ma molto accogliente. Tutto era verde dalle pareti chiare alle tende delle due finestre che erano di un colore più scuro, ma brillante.
Bene. Almeno era in tinta. Pensò con cinico umorismo riferendosi al colore del proprio vestito
_Accomodatevi. La signora, sarà subito da voi. _Avvertì uscendo dalla stanza e richiudendo la porta di pesante quercia.
Khristian, invece di sedersi, come l’aveva invitato a fare la cameriera, si guardò intorno, notando che le pareti erano completamente spoglie e prive di quadri ma nonostante questo non sembrava che l’ospitalità della stanza ne risentisse, anche perché in un grande camino ardeva scoppiettante un fuoco allegro. Andò alla finestra che si affacciava sul villaggio e si stupì del panorama che vi trovò.
Salendo su per la collinetta che portava al cottage, non aveva notato nulla, era troppo perso nelle sue riflessioni. Pensandoci bene, non aveva visto nulla dacché era partito. Aveva troppi pensieri che gli affollavano la mente per bearsi della bellezza delle Highlands.

_Joshua?_ Chiamò Mary, entrando di corsa nella stanza, ad onor del vero, poco signorilmente.
La voce di donna alle sue spalle lo riscosse.
Khristian si voltò di scatto rimanendo sorpreso dal fatto che pur sapendo che era il visconte lo aveva chiamato col nome di suo fratello.
Guardandolo in viso, Mary ci rimase male. Si vide subito la delusione dipinta sul bel volto.
_No signora, mi dispiace. Sono Khristian non Josh, vedete lui è...
_Morto. _Terminò la donna colta da un’improvvisa tristezza.
Era molto bella, notò subito Khristian, alta e aggraziata, con un fisico non proprio snello, ma molto, molto bella. Aveva gli occhi azzurri come i fiordalisi e una pelle candida come un giglio, ma lo sguardo non era vivo come quello di Diana, era spento e quasi privo d’espressione. Gli era parso di cogliere qualcosa, quando aveva capito che non era Josh, ma si era trattato di una cosa fugace.
"Non metterti a fare i confronti adesso, o non ne uscirai,".Pensò rimproverando se stesso.
Ma non poteva farne a meno.
Aveva anche lei i capelli neri e lunghi come Diana ma a Mary non avrebbe voluto scioglierli e passare le mani attraverso quella corvina sericità. La bocca poi, aveva una piega triste e imbronciata, non sorridente come quella di...
Doveva smetterla. Quella non era Diana, ma era la donna che doveva sposare. Per un minuto pensò di stare per uscire di senno. Adesso, non solo si arrabbiava con se stesso, ma si ammoniva come se a farlo fosse qualcun altro.
Non sarebbe stato per nulla, facile dimenticare Diana. Non vedeva l’ora di riabbracciarla.
Era assurdo pensare di stringere a sé una donna, mentre ci si stava preparando a fare una proposta di matrimonio ad un’altra.
Si avvicinò e con un inchino salutò la padrona di casa.
_Io sono Mary Bishop, ma suppongo lo sappiate già, vista la vostra visita. Ma vi prego accomodatevi. _Lo invitò indicando la poltrona vicino al camino di fronte a loro.
_Posso offrirvi solo del te milord, non tengo alcolici in casa. _Terminò, quando si furono accomodati, lui sulla poltrona e lei sul divanetto di fronte.
_Un tè andrà benissimo signora, grazie._
Mary suonò per chiamare la cameriera perchè portasse il te.
_Mi sorprende che abbiate pensato si trattasse di Josh. _Esordì Khristian. _Pensavo sapeste che è morto da quasi due mesi ormai. _Iniziò Khristian senza preamboli, gli occhi fissi su di lei sapendo benissimo che era cattiva educazione fissare le persone.
Mary, dal canto suo, si sentiva in soggezione sotto quello sguardo da predatore, molto somigliante nel colore a quello di Josh, ma al contrario di questi, quello di Khristian era privo di qualsiasi dolcezza.
I due fratelli erano molto simili, sia nelle movenze sia nell’aspetto, solo il colore dei capelli era diametralmente opposto; nerissimi quelli di Khristian, che associati al cerchio d’oro che gli pendeva dall’orecchio, davano al suo aspetto un’aura fiera e forte, di cui Josh era privo, dati i capelli biondissimi e la sua naturale dolcezza. Messi al confronto, sarebbe stato come mettere di fronte un l'arcangelo Gabriele e Lucifero, e sinceramente, si sarebbe sentita meglio con l’arcangelo, più tosto che con il demonio che aveva davanti e che continuava a fissarla con gli occhi più verdi che lei avesse mai visto.
Si sentiva imbarazzata, ma doveva infondersi coraggio e sostenere una conversazione con quello sconosciuto se voleva sapere il motivo di quell’inaspettata visita.
_ Ero a conoscenza della morte di due figli del conte Lankaster, ma non sapevo effettivamente quali fossero deceduti. _Rispose, abbassando lo sguardo sulle proprie mani strette in grembo.
_Quindi, avete dedotto che per venire a trovarvi doveva trattarsi per forza di cose di Josh, diventato visconte alla mia morte. _Terminò Khristian per lei.
Strano, pensava intanto, si era aspettato una donna sfacciata e invece si ritrovava davanti ad una donna che riusciva ad arrossire continuamente davanti all’insistenza del suo sguardo.
_Sì milord. E’ andata proprio così. _Confermò. _Non che in questi mesi abbia nutrito molte speranze, ma leggendo il vostro biglietto mi sono illusa dato che vi era solo il vostro cognome. _La delusione traspariva chiara dalla sua voce.
_Mi dispiace. Avrei dovuto scrivere il mio nome per intero. _ Si scusò sinceramente Khristian.
La cameriera bussò ed entrò portando con sè un vassoio, che appoggiò sul tavolino posto tra il divano e la poltrona.
_Vai pure Susan, penserò io al tè. _La congedò.
Mary prese la teiera e versò il te fumante in due tazze, chiedendo a Khristian come lo preferisse.
_Tanto zucchero e limone, grazie. _Rispose. Poi, prese la tazza che la donna gli porgeva e iniziarono a sorseggiare quello che Khristian definì un eccellente tè, che preferì non accompagnare con i pasticcini che la cameriera aveva messo in un piattino sul vassoio.
_Scusatemi se sono franca milord, ma m’incuriosisce conoscere il motivo della vostra visita. Come mai mi avete cercato? _Domandò, evitando inutili giri di parole.
_Ho promesso a Josh che mi sarei preso cura di voi, signora. _ Rispose Khristian come se fosse la cosa più ovvia, deponendo la tazza vuota sul vassoio.
_Avete promesso questo? E perché mai? _Domandò con una punta d’apprensione.
_Vedete signora, l’ultimo respiro di mio fratello è stato per voi. Mi ha chiesto espressamente di domandare la vostra mano, dato che vi aveva compromesso.
Se Mary era arrivata subito al dunque, Khristian non mancò certo di fare lo stesso con molta schiettezza, mettendola in palese imbarazzo per la sua chiara allusione a ciò che era successo tra lei e Josh.
_E chi vi dice che io voglia sposarvi milord?_ Domandò fissando con interesse la propria tazza di tè. Non riusciva proprio a guardarlo negli occhi. L’ imbarazzava troppo. Sembrava leggesse nel suo intimo.
_Lo suppongo, per il fatto che non debba essere facile crescere un figlio illegittimo, da sola, in un posto come questo che, per quanto bello, sembra essere stato dimenticato da Dio. Siamo a settembre e si gela, posso solo immaginare cosa debba essere passare l’inverno in questo posto. Oltretutto, se voi accettaste, vostro figlio verrebbe riconosciuto come un Lankaster e non sarebbe additato come illegittimo. _Dichiarò Khristian sapendo di essere arrivato al punto del non ritorno.
Ormai, Diana era solo una chimera. Quanto le mancava già!
_Come sapete di mio figlio? _Si agitò Mary.
_Il denaro fa cantare molte bocche signora e poi lo scandalo che si abbatté su di voi cinque anni fa, non è certo un mistero.
_Ma di mio figlio non n’è a conoscenza nessuno. In ogni caso, se decidessi di sposarvi, mio figlio sarebbe lo stesso un illegittimo.
_ Certo, ma non se gli dessi il mio nome. A quel punto non solo sarebbe legittimo, ma erediterebbe il titolo di conte.
Al contrario di quanto si aspettava, Mary non sembrava entusiasta della sua proposta e neanche un titolo per suo figlio le aveva acceso lo sguardo d’avidità.
Quindi, al titolo non era interessata. Forse, si era fatto una cattiva impressione di lei basandosi sui pettegolezzi dell’alta società.
_So perfettamente che nessuno è a conoscenza di chi sia in realtà il padre di vostro figlio, perciò non faremmo torto a nessuno dichiarando che si tratta di mio figlio.
_Ma lo sapremmo voi ed io, e oltretutto mio figlio crescerebbe nella menzogna. Non so se questa sarebbe la cosa migliore per lui.
Silenzio. Si vedeva che era molto turbata da questa proposta. Non era facile come sembrava. La sua reputazione era uscita a brandelli dallo scandalo e ritornare nel mondo che l’ aveva meschinamente scacciata e bollata come una donnaccia, sarebbe stata un’impresa improba e soprattutto se qualcuno avesse scoperto la verità, si sarebbe ritrovata nuovamente nell’occhio del ciclone, e questa volta avrebbe trascinato con sè anche suo figlio.
_Non dovete prendere una decisione subito. Voglio che ci pensiate molto bene. Abbiamo tutto il tempo di questo mondo. State tranquilla. So che non siete sotto la tutela di nessuno, che siete stata diseredata e cacciata di casa oltre che ripudiata come moglie, quindi non credo dovrei chiedere il permesso di sposarvi a nessuno, se non a voi stessa.
Sentire dalla bocca di Khristian quelle parole fu per Mary come ricevere un pugno.
Era la realtà, però. Ma, mentre tutti le avevano voltato le spalle, lui era venuto a riparare al danno che era stato fatto anni prima.

L’aveva ferita. Si rese conto all’istante Khristian. Aveva sciorinato tutto ciò che sapeva di lei senza cercare d’essere delicato. Si sarebbe dovuto mordere la lingua.
_Vi chiedo scusa per essere stato troppo diretto signora, nel riaprire vecchie ferite estremamente dolorose per voi, ma voglio che sappiate che sono a conoscenza di quello che vi è successo e non m’interessa.

Ecco che lo faceva nuovamente. Le leggeva nell'anima. Si era accorto subito che l’aveva ferita. Forse, dopotutto, non era così duro come sembrava.
_Signore, io credo che vi debba raccontare anche la mia versione. Credo, vi siate fatto una pessima idea di come siano andate le cose in realtà. Capisco che mi riteniate una svergognata per essermi offerta a vostro fratello, ma non ho altre colpe.
Di colpo la sua mente ritornò a Diana, e a come si era offerta a lui. No, Diana era innamorata di lui e si era offerta con amore, non era una svergognata e sinceramente neanche di Mary pensava una cosa simile. Aveva fatto l’amore con suo fratello perché probabilmente lo amava. Non le avrebbe offerto ne titolo né grandi ricchezze, perciò se non si era trattato d’amore era stata per lo meno un’infatuazione.
_Signora, non mi dovete nessuna spiegazione. Non vi ritengo e non vi ho mai ritenuta una spudorata. La sola cosa che mi stupisce e che vi siate sposata subito dopo la nostra partenza. E se mio fratello fosse ritornato?
_Milord, non sempre le nostre scelte sono le più giuste, né tanto meno quelle che ci fanno più comodo. _
Sospirò quasi.
Mai parole furono per Khristian così veritiere.
_Quando scoprii di essere incinta _prese a raccontare Mary _scrissi a Josh, ma non ebbi mai risposta. Perciò dovetti, per forza di cose, confessarlo a mia madre.
Vi lascio immaginare cosa successe. Nel giro di un mese fui costretta a sposare mio marito, con l’idea, e ci tengo a precisare che fu di mia madre, con l’idea dicevo, di farmi passare per casta e far credere che il figlio che aspettavo fosse di mio marito. Ma come voi già sapete, mio marito non si lasciò ingannare e io fui ripudiata e il matrimonio annullato.
_Terminò imbarazzata.
_Ma come avete potuto pensare, che un uomo di mondo come il vostro ex marito, non avrebbe capito l’inganno? E come avete potuto pensare di fargli credere che il figlio di Josh fosse suo? _Concluse con evidente disapprovazione.
_Non biasimatemi signore. Non avevo scelta se non quella di sposarmi o avrei dovuto far nascere mio figlio lontano e abbandonarlo e scusatemi se vi dico che io ho preferito l’umiliazione che ho patito in seguito e tutti questi anni di sofferenza, più tosto che sapere che il mio bambino, che era stato concepito per sbaglio ma pur sempre con amore, era stato lasciato al suo destino, senza sapere più nulla di lui.
Certo che viste da questa prospettiva, le cose erano molto diverse.
_Voi amavate mio fratello?
Mary, con le lacrime agli occhi dichiarò tutto il suo amore per l’uomo con cui aveva condiviso attimi bellissimi e intensi e che era il padre di suo figlio. Non avrebbe cambiato una virgola di quello che c’era stato fra lei e Josh, e dubitava che qualcuno n’avrebbe mai preso il posto nel suo cuore. Neanche il bel visconte, nonostante la sua virile avvenenza.
Le sue lacrime sembravano sincere. Si era trovata a scegliere e aveva preferito la sua personale sofferenza, alla perdita del figlio che aveva concepito con Josh.
_Signora, vi devo delle scuse per la poca delicatezza delle mie parole. Mi rendo conto di avervi messo in imbarazzo più di una volta e di aver riaperto ferite dolorose, ma ora sono qui per riparare a tutti i torti che avete subito ingiustamente. Vi avevo mal giudicata forse, ma voglio che sappiate che per me quello che è stato non è più, e che se accetterete di sposarmi mi prodigherò a far tornare integra la vostra reputazione. Se doveste decidere altrimenti io vi aiuterò ugualmente affinché vi siano cancellate le colpe che in realtà non avete.
In ogni modo, vi prego di pensare seriamente alla mia proposta, non solo per il vostro bene, ma soprattutto per quello di vostro figlio.
_Grazie milord. Le vostre parole sono come un balsamo per la mia anima, tanto più che se siete proprio voi a dirle. Sapere che non mi giudicate una poco di buono è, per me, già un risarcimento.
_Signora non ho mai pensato questo di voi o non sarei qui in questo momento.
_Finì sorridendole.
Adesso sì, che era arrossita. Se sentirsi preda del suo sguardo era imbarazzante ricevere un sorriso da quell’uomo che sembrava non avesse mai riso in vita sua, era sconvolgente.
_Se non siete contraria, vorrei conoscere mio nipote, Mary. Posso permettermi di chiamarvi per nome, vero?
_Penso, non ci sia nulla di male milord a chiamarmi col mio nome di battesimo. Avremmo dovuto essere cognati e poi sono la madre di vostro nipote. Lo faccio chiamare subito, se lo desiderate.
_Certo che desidero vederlo Mary, lui è tutto quello che ci resta di Josh.
Che strano, pensava Khristian, ora Mary sembrava molto più serena di quando lui era arrivato. Forse avrebbe accettato la sua proposta. Era contento d’averle offerto il suo incondizionato aiuto ma sperava ardentemente che non accettasse di sposarlo.
Non poteva sostituire Diana con lei, come lui non avrebbe mai sostituito Josh nel cuore di Mary, cosa che oltre tutto neanche ambiva a fare.
Mary si alzò e andò alla porta per chiamare la sua cameriera e, dopo averle parlato, tornò ad occupare il suo posto.
_Parlatemi di lui Mary. Come si chiama?
_Si chiama Anthony. Non credo ci sia bisogno di parlarvene milord, saprete com’è non appena poserete il vostro sguardo su di lui e vi posso assicurare che ne sarete molto sorpreso. Quello che traspare dai suoi occhi è nel suo cuore, e quello che è nella sua mente è sempre sulla sua bocca. Credo che questa schiettezza forse è una caratteristica che ha preso dalla vostra famiglia, forse anche da voi.
_Non crediate Mary. Dico solo ciò che voglio far sapere. La sincerità e le buone caratteristiche che ogni essere umano ha, sono morte in me insieme ai miei fratelli. Spesso, non c’è nulla da leggere nei miei occhi, oltre a sentimenti non proprio nobili. _
Terminò con amarezza.
_Mi dispiace per i vostri fratelli e per voi milord. Posso immaginare cosa sia stato perderli entrambi. _Terminò Mary con compassione.
_Non commettete l’errore di compatirmi. Non è questo il genere di sentimento che voglio ispirare alla gente._Disse irritato.
Si udì un lieve bussare e all’invito di Mary entrò la cameriera che teneva per mano un bambino di poco più di quattro anni.
_Vieni tesoro mio, voglio presentarti un signore.
Il bambino obbedì raggiungendo la madre di corsa.
Khristian non credeva ai propri occhi. Gli assomigliava in maniera impressionante. Aveva preso il colore di capelli di sua madre e il colore degli occhi di Josh. Sembrava di specchiarsi nel passato.
_Non dite nulla milord. Somiglia a voi, lo so. E’ per il colore dei capelli; fossero stati biondi Anthony, sarebbe il ritratto di Josh.
_Sei un bellissimo ometto, sai? _
Disse Khristian al bambino, che annuì solenne.
Quella sera Khristian si fermò per cena al cottage. Non voleva lasciare suo nipote così presto e accettò l’invito di Mary.
Gli era più facile accettare la morte di Josh ora, sapendo che una sua parte, era più viva che mai. Anthony era un bambino sveglio e vivace. Parlava con estrema proprietà di linguaggio ed era sorprendentemente maturo per la sua età.
Dopo aver cenato, lo lasciò a malincuore. Prima congedarsi, però prese accordi con Mary.
_Mary, vorrei che mi raggiungeste appena possibile nella mia residenza nello York Shire. Vorrei che conosceste mio padre e che poteste usufruire dei benefici legati al nostro nome, qualunque sia la vostra risposta. Sappiate che intendo parlare a sua maestà la regina della vostra condizione. Voglio chiederle di prendervi sotto la sua protezione, così potrete rifarvi una buona reputazione. Sono sicuro che non mi negherà un piacere, dopo aver rischiato la vita mille volte per la patria.
_Milord, io vi ringrazio di vero cuore. Nessuno si era mostrato gentile con me da tempo. Vorrei parlare della vostra proposta a mio fratello. E’ lui che mi garantisce una rendita per poter vivere decorosamente. Senza di lui, io e mio figlio, saremmo morti. Tutta la mia famiglia mi ha voltato le spalle. A mio fratello Michael devo la vita.
_Sentitevi libera di stendere il mio invito anche a lui. Quando sarete nella mia residenza parleremo più approfonditamente della questione. E naturalmente parlerò a vostro fratello. Nel frattempo mi recherò a Londra per perorare la vostra causa davanti a sua maestà. Poi sarete voi a decidere, su tutta la questione.
_Milord, io però non ho un mezzo a mia disposizione per poter arrivare nello York Shire. Non posso viaggiare a cavallo con Anthony.
_Di questo non dovete preoccuparvi. Lascerò la carrozza con la quale ho viaggiato, in custodia alla locanda del Cervo bianco insieme al cocchiere. Gli dirò di rendersi utile. Quando sarete pronta a partire sarà a vostra disposizione.
_Siete molto gentile milord. Vi ringrazio per tutto. Forse riuscirò a raggiungervi per la metà del mese prossimo. Aspetto mio fratello a giorni.
_Prendetevi tutto il tempo che volete. Vi attenderò. Adesso però, partirò subito. Un affare urgente, richiede la mia presenza a casa.
_Certo Milord, non preoccupatevi. Grazie ancora di tutto.
_Di nulla Mary. L’ho promesso a Josh.
_Tenne a precisare.
E indossando mantello e guanti, uscì dal cottage.
Aveva una voglia matta di tornare a casa. Di tornare da Diana.
Non mi troverai al tuo ritorno, gli aveva detto Diana, ma lui l’avrebbe seguita anche all’inferno. Si rese conto in quell’istante che non sarebbe riuscito ad andare avanti senza di lei. Sarebbe stato come vivere senza aria e se Mary avesse accettato di sposarlo, come sarebbe riuscito a fare l’amore con lei, e comportarsi da estraneo con Diana?
Anche se era sul punto di mantenere la promessa, non si sentiva per nulla sollevato; anzi sentiva di inoltrarsi sempre di più nelle sabbie mobili, che presto gli avrebbero risucchiato ogni briciola di vita. Che esistenza sterile, sarebbe stata la sua! Suo fratello gli aveva davvero chiesto troppo.
Organizzò la partenza quella stessa sera, come aveva detto a Mary e partì a cavallo in modo da impiegare la metà dl tempo: doveva arrivare prima che Diana lasciasse lo York Shire.
Pagò il locandiere per il tempo che avrebbe tenuto in custodia la sua carrozza e diede a James, che nel frattempo era arrivato, dei soldi per mangiare e divertirsi nei giorni in cui sarebbe dovuto rimanere in Scozia, raccomandandogli di rendersi utile a Mary. Poi, si fece dare delle provviste dal locandiere e partì al galoppo nella notte. Se il tempo avesse retto bene, sarebbe arrivato a casa nel giro di due giorni. Galoppò come se avesse tutti i diavoli dell’inferno alle calcagna, viaggiando anche di notte per recuperare tempo. Le aveva detto che sarebbe stato via venti giorni, invece sarebbe tornato nella metà del tempo.
Durante il tragitto si fermò solo per mangiare e lavarsi e spesso, alle stazioni di posta prendeva un cavallo fresco, per mantenere un’andatura sostenuta e costante.
Cavalcò come un forsennato fino a quando non giunse a casa.
Lasciò il cavallo schiumante ad uno degli stallieri e sbraitando ordini alla servitù, si fece preparare un bagno ristoratore. Dopo essersi lavato e rasato, si vestì e corse da Diana.

3 commenti:

Laura ha detto...

Molto bella anche questa puntata. A dire il vero Mary mi fa un po' di tenerezza, anche lei è vittima delle circostanze!

Spirit ha detto...

Sempre più avvincente! il mio e-mail è "ombrachecammina@gmail.it".
Lo posso compiare in word così lo leggo meglio?

Spirit ha detto...

Scusa l'email è "ombrachecammina@gmail.com"

proprietà privata

Le opere contenute in questo blog sono di proprietà dell'autrice ai sensi della legge n.633 del 22/04/1941. La medesima legge, dell'articolo 171, sanziona penalmente la condotta di chi, senza il consenso dell'autore, riproduce, trascrive, diffonde o pone in commercio l'opera altrui. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001
Inoltre Le immagini inserite in codesto weblog sono tratte in massima parte dalla rete di Internet. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, comunicatelo e saranno prontamente rimosse
k.fire@live.it